Che l’Organizzazione Mondiale della Sanità sia un’organizzazione destinata ad essere in balia della confusione lo si capisce, ironicamente, dando un’occhiata alla sigla con cui la World Health Organization è conosciuta a livello globale: WHO, in inglese “chi”. Praticamente una dichiarazione ufficiale della propria tendenza alla crisi d’identità. Così, negli ultimi mesi, l’agenzia Onu per la sanità ha tenuto fede al suo acronimo facendo mille giravolte e dimostrandosi indecisa praticamente su tutto: mascherine, guanti, malati asintomatici e, adesso, persino i saluti.Pare, infatti, che il saluto gomito a gomito (elbow to elbow), tanto pubblicizzato negli ultimi mesi, non sia così sicuro. E cade così una delle poche (e ultime) certezze anti-Covid.
La “polemica del gomito”, che adesso lascia spazio anche ad alternative ulteriori (la Russia e i Paesi arabi incoraggiano il poggiare la mano sul cuore per i saluti di prammatica), è comunque solo la punta di un iceberg di contraddizioni che galleggia con fatica sulle acque della pandemia dallo scorso gennaio.
Si tratta insomma di questioni da prendere con i guanti ma anche su questi ultimi strumenti l’Oms ha avuto una posizione variabile come il tempo a marzo. Alla fine, la scelta è stata quella di lavarsene le mani, non è dato sapere se indossando i guanti o meno, facendo decidere ai responsabili sul territorio di volta in volta il da farsi. Alla fine nel mese di giugno, dopo “appena” sei mesi di riflessione, l’agenzia ha detto finalmente la sua sul tema:nella hit parade degli strumenti irrinunciabili del 2020 i guanti, con cui si rischia di aumentare il rischio di infezione, vengono soppiantati dai distributore di gel igienizzante: pulire le mani insomma è meglio che nasconderle, e in fondo lo si poteva sospettare.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha un responsabile tecnico, Maria Van Kerkhove, che è perfettamente allineata alla linea dell’organizzazione più propensa a cambiare idea degli ultimi tempi. Basti pensare al numero consistente di giravolte sul tema degli asintomatici: la signora Van Kerkhove prima ha dichiarato che era “raro” che chi non presentasse sintomi potesse infettare gli altri, salvo poi fare una parziale marcia indietro, chiedendo tempo “per studiare ancora la questione”.
Infine, è arrivata la marcia indietro sul “gomito” da parte del direttore dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus “perché la distanza di sicurezza non viene mantenuta e il virus può essere trasmesso attraverso la pelle”.Da oggi, dunque, si dirà basta a tutti i tentativi improbabili di dirsi “ciao” rischiando una gomitata in un occhio, e l’espressione “alzare il gomito” tornerà a essere legata ad abitudini alcoliche da non adottare con eccessiva continuità.
In questo contesto, i grandi sconfitti diventano tutti quegli “early adopter” che con entusiasmo avevano abbracciato la novità, iniziando a salutare nella nuova maniera praticamente chiunque: amici, colleghi, parenti e forse persino i partner, romanticamente presi a gomitate per creare intimità durante il lockdown.