Si è conclusa la 28ª edizione dell’Artigiano in Fiera che ha trasformato per nove giorni i padiglioni di Fieramilano Rho in un crocevia di culture e tradizioni. Con oltre un milione di visitatori, l’evento ha superato ogni aspettativa, confermandosi come uno degli appuntamenti più amati del panorama fieristico internazionale. I numeri parlano da soli: 2.800 espositori da novanta Paesi, otto padiglioni e un caleidoscopio di lingue e religioni: ben 30 idiomi e 15 fedi rappresentate.
Percorrendo i padiglioni, si rimane incantati dai dettagli che raccontano storie di mani sapienti e tradizioni millenarie. Tessuti lavorati a mano, ceramiche dipinte, gioielli che custodiscono frammenti di vita lontana: l’artigianato si rivela un linguaggio universale, capace di unire tradizione e innovazione.
Non poteva mancare la cucina italiana, protagonista indiscussa della fiera. Formaggi, vini, salumi e paste artigianali hanno conquistato il palato dei visitatori, dimostrando come l’enogastronomia sia parte integrante dell’artigianato. Ogni sapore racconta una storia di tradizione, maestria e autenticità, unendo il piacere del gusto alla celebrazione del fatto a mano. Tra le tante storie del Made in Italy spicca quella di Maria, artigiana del cibo originaria dell’Emilia-Romagna, che ha presentato le sue tagliatelle homemade. «Sono cresciuta guardando mia nonna tirare la sfoglia – racconta Maria, impastando con maestria davanti ai visitatori – La ricetta è semplice, ma il segreto è nel tocco delle mani. Ogni sfoglia racconta una storia di famiglia», spiega. I visitatori hanno potuto assistere alla preparazione della pasta, assaggiando poi il risultato in un condimento tradizionale di ragù. «Molti mi chiedono se uso macchine per fare la sfoglia – continua Maria – ma la bellezza del mio lavoro sta proprio nel fatto a mano, anche se richiede più tempo».
E in un’epoca in cui l’homemade rischia di diventare un lusso, l’Artigiano in Fiera dimostra che l’artigianato non è solo custode del passato, ma è anche la chiave per un futuro sostenibile. «Sempre più giovani tornano nei loro luoghi di origine, portando con sé le esperienze fatte nel mondo – spiega Antonio Intiglietta, presidente di Ge.Fi. Gestione Fiere S.p.A. -. Sono capaci di unire tradizione e novità, dando vita a creazioni uniche». Molti artigiani invece, pur abbracciando tecnologie come la stampa 3D e il design digitale, scelgono di preservare la manualità in ogni fase del loro lavoro. Tra le eccellenze, spiccano le produzioni sudamericane, dove il valore dell’artigianato è radicato nella cultura locale. Dai tessuti agli accessori, ogni creazione porta con sé l’anima di un territorio, una resistenza all’omologazione della produzione di massa.
Un esempio è Josè, 25enne colombiano di Bogotá, che lavora il legno mantenendo viva la tradizione familiare. «Questo gallo in legno è un regalo per un’amica, ci tengo molto. Non ho con me i miei strumenti, ma devo arrangiarmi. L’adattamento è parte del nostro mestiere», racconta. Nello stand accanto, Miguel, artigiano brasiliano ottantenne, trasforma il capim dourado - una fibra vegetale simile ad una spiga di grano nota come oro vegetale – in gioielli preziosi, sostenendo la comunità del Jalapão, l’unica regione del Brasile dove questa fibra cresce: «Esportare il capim dourado grezzo è illegale: ogni pezzo è un modo per preservare il nostro patrimonio culturale», spiega.
I tessuti sono, infatti, un altro materiale simbolo dell’artigianato sudamericano. Patricia, originaria della Colombia, presenta con orgoglio le sue perline in tessuto: grandi orecchini e collane dai colori vivaci, realizzati interamente a mano con tecniche tradizionali. «È la mia prima volta qui alla fiera di Milano e anche in Italia. Molte ragazze italiane amano questo stile colorato. È solo il secondo giorno e ho già venduto moltissime collane con pietre colombiane e orecchini con perline in tessuto», racconta Patricia.
L’artigiano parla al femminile anche in Medio Oriente, in Iran. Fariba Sadeghi, appassionata di cultura e arte persiana, è la fondatrice di Diba Naghshe Zino, un laboratorio artigianale nato a Teheran dove vengono prodotti accessori e bijoux realizzati con legno e materiali naturali, molti ispirati alla geometria dell’architettura persiana: «Ogni pezzo rappresenta un equilibrio tra sostenibilità e innovazione».
L’Artigiano in Fiera guarda al futuro con entusiasmo: nel 2025 si terrà la prima edizione primaverile, dal 29 maggio al 2 giugno. «La nostra comunità non si ferma mai», afferma Gabriele Alberti, amministratore delegato di Ge.Fi. La prossima edizione invernale, invece, è fissata dal 6 al 14 dicembre 2025, pronta a consolidare un evento che non smette mai di stupire.