L’ace finale suona tanto come un punto esclamativo messo per far capire a tutti che il più forte probabilmente è ancora lui. Il tennista Novak Djokovic conquista le “Nitto Atp Finals” di Torino e si riprende il titolo di “maestro” a sette anni dall’ultima volta. E lo fa battendo Casper Ruud col punteggio di 7-5 6-3, in una partita in cui, pur non giocando al massimo delle sue potenzialità, si è dimostrato troppo più solido del suo avversario.
La cronaca della partita
L’inizio del primo set, però, è senza dubbio molto equilibrato. Ruud si difende bene col servizio, grazie al quale salva subito due palle break, e tiene testa nello scambio al più quotato rivale. Il 22 volte campione slam dal canto suo fa tremare il numeroso pubblico presente al Pala Alpitour quando all’alba del quarto game, dopo uno scambio a rete, appare molto dolorante. Ma la paura dura poco: punto dopo punto Djokovic sale sempre più di livello mentre il norvegese non si avvicina mai a palla break. E il dodicesimo gioco mostra la differenza tra un ottimo giocatore come Ruud e uno straordinario campione quale è il nativo di Belgrado. Sotto 30-15 Djokovic vince uno scambio spettacolare e poi induce due volte l’avversario a sbagliare. 7-5: primo set in cascina. Il già difficile compito si trasforma per Ruud in una montagna quasi impossibile da scalare. Lo scandinavo appare sfiduciato mentre Novak non sbaglia più nulla e si prende subito il break anche in avvio di secondo parziale. La partita di fatto finisce lì: il pubblico torinese, fin lì piuttosto schierato per il serbo, incita più volte «Casper Ruud, Casper Ruud» ma il neo-numero tre del mondo non ha armi tecniche per provare a ribaltare la situazione e si arrende definitivamente cedendo per 6-3.
Il bilancio stagionale dei due finalisti
Djokovic quindi si aggiudica per la sesta volta in carriera (dopo i trionfi nel 2008, 2012, 2013, 2014 e 2015) le Atp Finals ed eguaglia il record di uno dei suoi due più grandi rivali, Roger Federer. Un percorso netto quello del serbo in questo torneo torinese: cinque vittorie su cinque, un solo set perso e la bellezza di 1500 punti e 4.7 milioni di dollari guadagnati. Per lui si chiude quella che è stato probabilmente la stagione più strana e complicata della sua carriera. A causa della scelta di non vaccinarsi contro il covid, a inizio anno ha dovuto rinunciare a giocare lo slam in Australia (con tutta la scia di polemiche che ne è seguita) e i due master 1000 americani. Poi il faticoso rientro ad aprile sulla terra rossa, il primo titolo stagionale vinto a Roma e la sconfitta al Roland Garros contro Nadal. Ma da Wimbledon è tornato a dominare: ha vinto 25 partite su 26 disputate, uno slam, un 500, un 250 e infine il torneo torinese. E il tutto saltando, sempre per questioni di vaccino, gli US Open e altri due importanti tornei nordamericani. Nel 2023 partirà da numero 5 del ranking ma se la condizione fisica dovesse rimanere quella mostrata ultimamente, fattore non scontato visto che compirà 36 anni, sarà ancora lui l’uomo da battere.
Ruud invece perde la quarta finale in un grande torneo, dopo le sconfitte nel Mille di Miami e, soprattutto, tra Parigi e New York. La sua resta comunque una annata strepitosa dove ha portato a casa tre titoli, si è affacciato a piani altissimi del ranking e ha dimostrato di poter competere su ogni superficie nonostante un tennis privo di colpi risolutivi. Difficile pensare di non vederlo protagonista anche nella prossima stagione.
Ram e Salisbury si aggiudicano il doppio
Per quanto riguarda il torneo di doppio, all’ombra della Mole trionfano Joe Salisbury e Rajeev Ram, già finalisti nel 2021. Dopo la vittoria agli ultimi US Open, arriva anche il primo titolo di “Maestri” per il duo anglo-statunitense che supera in due set (7-6 6-4) la coppia croata composta da Nikola Mektic e Mate Pavic. Decisive le fasi tra la fine del primo e l’inizio del secondo parziale nelle quali Ram e Salisbury si dimostrano molto più solidi al servizio e maggiormente precisi in risposta rispetto ai rivali.
Torino-Atp Finals: un connubio destinato a durare a lungo
Campioni a parte, ad uscire vincitrice dalla 53 edizione delle Atp Finals è stata sicuramente Torino. Con più di 150 mila biglietti venduti e una media di 20 mila spettatori persino nelle sessioni mattutine e infrasettimanali, la seconda edizione piemontese delle Finals ha superato le più rosee aspettative. Il ritorno alla normalità dopo due anni di pandemia, unito all’eliminazione delle restrizioni sui viaggi intercontinentali, ha fatto raddoppiare la percentuale di spettatori stranieri arrivati a Torino (32%), ai quali si sono aggiunti migliaia di tifosi azzurri provenienti da ogni angolo d’Italia. Tifosi che a differenza dello scorso anno hanno potuto godere anche del fatto che il “Fan Village” si trovasse nello spazio antistante al PalaAlpitour (nel 2021 il villaggio si trovava nella zona del centro di Torino distante venticinque minuti di mezzi pubblici dal palazzetto). Tante le attività con le quali divertirsi: dai campi di mini-tennis coordinati da maestri FIT, alle postazioni di videogames dove si poteva giocare gestendo uno dei tanti fenomeni di questo sport. Dalla zona dove farsi scattare una foto col trofeo passando per le sfide-quiz a tema e i percorsi animati. Oltre a ciò, due zone dedicate alla ristorazione e anche numerosi stand dove poter acquistare gadget, vestiti sportivi, libri e foto ricordo.
Secondo le prime stime, il giro d’affari si aggirerebbe intorno ai 150 milioni di euro. Una vera e propria gallina dalle uova d’oro che non bisogna lasciarsi scappare, come ha sottolineato il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, uscito allo scoperto nella conferenza stampa conclusiva: “Faremo di tutto per tenere le Finals anche oltre il 2025”. Il presidente FIT Binaghi punta a prolungare il rapporto tra Torino e il torneo “Nitto” oltre il 2025: “Perdere le Finals dopo un successo così grande sarebbe una sconfitta per tutti”. A rincarare la dose è stato poi il presidente della FIT Angelo Binaghi: “A Torino stiamo benissimo. Miglioreremo di anno in anno e faremo crescere questa manifestazione. Credo ci siano tantissime cose che abbiamo fatto bene, tante altre che possiamo migliorare insieme con Comune e Regione”. Continua: “Questo è un evento che non crea buchi di bilancio e non lascia impianti inutilizzati ma crea ricchezza e dà al mondo un’immagine positiva del nostro Paese. E non voglio pensare a cosa succederà quando a Torino ci saranno anche gli italiani. Perdere le Finals dopo un successo così grande sarebbe una sconfitta per tutti”. L’assegnazione per il quinquennio 25/30 dovrebbe avvenire entro il prossimo autunno, ma l’amministrazione cittadina sta già studiando le prime mosse per un’eventuale ricandidatura. Torino si sta rivelando la location ideale per questa manifestazione sportiva, la palla ora passa all’ATP, e se son rose…