Può sembrare paradossale, ma funziona. In un mondo sovraccarico di informazioni, dove spesso vince l’immediatezza dei social sull’anacronismo del giornale cartaceo, la velocità sulla qualità, si è distinto un nuovo strumento ancora più efficace ed efficiente: la newsletter. Si tratta di un messaggio di posta elettronica di carattere informativo che aggiorna gli iscritti – indicati anche come community – con promozioni e novità del sito web in questione, se ha finalità di marketing, o con le ultime notizie di attualità, se è utilizzata a scopo giornalistico. Per spiegare il successo che sta vivendo ormai da dieci anni, il noto editorialista del New York Times Carr David scriveva nel 2015: «Newsletters are clicking because readers have grown tired of the endless stream of information on the internet, and having something finite and recognizable show up in your inbox can impose order on all that chaos». [«Le newsletter funzionano perché i lettori sono ormai stanchi del flusso senza fine di informazioni su internet e avere qualcosa di finito e riconoscibile nella tua casella di posta può imporre un ordine a questo caos», ndr.]

In effetti è così. Dopo aver mal sopportato lo spam che invadeva indesiderato le caselle di posta e abusato del flusso di contenuti pubblicati sui social network negli ultimi due anni di pandemia, la rete è sovraccarica di informazioni disparate, caotiche e ingestibili. Lo stesso vale per il cervello degli utenti: di fronte alla quantità ingente di dati che riceve ogni giorno e nella difficoltà di distinguerli e filtrarli, la mente dell’essere umano, ormai piena ed esausta, trova conforto in un luogo finito e familiare.

Carr scriveva: «Le newsletter funzionano perché i lettori sono ormai stanchi del flusso senza fine di informazioni su internet e avere qualcosa di finito e riconoscibile nella tua casella di posta può imporre un ordine a questo caos».

Il modello delle newsletter è sempre lo stesso: gratuite o a pagamento, sono semplici da leggere perché il tono è informale e sono periodiche perché vengono consegnate sempre lo stesso giorno con continuità. Si crea un appuntamento fisso a cui il lettore fedele e appassionato non rinuncia perché, se soddisfatto della propria scelta, individua il valore aggiunto nei modi e nelle forme con cui vengono trattate certe tematiche. In base a come sono organizzate, le newsletter si occupano di un argomento specifico oppure raggruppano link ritenuti importanti dall’autore o, ancora, riassumono una serie di articoli dello stesso genere.

Nonostante si pensi alla newsletter come a uno strumento nuovo e all’avanguardia, non è la prima volta che questa gioca un ruolo determinante quando si vive in un’epoca sovraccarica di notizie. Nel Seicento gli informatori residenti a Londra compilavano a mano dei bollettini, chiamati proprio “news letters”, cioè “lettere di notizie”, per aggiornare la popolazione su ciò che succedeva in ambito politico. Nel secolo successivo, in pieno Illuminismo, di fronte alla quantità di informazioni che venivano diffuse in modo confuso dai giornali, il barone Friedrich Melchior Von Grimm inviava al proprio pubblico di lettori, tra i quali contava anche Diderot e Rousseau, brevi aggiornamenti di cultura, attualità, curiosità, gossip o aggregava pezzi scritti da altri in un unico articolo. Per tornare ai giorni nostri, il primo esempio di newsletter digitale è The Skimm, diffusa nel 2012 da Danielle Weisberg e Carly Zakin, due ex giornaliste di CBS News. L’idea, nata come un semplice riassunto di notizie destinate a essere di facile lettura, nel giro di soli quattro anni ha raggiunto quattro milioni di iscritti e oggi è diventata una vera società di media. Un esempio simile, che ha raggiunto il successo in tempi brevi, è Da Costa a Costa, un progetto giornalistico sulla politica e sulla cultura degli Stati Uniti curato dal blogger Francesco Costa. Si tratta del primo caso italiano di newsletter combinata al podcast che, attraverso le donazioni dei suoi iscritti, ha permesso vicedrettore de Il Post di recarsi più volte negli Usa per studiare la popolazione, raccogliere il materiale e restituire notizie complete e affidabili.