Piccole fiammelle si riflettono su lucidi tasti bianchi. Pare un candido specchio d’acqua, dove al suo interno nuota il fuoco. Le mani scivolano sulla tastiera. Dita, note e candele diventano un riflesso unico e gli oggetti indistinguibili. È così che Candlelight trasporta il pubblico in un’altra dimensione: lo avvolge in un caldo e tenue colore arancione. Centinaia di candele circondano il pianoforte. Il pubblico, invece, è raccolto nella penombra e lascia che occhi e orecchie si accordino tra di loro. Candlelight è un tipo di concerto che offre la possibilità di ascoltare musica classica a lume di candela. Gli spettacoli sono eseguiti dal vivo da musicisti professionisti, in luoghi suggestivi e sono già più di novanta le città al mondo in cui è arrivato Candlelight. Tra queste, quattro – Milano, Roma, Napoli e Torino – sono italiane: .

Fonte: Lavinia Beni

Foto: Lavinia Beni

Casa Cardinale Ildefonso Schuster, Milano. Ore 22. Tributo a Ennio Morricone. Giuseppe Califano, pianista e compositore, suona le colonne sonore di grandi film. Fa rivivere le musiche di grandi compositori stranieri: Hans Zimmer (Il gladiatore, Interstellar), John Williams (Star Wars, Shindler’s list), Yann Tiersen (Il magico mondo di Amelie), Micheal Nymar (Lezioni di piano). E poi lui, uno dei compositori italiani più famosi di sempre, che ha scritto quasi cinquecento colonne sonore: Ennio Morricone.“Morricone è un personaggio che fa parte del nostro quotidiano – racconta Giuseppe Califano -. È geniale, semplice e immediato. È riuscito a catturare la cellula melodica del verso del coyote e l’ha trasformata nel suono distintivo della colonna sonora del film Il buono, il brutto e il cattivo. E tutti quanti sanno riconoscere quella melodia”.

Per Giuseppe Califano, pianista e compositore, “Ennio Morricone è un personaggio che fa parte del nostro quotidiano. È geniale, semplice e immediato. È riuscito a catturare la cellula melodica del verso del coyote e l’ha trasformata nel suono distintivo della colonna sonora del film Il buono, il brutto e il cattivo. E tutti quanti sanno riconoscere quella melodia”.

Colonna sonora di Ennio Morricone. Dal film Il buono, il brutto, il cattivo

Giuseppe suona. Ogni tanto stacca le dita dal pianoforte, si alza e cerca di spiegare al pubblico chi è stato Ennio Morricone: “Lui non ha fatto altro che suonare per tutta la sua vita. Eppure, ci ha insegnato che tutto potrebbe accadere. E succede che per la prima volta guarda il pianoforte e non sa cosa fare. È in un momento di crisi. Svogliato, suona quattro note che propone a ripetizione. Sono note dissonanti, ma ogni volta che si ripetono l’orecchio si affeziona. Così crea il brano The Crisis. Costruisce una poesia e una metafora della vita. La dissonanza musicale rappresenta i momenti di crisi dell’essere umano e l’ostinazione dell’uomo. Nonostante il dolore, è possibile creare qualcosa di bello”.

Ennio Morricone, brano The Crisis

Durante il concerto, Giuseppe descrive il rapporto regista-compositore. Ennio Morricone con Sergio Leone e Ennio Morricone con Giuseppe Tornatore. Sono rapporti simbiotici, di pura unione. Certe scene non sarebbero quelle scene, senza quella colonna sonora. Morricone con Sergio Leone inventa il mondo del selvaggio west. Si conoscono fin dalle elementari. La coppia rappresenta un caso unico in tutta la storia del cinema: per la prima volta il regista Leone chiama l’orchestra di Morricone prima che il film venga girato. “Questo è il primo caso in assoluto in cui gli attori girano le scene già con il sottofondo della musica”.

Esibizione di Giuseppe Califano, Star Wars

 

Le dita accarezzano i tasti, si muovono leggere e dolci e poi più decise e imperanti. Arancione e nero sulla giacca del pianista. La platea è in silenzio e al buio. Solo sul palco sono accese le candele, l’unica fonte di luce presente. Qualcuno si è commosso. Forse si è lasciato trasportare nel passato, quando da bambino aveva visto Guerre Stellari al cinema e adesso, con quel suono inconfondibile tramandato di generazione in generazione, si è risvegliato in lui un ricordo. Oppure gli sono venuti gli occhi lucidi per la bellezza delle cose imperfette ma umane, proprio come quelle quattro note ripetute e dissonanti di The Crisis. “Quando sto al piano e affondo i tasti, a volte è come scendere sempre più in profondità, è come raggiungere un’altra dimensione. Perché la musica ci mette in una dimensione ulteriore. Quello che chiediamo alla musica è di portarci fuori dal mondo”. Spiega Giuseppe Califano in un’intervista dopo il concerto. “Io dico che il nostro è un mondo fatto un po’ male. Dico che è scritto in prosa, però abbiamo bisogno della poesia e quindi abbiamo inventato la musica. Ogni volta che faccio un accordo è per me un momento per scendere, per entrare in contatto con questa poesia di cui abbiamo bisogno”.

Fonte: Lavinia Beni

Foto: Lavinia Beni

Il rapporto dei giovani con la musica classica, a primo giudizio, non sembra facile. Soprattutto perché adesso va di moda un certo tipo di musica: trap, rap, pop. Giuseppe, però, riflette sul tema in modo originale: “Ormai non si ragiona più per generi. Le playlist solo legate agli stati d’animi, al mood delle persone. Ci sono giovani che ascoltano musica classica, ma non sanno cosa sia. E poi su Spotify puoi trovare una playlist in cui appare Lady Gaga e subito dopo un brano di Chopin”.

Lo scopo di Candlelight è proprio questo: democratizzare la cultura e la musica. Ogni tipo di musica ha lo stesso diritto di apparire sul palco. “Lo streaming, sebbene sia potente, non potrà mai vincere sull’esperienza di ascoltare musica dal vivo”. Ecco un altro obiettivo di Candlelight: riattualizzare il rito collettivo della musica dal vivo. E in questo Candlelight c’è riuscita: in un’atmosfera così suggestiva è quasi impossibile non lasciarsi trasportare dalla magia musicale.

Fonte: Lavinia Beni

Foto: Lavinia Beni