La neutralità ad Helsinki e Stoccolma potrebbe non essere più di casa e l’ingresso nella Nato si avvicina sempre di più. In Svezia si attende l’esito della riunione straordinaria convocata per oggi, 16 maggio, che dovrebbe deciderne il destino. In Finlandia, dopo il comunicato stampa del primo ministro Sanna Marin e del presidente Sauli Niinistö del 12 maggio che parla di domanda di adesione da porre “senza indugio”, il cammino sembra già tracciato e si aspetta l’approvazione del Parlamento. E’ una presa di posizione netta da parte del governo e appoggiata dai finlandesi ma che infastidisce Mosca da un parte con Putin che definisce la scelta potenziale “un errore” e che, rispetto alla Nato, ha visto il freno della Turchia, perplessa a causa delle posizioni favorevoli di Finlandia e Turchia verso il PKK, il partito curdo turco definito da Ankara “terrorista”.
Massimo De Leonardis, docente di Storia dei trattati e politica internazionale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, evidenzia come i finnici sostengano la nuova direzione intrapresa dai piani alti alla luce degli avvenimenti in Ucraina. “Prima dell’invasione russa dell’Ucraina solo circa il 26% dell’opinione pubblica era favorevole all’ingresso della Finlandia nell’Alleanza Atlantica. Sembra che questa percentuale sia salita intorno al 70/75%”.
Secondo il docente di Storia dei trattati politici Massimo De Leonardis, “prima dell’invasione russa dell’Ucraina solo circa il 26% dell’opinione pubblica era favorevole all’ingresso della Finlandia nell’Alleanza Atlantica. Sembra che questa percentuale sia salita intorno al 70/75%”.
Per i finnici, l’intenzione di allinearsi ha già avuto la prima ripercussione: lo stop alle forniture elettriche da parte della Russia a partire dal 14 maggio. Rao Nordic Oy, la compagnia di proprietà della società con sede a Mosca InterRao, sostiene di non aver ricevuto quanto pattuito per importare l’energia russa sul suolo finlandese. Il fabbisogno del Paese scandinavo è coperto dalla Russia solo per il dieci per cento. Una lacuna che ritiene di poter colmare con l’aiuto della Svezia e con le proprie centrali che produrrebbero di più.
Nel concreto, la risposta della Federazione russa è arrivata quindi attraverso una limitazione di tipo economico: il Cremlino non ha reagito dal punto di vista militare. Con un riferimento storico, il professor De Leonardis respinge l’ipotesi di una vera e propria aggressione russa alla Finlandia: “Naturalmente si spera che si resti nel campo del dispiegamento di nuovi sistemi d’arma vicino al confine finlandese e che non si vada ovviamente oltre . Nel 1939 l’Unione Sovietica aveva attaccato la Finlandia. La cosiddetta Guerra d’inverno durò circa due mesi. L’Urss trovò molto filo da torcere da parte della Finlandia che aveva e che ha tutt’oggi un ottimo esercito”.
De Leonardis sostiene che, data l’attuale situazione, Stoccolma potrebbe seguire i passi della vicina di casa. “Il caso della Svezia è storicamente molto diverso. Nel Seicento e nel Settecento è stata tra i principali nemici dell’allora Russia zarista. Dopo l’epoca napoleonica, dopo il 1815, ha adottato una politica di neutralità che ha mantenuto fino ad oggi”.
Per il ricercatore in Storia delle Relazioni Internazionali dell‘Università Cattolica Davide Borsani, Associate Research Fellow dell’Ispi “gli svedesi, nel momento in cui vedono nell’Alleanza Atlantica sia la Norvegia che la Finlandia, resterebbero l’unico Paese fuori da essa. E a quel punto sarebbero inclini a seguire tutta la Scandinavia con i rischi che questo comporta, anzitutto sul lungo periodo”.
Per il ricercatore Davide Borsani “gli svedesi nel momento in cui vedono nell’Alleanza Atlantica sia la Norvegia che la Finlandia, resterebbero l’unico Paese fuori. E a quel punto sarebbero inclini a seguire tutta la Scandinavia con i rischi che questo comporta anzitutto nel lungo periodo”
Borsani ritiene che Finlandia e Svezia hanno davanti un processo breve: “I due Paesi hanno già una forma di integrazione con la Nato, ad esempio erano membri di alcuni partenariati, quindi c’è già un livello di interoperabilità dal punto di vista militare con i Paesi dell’Alleanza. Sono due democrazie consolidate con valori liberali, un’identità democratica anche questa consolidata e quindi dal punto di vista politico non pongono alcun tipo di problemi”.
Le richieste di adesione alla Nato dei due angoli di Scandinavia sembrano avvicinarsi sempre di più e De Leonardis spiega che i parametri per entrare nell’Alleanza Atlantica non sono particolarmente stringenti. “Tra i criteri principali vi è il controllo delle forze armate da parte del potere politico e il non avere contenziosi territoriali con Paesi vicini. Negli anni Novanta l’Ungheria aveva un contenzioso riguardo alla Transilvania con la Romania che è stato risolto attraverso un trattato tra le due nazioni prima che gli ungheresi potessero aderire nel 1999. Questo spiega anche perché l’adesione dell’Ucraina, a prescindere da ogni altra considerazione, è estremamente difficile”.