“Brucerò una copia del Corano ogni settimana, fino a quando la Svezia non entrerà a far parte della Nato”. Sono queste le parole di Rasmus Paludan, politico e attivista dell’estrema destra svedese che ha già dato fuoco a due copie del libro sacro islamico: la prima davanti all’ambasciata turca di Stoccolma, la seconda davanti a quella di Copenaghen. Un’azione che ha scatenato l’ira del mondo musulmano. Alla base del gesto c’è una critica alla Turchia, l’unico Paese che si oppone all’ingresso della Svezia nella Nato. Questa protesta rischia di costare a Stoccolma il via libera di Ankara per entrare nell’Alleanza atlantica. Il Presidente turco Erdogan lo ha confermato: “Non avremo più nessuna tolleranza verso i responsabili di quanto accaduto davanti alle nostre ambasciate, anche rispetto al loro ingresso nell’Alleanza atlantica. I membri di queste organizzazioni terroristiche sono liberi di girare per le vostre strade. Ora voi non vi potete aspettare la nostra approvazione per la vostra adesione alla Nato”.

La Turchia è l’unico Paese che si oppone all’ingresso della Svezia nella Nato. Ankara accusa Stoccolma di proteggere i membri del PKK

Il braccio di ferro tra i due Paesi continua da mesi. La Turchia sostiene che la Svezia protegga i membri del PKK, ospitandoli nel proprio territorio. Il PKK è il partito dei lavoratori del Kurdistan, ritenuto da Ankara un’organizzazione terroristica, composta da curdi, e nata in Turchia a fine anni Settanta. Lo scorso giugno i ministri degli Esteri di Finlandia, Svezia e Turchia hanno firmato un memorandum d’intesa, in cui Ankara ha garantito ai due Paesi scandinavi il sostegno al loro ingresso nella Nato ma, in risposta, ha chiesto la cessazione dell’embargo sugli armamenti e l’estradizione da Svezia e Finlandia di diversi curdi, accusati di essere simpatizzanti o militanti di movimenti curdi classificati come “terroristi” dai turchi, come nel caso del PKK. A dicembre è stato estradato uno dei suoi membri, condannato in patria a sei anni di carcere, che era fuggito in Svezia nel 2015: alla fine la sua richiesta di asilo è stata respinta e l’uomo è stato riportato in Turchia.

La Turchia si trova in una posizione strategica, a metà tra Europa e Medio Oriente. Da anni ambisce a entrare nell’Unione europea, ma non sta facendo abbastanza per diventarne effettivamente un membro. Nell’ultimo anno sta provando a svolgere il ruolo di mediatore per la guerra in Ucraina, dato che il presidente turco Erdogan è in buoni rapporti con Putin. Ankara ha stretto accordi con l’Ue soprattutto per quanto riguarda i flussi migratori. Non sono però mancate le tensioni.

Le attività illegali di esplorazione energetica e di trivellazione nel bacino del Mediterraneo orientale hanno creato preoccupazione, oltre alle varie violazioni dello spazio aereo della Grecia e delle acque territoriali di competenza greca e cipriota. Il Parlamento europeo ha condannato le azioni della Turchia nella zona economica esclusiva della Grecia e di Cipro. Il territorio settentrionale dell’isola è infatti occupato dalla Turchia dal 1974 ed è riconosciuto solo da loro. Inoltre, in seguito alla scoperta delle riserve di gas naturale nel Mediterraneo orientale, Ankara ha utilizzato il proprio esercito per entrare illegalmente nelle acque territoriali e nello spazio aereo dei paesi vicini, portando avanti le operazioni di trivellazione.

La Turchia si trova in una posizione strategica, a metà tra Europa e Medio Oriente. Da anni ambisce a entrare nell’Unione europea. Ora sta provando a fare da mediatore per la guerra in Ucraina

Con Nicolò Rascaglia, ricercatore di Geopolitica.info, abbiamo analizzato la situazione della disputa tra Turchia e Svezia sul possibile ingresso del Paese scandinavo all’interno della Nato.

Come mai la Turchia si oppone all’ingresso della Svezia nella Nato?

Il problema principale tra i due Paesi riguarda la questione curda. La Turchia accusa la Svezia di ospitare al suo interno una serie di membri accusati da Ankara di essere parte del PKK. Ankara e Stoccolma hanno firmato alcuni mesi fa, insieme alla Finlandia, un memorandum in cui la Svezia si impegnava a combattere la presenza di miliziani del PKK all’interno dei propri confini e ad estradarli in Turchia. Questo in cambio dell’assenso turco ad accettare la Svezia all’interno della Nato.

Cosa è cambiato da questo accordo?

Negli ultimi mesi sono nati nuovi problemi, in particolare la decisione della corte svedese di limitare o addirittura bloccare alcune estradizioni, come nel caso di Bülent Keneş, giornalista turco rifugiato da anni in Svezia: per Ankara è un membro del PKK. Negli ultimi giorni c’è stato poi un altro episodio che ha alimentato le tensioni: il Corano bruciato davanti all’ambasciata turca a Stoccolma. Il gesto ha fatto tornare nel dibattito pubblico turco il tema dell’islamofobia. Il Presidente della Turchia Erdogan ne ha approfittato per ribadire nuovamente la sua contrarietà all’ingresso della Svezia nella Nato.

La Turchia rischia di minare la stabilità occidentale?

Oggi la Turchia si trova in una situazione particolarmente complicata perché da un lato è un membro Nato, il che comporta una serie di accordi con l’Occidente, dall’altro invece ha dovuto reinventare il proprio ruolo a livello internazionale, iniziando a dialogare con la Russia. La reticenza turca nei confronti della Svezia è un tassello che rischia di minare la stabilità della Nato. Certo è che Ankara, osservando anche la sua posizione geografica, deve necessariamente dialogare con Mosca per questioni di stabilità economica e politica. Erdogan, in questo momento, sta provando a destreggiarsi tra l’appartenenza alla Nato, di cui è membro storico, e il mantenimento di buone relazioni con la Russia.

Cosa vuole ottenere la Turchia?

Probabilmente una serie di vantaggi economici e finanziari, soprattutto da parte degli Stati Uniti. Il fatto che la Turchia abbia l’ultima voce in capitolo sull’ingresso della Svezia nella Nato apre una serie di possibilità per Ankara. Per prima cosa, la possibilità di modernizzare il proprio arsenale e la propria aviazione. Qualche anno fa sono stati espulsi dal programma F35 degli Usa perché avevano accettato di acquistare e schierare il sistema missilistico russo S400. Questa decisione ha lasciato la Turchia con un vuoto per quanto riguarda l’approvvigionamento tecnologico: dare l’assenso all’ingresso svedese nella Nato potrebbe essere una pedina di scambio in una trattativa per l’acquisto di F16 o F35, utili a modernizzare la flotta turca. Tra l’altro la Turchia sta cercando di stringere accordi militari con altri Paesi membri dell’Alleanza atlantica come il Regno Unito, provando a superare l’impasse con gli Stati Uniti. Ci sono, però, molti senatori americani che si oppongono alla decisione di inviare armi o stringere accordi militari con Ankara, che sta avendo un’involuzione sempre più orientata all’autoritarismo.

Quanto è probabile l’ingresso della Svezia nella Nato?

Finché il Parlamento turco si dirà contrario, difficilmente la Svezia potrà entrare. È molto più facile un assenso nei confronti della Finlandia, che ha fatto domanda insieme alla Svezia. Qualora Erdogan dovesse perdere le elezioni del prossimo maggio, allora si potrebbero aprire nuove possibilità perché la situazione diplomatica potrebbe cambiare. L’impressione è che Stoccolma prima o poi diventerà un membro Nato, gli Stati Uniti potrebbero fare pressioni, cedendo magari su alcuni dossier.