Milano alza la voce in favore del Myanmar.Piazza della Scala ha accolto una manifestazione di circa cento persone decise a condannare il colpo di Stato militare in Birmania. Un pubblico variopinto e rumoroso, un abbraccio solidale a un popolo che vede sempre più soffocata la propria libertà/. L’Associazione per l’amicizia Italia Birmania assieme ad altri manifestanti ha voluto tendere la mano a migliaia di chilometri di distanza, sostenendo l’ideale democratico e chiedendo la liberazione di Aung Saan Su Kyi, leader del partito della Lega Nazionale della democrazia.
“Non andate al lavoro, lottate! Uscite!” È uno dei tanti slogan lanciati all’ombra di Palazzo Marino con il megafono in mano e il volto coperto dalla mascherina. Lo stesso slogan che in questi giorni sta infiammando le vie di Yangon e della capitale birmana Naypyidaw, percorsa da un fiume umano di persone che, ci raccontano i manifestanti presenti a Milano, non hanno “più nulla da perdere”. Molti membri di associazioni che operano in Myanmar non vogliono parlare. Sono esposti e rischiano di compromettere loro stessi e i loro colleghi di lavoro presenti ancora sul territorio. C’è chi passa e guarda, chi si ferma e prova ad intonare i canti della rivolta del popolo birmano.
Riecheggiano nelle casse le note di “Dust in the wind”, canzone dei Kansas, riadattata e diventata simbolo di rivolta in Birmania sin dal 1988, quando i cittadini del Myanmar videro repressa nel sangue la loro ribellione contro i militari. Ora l’incubo del colpo di stato del 1962 sta ritornando ma il popolo birmano non vuole arrendersi.Il golpe militare non sembra essere ancora sfociato in episodi di pura violenza anche se i presenti in piazza a Milano raccontano una realtà terribile per chi, come noi, non è abituato a provvedimenti che reprimono la libertà personale. “I militari setacciano le case e spengono internet”. Ci sono anche bambini all’ombra della statua di Leonardo da Vinci insieme agli adulti. Anche loro come i grandi sollevano le tre dita al cielo in segno di protesta. Valerio, uno dei membri dell’Associazione per l’amicizia Italia Birmania, dice che la comunità birmana in Italia è più piccola rispetto ad altre realtà europee. “C’è una buona presenza a Bergamo, qualcuno a Trento, a Roma e c’è quindi una difficoltà nel trovarsi e stare assieme. Però sono molto attivi e attenti e la manifestazione di oggi è in gran parte dovuta alla loro volontà di voler sostenere e supportare i propri connazionali in questo momento difficile”.
Sono minuti e forti i birmani; con il braccio alzato arrivano a malapena alle nostre teste ma il loro spirito vola più in alto. Ce ne sono diversi in piazza e tra di loro c’è Tin, una ragazza lontana dalla propria famiglia che ogni giorno cerca di sostenere i propri cari a distanza. “È importante diffondere le notizie di quello che sta accadendo anche qua in Italia” dice Tin con la voce un po’ tremante e i capelli lisci raccolti in una treccia scura che scende sulla spalla. Al termine della manifestazione, mentre la gente se ne va e raccoglie le proprie bandiere una donna birmana con il cappotto rosso dice: “Vogliamo solo la libertà, i diritti umani e vivere in pace come gli altri paesi”. Il vento freddo porta via le sue parole e “Dust in the wind” continua a suonare nelle orecchie.
Sul canale YouTube di Magzine il video della manifestazione.

