Quando durante la convention repubblicana di Cleveland ha accettato la nomination a vice presidente, Mike Pence si è definito “un cristiano, un conservatore e un repubblicano, in quest’ordine”“un cristiano, un conservatore e un repubblicano, in quest’ordine”. E si è subito candidato per essere l’antitesi di Trump: corretto, cortese e disciplinato. Lui e il nuovo inquilino della Casa Bianca condividono le chiavi del mondo, mentre i governi d’oltreoceano guardano preoccupati al futuro.

Di origini irlandesi e fortemente religioso, Pence ha abbandonato il cattolicesimo per diventare evangelista. E’ nato nel 1959 a Columbus, ed è cresciuto in una famiglia di grandi lavoratori, con il padre che gestiva una catena di stazioni di servizio. Si è laureato in Diritto all’Hanover College, e come governatore dell’Indiana ha fatto discutere per alcune sue posizioni antiabortiste che, lo scorso marzo, lo hanno spinto a firmare un provvedimento per impedire a una donna di interrompere la sua gravidanza, in seguito bloccato da un giudice federale. E’ contrario ai finanziamenti ai centri di pianificazione familiare, e sostiene il rifiuto dei servizi alle coppie gay.

Pence è stato tra i primi parlamentari ad aderire al Tea Party, il movimento politico nato negli USA nel 2009 a difesa del libero mercato, che non accetta tra l’altro il salvataggio delle banche o i provvedimenti di stabilizzazione economica di emergenza. La sua esperienza politica bilancia quella, scarsa, di Trump: per un decennio è stato membro della Camera. Per la sua lunga carriera, potrebbe essere il vice-presidente più influente che gli Stati Uniti abbiano mai avuto, considerata anche la scarsa dimestichezza del numero uno con il governo e la politica. In passato, Pence ha salvato la campagna elettorale di Trump, rassicurando gli elettori quando il neo-presidente è stato investito dagli scandali e dalle accuse di presunte violenze sessuali.

Ma i due non sono stati sempre allineati. Molti ricorderanno che il vice ha storto il naso in seguito ad alcune dichiarazioni pro Putin e sessiste del tycoon. Infatti trascorsero 48 ore prima che smentisse le speculazioni che lo davano in procinto di abbandonare la campagna elettorale. La politica favorevole alla Russia è uno dei punti di disaccordo con Donald Trump, e più volte Pence ha chiesto maggiori dimostrazioni di forza rispetto alle provocazioni di PutinLa politica favorevole alla Russia è uno dei punti di disaccordo con Donald Trump, e più volte Pence ha chiesto maggiori dimostrazioni di forza rispetto alle provocazioni di Putin. Un’altra divergenza riguarda la politica sull’immigrazione: durante la campagna elettorale, il vice presidente si è opposto alle limitazioni per i musulmani che entrano in America. E’ comunque favorevole all’aumento dei controlli alle frontiere, così come si è detto disponibile a limitare la vendita delle armi da fuoco alle persone inserite nelle liste dei sospetti per terrorismo.

La sua esperienza di conduttore di programmi radiofonici gli ha dato la dialettica necessaria per parlare con gli elettori, e per vincere il faccia a faccia contro il suo rivale democratico Tim Kaine, a differenza di quanto accaduto a Trump in occasione dei tre confronti diretti con Hillary Clinton. Difficile immaginare come due personalità così diverse possano pedalare in tandem e giocare nella stessa squadra. E qualcuno già si chiede se Pence sarà il presidente ombra dell’era Trump o il prossimo candidato repubblicano alla Casa Bianca.