«Ho due passioni: le decorazioni e il Natale. Fin qui nulla di eccezionale, ma se guardi bene le grandi bottiglie di vino che ho in vetrina tutto cambia. Nel quartiere se lo ricordano tutti, ho rischiato anche di finire sui giornali. È il 6 di dicembre e, come da tradizione familiare, tiro fuori tutto l’occorrente per addobbare le vetrine. Nastri rossi, rami di pino, palle di vetro. È un momento tranquillo: tiro fuori la scala, sposto i tavolini e decido di iniziare la mia opera di decorazione. Ho già tutto in mente. Luigi e Giovanni, due giornalisti in pensione clienti fissi da anni, seguono ogni mio movimento dalla loro postazione.
Ho quasi finito la mia opera: soddisfatta, prendo l’ultima pallina dorata dallo scatolone e salgo sulla scala. Mentre cerco di appendere la fatidica sfera di vetro mi viene da starnutire. Cerco di trattenere il respiro ma invano: starnutisco comuque. Sento un casino assurdo e quando apro gli occhi mi ritrovo in un lago rosso scuro, circondata da vetri, palline di Natale e nastro rosso. La vetrina in frantumi. Una scena degna del miglior horror movie. I passanti terrorizzati accorrono, gridano e chiamano i soccorsi. Solo Luigi e Giovanni ridono clamorosamente. Li guardo e capisco anch’io di essere immersa non nel mio sangue, ma nel vino rosso. Illesa, inizio a ridere anch’io istericamente».
(Isabella, erede del William’s Café, bar storico di viale Teodosio 4, zona Lambrate)
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