«Il mio nome è Cesare Cucchi, figlio di Luigi, fondatore storico di questo locale, che negli anni Trenta era un “caffè concerto”, ricostruito così come è oggi, dopo un bombardamento della Seconda Guerra Mondiale che lo distrusse interamente.
Nel corso del Novecento si sono seduti a questi tavolini artisti di ogni genere: fotografi, cantanti, scrittori, registi, pittori che ci hanno lasciato i loro quadri in esposizione. Proprio laggiù, mi raccontava mio padre, si sedeva ogni giorno Ungaretti con stilografica e taccuino.
Ma il primo ricordo nitido tra queste mura è datato 25 aprile 1945. Allora avevo 12 anni e incominciavo ad aiutare mio padre dietro il bancone. L’atmosfera era precaria, si era ancora in guerra. Quel giorno un piccolo drappello di militari, quasi tutti scozzesi, sia graduati che soldati semplici, si è fermata vicino al monumento qui di fronte. A Milano c’era ancora qualche scaramuccia tra loro e gli irriducibili della Repubblica di Salò. Non fidandosi del nostro tè, abbiamo permesso loro di usare il retrobottega. Ne uscivano pinte di tè fumanti: era un piacere guardarli. Giravano per queste stanze come se fossero a casa loro, ma sempre educati e rispettosi. Ricordo quell’episodio come una perla di serenità in mezzo alla devastazione di quegli anni».
(Cesare Cucchi – Pasticceria Cucchi – piazza Resistenza Partigiana)