«Se mi trovi qui è una casualidad. Lavoravo sopra, ai piani, con la cooperativa che c’era prima, perché sono assistente socio sanitario. Poi ho avuto problemi di salute e quando è arrivata questa cooperativa, grazie al Signore, hanno dato il bar a me. Così posso mantenere la famiglia. Sono qui dal 2009. Ho sessant’anni.
I miei clienti? Sono come bambini. Lo vedi, questo? È lui la mia storia migliore. Io lo chiamo “l’ombra di Amleto”. È sempre qua. Compare all’improvviso. Aspetta che io mi distragga. Coglie l’occasione per prendere le patatine di nascosto. Anche poco fa, mentre stavo facendo un conto alla direttrice. Non è il solo. Prendono anche i biscotti, le caramelle.
Non hanno soldi per pagare. Sono loro che pagano le consumazioni. Oppure i parenti o l’assistente sociale. Alcuni ospiti possono permettersi un solo caffè al giorno. Io cerco di stare attenta anche se il cliente è diabetico o malato. C’è una signora incredibile, spaventosa. Vuole sempre sei bustine di zucchero. Urla, insulta, lancia tutto per aria. E poi torna pentita: “Perdoname. Me lo dai lo zucchero?” Non è demente, sa quello che fa».

(Carmen Obdulia Calderòn, bar interno alla Residenza sanitaria assistenziale Casa per coniugi, via dei Cinquecento, 19)