A poche fermate di tram dal centro storico, San Siro è uno degli insediamenti più multietnici e problematici di Milano: 11 mila alloggi popolari, 6 mila abitanti e centinaia di occupazioni abusive. Ma oltre i titoli dei giornali c’è dell’altro: una galassia di micromondi dove i residenti hanno riorganizzato spazi e abitudini riscrivendo, attraverso la vita quotidiana, le regole della convivenza. sansirostories.it racconta questo laboratorio sociale: storie di integrazione e cultura che possono rappresentare prove di nuova urbanità e nuovi germogli di innovazione sociale.


Il progetto.

Questo progetto nasce da una piccola invidia. Quando abbiamo scoperto che un gruppo di urbanisti del Politecnico di Milano – degli urbanisti! – si era trasferito armi e bagagli a San Siro per studiare l’emergenza abitativa intervistando gli abitanti del quartiere, ci siamo incuriositi e anche sentiti un po’ in difetto. Di solito gli architetti progettano, usano il CAD, tirano righe, invece il team di Mapping San Siro raccoglieva storie, scavava in profondità, utilizzava l’intero armamentario del bravo reporter. Così ci siamo detti che sarebbe stato interessante lavorare al fianco di questi urbanisti da marciapiede, insieme avremmo potuto raccontare cosa accade in uno dei quartieri più caldi di Milano, verificando se oltre i titoloni dei giornali, sotto la superficie, ci fosse dell’altro.

Per darsi un metodo comune di lavoro sono stati sufficienti pochi incontri. L’idea era quella di raccontare una realtà complessa e stratificata, spesso dipinta attraverso luoghi comuni fin troppo comodi (il migrante occupante, l’italiano razzista, il vuoto della politica, il deserto delle associazioni e della scuola) con il passo dello slow reporting: un modo diverso di fare cronaca, attento all’eccezionalità del quotidiano. In questo percorso Mapping è stato un alleato decisivo. I ricercatori del Politecnico hanno condiviso con la Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica ogni informazione raccolta. Del resto, senza di loro sansirostories.it non sarebbe mai esistito: gli urbanisti da marciapiede, molto più strutturati di noi, in sei mesi di presenza a San Siro avevano accumulato un “vantaggio competitivo” incolmabile e un insight giornalistico raro.

Il quadro che emerge al termine di questa ricognizione è problematico. C’è un dato di realtà che va oltre la cronaca. E’ una complessità a tratti fastidiosa, che in alcune situazioni ci vede impreparati come cittadini, mette alla prova la nostra capacità di convivenza. Ma è una complessità che vale la pena vivere, sorprendente per i risultati che a volte produce. Come ci posizioniamo di fronte a una scuola di italiano per stranieri che conta un giro di sessanta volontari? A un servizio gratuito di assistenza per ogni tipo di emergenza abitativa? Oppure, ancora, ai giovani professionisti che lasciano il centro per venire a vivere in questa periferia? A un gruppo di genitori e insegnanti che, d’accordo col preside, organizza ogni sorta di attività per favorire l’integrazione?

sansirostories.it è il racconto corale di un quartiere considerato difficile ma imbevuto fino al midollo di quella ricchezza culturale e sociale che solo i luoghi meticci presentano. Un reportage iper-locale che si sforza di costruire una narrazione di ampio respiro: voci, volti, storie, luoghi, abitudini, culture e religioni. Il sottotitolo – The White Album – non è casuale. Si intitola così un saggio del 1979 di Joan Didion, in cui sono raccolti alcuni saggi fondativi del New journalism. Approccio lento, rivalutazione del punto di vista soggettivo al limite dell’autobiografismo, amore per i dettagli, cura della forma e del linguaggio. Esattamente quello che ci piace.

Buona visione.

– matteo scanni