In migliaia a piazzale Loreto a Milano, nonostante il divieto imposto dallo Ministero dell’Interno. Obiettivo: esprimere a gran voce il sostegno al popolo palestinese. Insieme, si sono ritrovati musicisti, artisti e giovani generazioni, uniti contro un sistema “internazionale che non accettiamo e contro cui ci battiamo per un futuro migliore”, dicono. Come per ogni azione che non rientra nei parametri di legalità, ci sono stati degli scontri tra le forze di polizia e i manifestanti delle prime file. Durante il corteo gli agenti di polizia hanno caricato due volte. Sono stati tanti gli slogan pronunciati dai manifestanti ma dalla piazza non è venuto fuori alcun riferimento espicito a forme di antisemitismo. Era questa la maggiore preoccupazione del Ministero dell’Interno e della questura di Milano, timorosi che le piazze potessero contribuire ad alimentare l’odio verso la comunità ebraica nel giorno della Memoria.
I Giovani Palestinesi d’Italia: «Chi veramente crede ed esercita la memoria, chi veramente ha vissuto profondamente nella coscienza l’esperienza della Shoah, certamente capisce il perché abbiamo deciso di scendere in piazza per fermare il genocidio che sta avvenendo in Palestina. È la memoria che ce lo impone».
«Il ministro Piantedosi – hanno scritto i Giovani Palestinesi d’Italia (Gpi), dopo aver scelto di non posticipare la manifestazione prevista per lo scorso sabato – ha vietato i cortei del 27 gennaio perché “la commemorazione della Shoah è sancita dalla legge dello Stato”. La legge dello Stato sancisce anche che l’Italia dovrebbe ripudiare la guerra e che dovrebbero essere vietate le commemorazioni fasciste, eppure non ci sembra che il Governo si sia mosso con la stessa solerzia per far rispettare queste leggi fondamentali.», dicono, «Chi veramente crede ed esercita la memoria, chi veramente ha vissuto profondamente nella coscienza l’esperienza della Shoah, certamente capisce il perché abbiamo deciso di scendere in piazza per fermare il genocidio che sta avvenendo in Palestina. È la memoria che ce lo impone».
La Giornata della Memoria è stata istituita affinché noi tutti come esseri umani, ci impegnassimo a non permettere che gravi crimini contro l’umanità- commessi durante la Seconda guerra mondiale – venissero mai più commessi. L’Olocausto rappresenta un capitolo oscuro e tenebroso della nostra storia. La comunità ebraica – e non solo – ha sofferto le pene dell’inferno in quegli anni: odio, discriminazione, disumanizzazione, sterminio e quanto c’è di più atroce al mondo. «Ciò che è avvenuto in quegli anni dovrebbe essere impresso con un marker indelebile nelle nostre menti. Ed è proprio per questa ragione che dovremmo saper riconoscere un grave crimine contro l’umanità quanto ci si presenta d’avanti»: è così che Iba, membro dei Gpi, risponde sul perché è importante scendere in piazza proprio il 27 gennaio. «Noi tutti vogliamo mettere in memoria ciò che sta avvenendo in questi mesi a Gaza – prosegue -. Mai più dovrebbe significare mai più per nessuno. Perché l’Italia e l’Europa si sono mobilitati per ospitare la popolazione ucraina quando è scoppiata la guerra e nessuno agisce per proteggere il popolo palestinese?». Iba è preccupato per l’estensione del conflitto nella Striscia: «Se i gazawi fossero lasciati soli e noi smettessimo di batterci per loro, avremmo fallito come persone. L’indifferenza è pericolosa soprattutto perché questa non è una classica guerra e per sostenere la causa palestinese non devi essere solo arabo: devi essere soprattutto umano».
Presente in piazza anche l’Associazione Palestinese italiana (Api). Dopo il divieto da parte della questura, il gruppo, storicamente il più storicamente longevo presente sul suolo nazionale, ha deciso di rimandare la manifestazione al giorno dopo, contrariamente ai Gpi. In alternativa, sabato hanno tenuto una conferenza stampa a piazzale Loreto – mentre accanto si radunavano i manifestanti – per spiegare le motivazioni del posticipo. Prima di lasciare la piazza, Muhammad Hannoun, presidente dell’Api, ha rilasciato una dichiarazione: «Noi come associazione abbiamo accettato la richiesta dello Stato italiano rinviando a domenica la nostra manifestazione per non scontrarci con le forze dell’ordine e lo abbiamo fatto per rispetto, nonostante il nostro popolo stia soffrendo. La presenza dei giovani oggi è comunque fondamentale perché loro sono forti e difendono i nostri diritti. Siamo molto orgogliosi di loro: i giovani palestinesi sono il nostro onore».
(Galleria fotografica di Mirea D’Alessandro)