Sembra una scena in pieno stile Steven Spielberg in The Terminal, quella che si presenta all’aeroporto di Roma Fiumicino, il centro di snodo del traffico aereo più rilevante d’Italia.In emergenza da Coronavirus, a Fiumicino sembra essersi fermato il tempo: non corrono più le persone in cerca del gate, le file per l’accettazione sono deserte, il personale predisposto ai controlli di sicurezza sembra quasi smaniare dalla voglia di tornare a lavorare normalmente, alcuni addetti per scherzo si controllano l’un l’altro mentre i rulli dei bagagli vuoti fanno da sottofondo al già triste e insolito scenario.
È così che l’ispettrice Enac alla sicurezza di Fiumicino, Francesca Toaldo, ci descrive la situazione, raccontando di un alto livello di attenzione soprattutto perché tutto il personale è in modalità “frontline”, quindi esposti in arrivo e in partenza. Dopo un incontro con le forze dell’ordine -racconta Francesca Toaldo- si è cercato di comprendere ed ottimizzare le risorse in campo e mettere in atto una collaborazione tra tutte le autorità. Il gestore Aeroporti di Roma si è attivato da subito, comprendendo la serietà della situazione, mettendo in campo gli scanner per controllare la temperatura corporea dei passeggeri. In un primo tempo la misura era mirata ai voli provenienti dall’Oriente, anche se gli stessi poi sono stati sospesi, e successivamente, visto il continuo propagarsi della problematica, è stato esteso a tutti i voli in arrivo e in partenza.
Quali sono le misure prese?
“Ad oggi la dirigenza ha fatto altri incontri, per avere il polso della situazione, e sappiamo che è stata determinata una chiusura parziale di altri terminal. Dove attualmente non ci sono altri voli, si evita una dispersione dell’uso del personale in luoghi non richiesti che possono essere già trattati con delle procedure di sanificazione.Il terminal che rimane aperto al momento è quindi il T3, quello che normalmente è predisposto per i voli intercontinentali.”
Che sensazioni sta provando il personale?
“Siamo tutti esseri umani, capiamo però nonostante la paura che, fintanto che lo Stato non decide altre linee di contenimento,l’aeroporto deve essere operativo, logicamente anche noi abbiamo avuto dei forti timori e perplessità, cercando di evitare di andare troppo a contatto dei passeggeri, però tutto questo è stato relativamente possibile. Si è cercato di trovare strade alternative, come l’utilizzo delle scale anti-incendio, eventuali mascherine, anche da parte soprattutto dei vettori interessati. Tanti vettori tra l’altro sono stati sospesi, visto il momento hanno cominciato a dare ferie e congedi, anche per via del fatto che non ci sono più i voli. Noi come personale di sicurezza siamo in smart working e ci rechiamo a lavoro ruotando, cercando quindi di muoverci il meno possibile. La problematica c’è, è forte, ma come aeroporto dobbiamo ricordarci sempre di essere un servizio pubblico e bisogna avere anche senso civico di questo.”
Francesca Toaldo ricorda di non aver mai vissuto una situazione del genere in precedenza, racconta di un incendio che in passato ha fatto molti danni a livello economico, ma adesso la situazione è diversa perché è di contenimento da parte di tutti. È sempre in contatto con la sua azienda, dove viene aggiornata tempestivamente in caso di nuove disposizioni. È molto fiduciosa nel sistema e spera che possa servire a contenere la situazione sia a livello economico che sanitario. A tal proposito si appella al grande senso di responsabilità e alla competenza del personale medico dell’aeroporto di Fiumicino, che è stato messo a disposizione, oltre a ringraziare in ogni modo il comparto d’emergenza che comprende anche i Vigili del Fuoco.
Questa pandemia sta facendo uscire molti lati del nostro carattere e della nostra società, quel servizio pubblico che solitamente disprezziamo e malediciamo ogni giorno, diventa un modello d’esempio nei momenti di crisi e chissà se dopo questo periodo buio possa ricalibrarsi in modo da esserne orgogliosi, d’altronde “in medio stat virtus”.



