“Est modus in rebus”. Non è un convegno di latinisti, anche se la lingua antica viene spesso in supporto a medici e scienziati. Al Museo della Scienza e della tecnica, Barbara Gallavotti, biologa e autrice televisiva, continua il suo progetto “Fatti per capire”. Una serie di incontri con medici, scienziati e studiosi per capire come lo stile di vita può influenzare la salute delle persone: “Noi siamo fatti per capire, ma per capire ci vogliono i fatti. Non abbiamo mai avuto vita così lunga e in salute. L’età media in Italia ha superato gli ottant’ anni. Ma l’aumento delle temperature sta portando nuove malattie. Le insidie sono dietro l’angolo.”
“Fatti per capire” è una serie di incontri con medici, scienziati e studiosi, organizzata da Barbara Gallavotti, biologa e autrice televisiva, al Museo della Scienza e della tecnica di Milano. L’obiettivo è aiutare il pubblico a comprendere come lo stile di vita possa influenzare la nostra salute
L’alimentazione, il sonno e i fattori genetici, associati alla sorte: questi sono i tre macro-temi che Gallavotti sottopone ai suoi ospiti. Interviene Silvana Gaetani, professoressa di Farmacologia e Tossicologia all’Università Sapienza di Roma sui rimedi farmacologici ai disturbi alimentari e all’obesità, la cui diffusione è in aumento. Si parla di circa 800 milioni di obesi in tutto il mondo, circa uno su dieci. La rivista Science ha dedicato la copertina di dicembre 2023 al “breakthrough of the year”, ovvero all’Ozempic, farmaco per curare il diabete ma che ha come effetti collaterali anche la perdita di peso. “Bisogna stare attenti a non trasformare la soluzione in un problema. Questo tipo di farmaci si chiamano incretinomimetici perché mimano l’azione delle incretine, ormoni che aiutano l’insulina a ridurre la glicemia. Questa azione permette l’assorbimento e il metabolismo del glucosio e facilitano la mobilitazione delle riserve dei grassi. Le incretine quindi aumentano il metabolismo e fanno perdere peso. Non inducono il nostro corpo a risparmiare energie nel momento in cui non assumiamo grassi, ci fanno solo passare la fame dandoci l’idea di essere sazi quando invece lo stomaco non è pieno. L’Ozempic è un farmaco sintomatico: non cura la patologia ma tratta il sintomo fino a quando viene somministrato. E ha effetti formidabili. Può portare in pochissimo tempo alla riduzione del 20% del peso. Quando la terapia viene sospesa c’è però un effetto rimbalzo: si recuperano in minor tempo circa i due terzi del peso perso. Chi non ha problemi di diabete o obesità non ha problemi di incretine. E i vantaggi potrebbero essere nettamente superati dagli svantaggi. C’è un forte rischio depressione perché il farmaco incide sul piacere di mangiare.”
Il dibattito vira su cosa vuol dire a livello medico avere un peso forma. La verità è che esiste un peso non forma secondo il professore Nicola Montano, medico e docente di Medicina Interna all’Università degli Studi di Milano. “In senso assoluto il peso deve essere distribuito nella massa corporea. Il body mass index è il parametro che si calcola dividendo il peso per altezza, il tutto elevato alla seconda. Il peso normale è tra 18,5-24,9. Fino al valore 30 si è in sovrappeso; sopra il 30 si tratta di obesità. Bisogna mangiare bene ma, senza un’attività fisica costante, la dieta non basta”. Non tutti possono permettersi di avere uno stile di vita sano. L’attività sportiva richiede tempo, soldi ed energia.
Lo statista e professore di Demografia nel Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università Bocconi di Milano, Francesco Billari, sostiene che il benessere economico è un fattore essenziale e che il cibo spazzatura non proviene solo dal modello alimentare statunitense: “La regione Campania ha il 54% delle persone in sovrappeso. Il cibo povero della dieta mediterranea rischia di avere degli effetti negativi. Inoltre lo sport è rimasto fuori dal contesto scolastico e ciò l’ha reso elitario. Non tutti possono permettersi di far fare sport a buoni livelli ai propri figli. Questo conta molto e incide”. I disturbi alimentari hanno da sempre fatto breccia in modo più consistente tra gli adolescenti.
Giulio Maira, professore di Neurochirurgia all’Università Humanitas di Milano, spiega come queste patologie che spesso nascono da condizioni di fragilità mentale abbiano dei seri risvolti anche sul fisico dei pazienti. “I disturbi alimentari nascono da vari problemi dovuti ad un eccessivo controllo del peso, un’alterata percezione della propria immagine e ad una scarsa autostima. Ciò porta anche a gravi alterazioni degli organi interni. L’anoressia aumenta di cinque volte il rischio di mortalità. Uno dei problemi è l’infiammazione cronica che distrugge gli organi. Alcune piattaforme social propongono dei modelli distorti di fisicità. Questa esposizione comporta fragilità e si può cadere in dipendenze. La diagnosi precoce è fondamentale e le famiglie devono imparare a dialogare con i propri figli. Anche se percepisco aria di cambiamento: i giovani stanno capendo che si possono allontanare dai social e creare relazioni sociali più sane”.
L’alimentazione e il sonno vanno di pari passo. Gli esseri umani non hanno mai avuto il problema di dormire poco. Da quando esistono televisione, cellulari, tablet il sonno è diventato un problema. La scienza dice che dovremmo passare un terzo della nostra vita a dormire ma per noi è troppo.
Francesco Billari porta, ad esempio, uno studio sperimentale sul sonno condotto in Germania. “Chi ha la banda larga, secondo questo studio, dorme circa mezz’ora in meno. Il fatto è che non abbiamo modificato la nostra rigidità di risveglio mattutina, ma andiamo a letto sempre più tardi. E ciò riduce drasticamente le ore di sonno. Garantire il sonno necessario è un problema sociale. Lo sviluppo dello smart working può darci delle soluzioni. Ciò però introduce delle differenze tra chi può permetterselo e chi è obbligato a lavorare in presenza”. Per Nicola Montano il sonno condiziona attivamente la nostra salute psicofisica. “C’è una correlazione molto forte. Chi dorme di meno corre il rischio di sviluppare l’Alzheimer. Durante il sonno, infatti, si attiva il flusso di un liquido che permette di ripulire il nostro cervello. Se non si dorme ciò non avviene e c’è il rischio di danni permanenti. Inoltre, la parte del sistema nervoso centrale che lavora in autonomia è sensibile e modulabile e lavora di notte. Il sistema vagale si occupa di gestire il riposo e deve essere bilanciato al sistema alterato”.
Il sonno è anche custode dei nostri sogni. Nel sogno spesso vaghiamo sulle esperienze che abbiamo avuto nella nostra giornata e ipotizziamo degli scenari immaginari confrontando le esperienze del passato con il presente. Questo lavoro è fondamentale perché riorganizza gli scaffali della nostra memoria: “Durante la notte la mente impara. Accentuiamo quindi la nostra creatività anche se non ricordiamo il 90 % dei sogni. I sogni non sono una realtà che può essere vissuta. Sono come un backstage di ciò che va in scena, ovvero la nostra vita reale”. Per Giulio Maira il benessere mentale dell’individuo non può prescindere dal lavoro neuronale che viene fatto durante il sonno.
Nel caso in cui, però, la buona volontà non bastasse è chiaro che è necessario ricorrere all’utilizzo di farmaci. Secondo la professoressa Gaetani ci si sta avviando verso una reale alternativa ai farmaci Z: “Le benzodiazepine, o farmaci Z, spesso vengono somministrati in maniera eccessiva e incontrollata. Ciò può portare ad effetti collaterali indesiderati come la sedazione diurna. Ci sono, invece, dei nuovi farmaci che agiscono su altri ricettori. I cosiddetti ‘noressini’ agiscono sui neuropeptidi. Essi, infatti, stimolano l’appetito e regolano il ciclo sonno-veglia. Hanno meno effetti collaterali dei farmaci Z. Altri sistemi regolano il sistema melatonergico e i recettori della melatonina.
Il fattore sicuramente più imprevedibile è genetico. Per Maira “se non si hanno geni buoni, le precauzioni e i farmaci sintomatici non saranno sufficienti. Ciò che si può allenare, però, è la neuroplasticità. Il nostro cervello cresce continuamente e ogni volta che abbiamo un’interazione sociale o che apprendiamo qualcosa si creano nuovi legami che permettono alle sinapsi di unirsi e ampliare la propria rete neuronale. Molte funzioni sono quindi legate una all’altra. L’apprendimento è legato alla memoria e la memoria è legata alle emozioni. Dobbiamo saper coltivare quindi le capacità che ci ha dato la natura”.
La ricerca scientifica sta puntando su nuove tecnologie che riescano a modulare i meccanismi di invecchiamento e bloccare il processo di senescenza cellulare. Ci sono dei farmaci in via di sperimentazione che si chiamano senoterapeutici e che agiscono come demolitivi inattivando il programma di senescenza e bloccando la morte cellulare programmata. Silvana Gaetani, però, avvisa. “Esistono già dei farmaci che sono integratori e per adesso non garantiscono molto. Il rischio è dietro l’angolo. Bloccare la senescenza potrebbe aumentare il rischio di tumore: questo è il rovescio della medaglia. Per questo dobbiamo stare molto attenti”. Per Giulio Maira, però, non c’è morte cellulare che tenga sulla lettura e sulla curiosità di conoscere cose nuove: “Umberto Eco dice che chi non legge vivrà circa 70/80 anni. Chi legge, invece, vivrà per cinquemila anni”.