Ritanna Armeni ha presentato il suo ultimo libro, “Una donna può tutto”, al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia“Una donna può tutto”. Questo era il motto delle “streghe della notte”, aviatrici sovietiche che combatterono al fianco degli uomini durante la Seconda Guerra Mondiale. La loro storia rivive nell’ultimo libro di Ritanna Armeni, presentato durante il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.
L’autrice, nome noto del giornalismo italiano, si trovava in Russia per la presentazione di un libro, quando notò su un francobollo un viso femminile che la portò a chiedersi come mai quella donna si era meritata quell’onore. Il volto apparteneva a Marina Raskova, colei a cui si deve la nascita delle “streghe della notte”.Accadde che, quando i tedeschi invasero i territori sovietici mettendo in ginocchio l’intero Paese, i russi reagirono in maniera patriottica: molti giovani vollero andare a combattere e con loro c’erano anche molte donne, educate all’uguaglianza. Così queste ragazze decisero di scrivere a Marina, perché, sebbene fosse solo una musicista, la sua passione per il volo le aveva portato fama e prestigio grazie ai record da lei raggiunti in quella disciplina. Marina andò allora da Stalin per far sì che lei e le altre donne avessero il permesso di combattere. Benché all’inizio la loro richiesta venne respinta, in quanto le donne avrebbero dovuto ripopolare e occupare i posti di lavoro lasciati liberi dagli uomini, alla fine Stalin per ragioni di propaganda non poté smentire l’ideale di uguaglianza promosso dal marxismo e fu quindi costretto a dare il suo assenso.
Le “streghe della notte” erano aviatrici sovietiche che combatterono al fianco degli uomini durante la Seconda Guerra MondialeVennero creati tre reggimenti interamente femminili.Le donne da addestrare erano giovani studentesse inesperte che però dimostrarono di essere in grado di diventare aviatrici. Gli aerei che guidavano erano fatti di tela e di legno, cosa che li rendeva estremamente agili e facilmente pilotabili da chiunque. Si trattava di mezzi solitamente usati per l’agricoltura che riuscivano a raggiungere i 2mila metri di altezza.
Le aviatrici sovietiche dimostrarono un enorme coraggio non solo perché rischiarono la vita pur di difendere il proprio popolo dai tedeschi, ma anche perché inizialmente dovettero pure subire gli sfottò dei colleghi uomini che arrivarono a chiamarle “il reggimento delle stupidine”. Per questo, quando cominciarono a combattere si trovarono ad affrontare numerose difficoltà, tra l’Armata rossa che stava letteralmente scappando e i pregiudizi che i commilitoni non si premuravano di nascondere. Poi arrivò un momento in cui tutto cambiò e quel momento coincise con la morte di Marina, il loro mentore, e questo significò per le ragazze la definitiva emancipazione.La svolta avvenne quando le aviatrici scoprirono che i tedeschi le chiamavano “le streghe della notte”, perché temevano le loro incursioni notturne.Da quel momento cambiò il modo in cui erano considerate dai colleghi uomini: non furono più chiamate “stupidine”, ma “sorelline” e venne loro data una divisa, che però vollero indossare soltanto durante le parate.
Ritanna è riuscita a raccogliere la testimonianza di una di queste “streghe”, Irina Rakobolskaja Ritanna è riuscita a raccogliere la testimonianza di una di queste “streghe”, Irina Rakobolskaja, che ha raccontato aneddoti interessanti, come il fatto che quando tornavano a casa, dopo ogni incursione notturna, si mettevano a ricamare per sciogliere la tensione e ritrovare la pace interiore. Irina ha anche mostrato alla giornalista uno dei ricami che aveva fatto dopo una spedizione in cui erano morte molte compagne. Perchéle donne russe vollero essere uguali agli uomini nella guerra e nella morte, questo avevano chiesto e questo ottennero: alla fine morì circa il 27% di loro.
Finita la guerra, le aviatrici vennero ringraziate per lo straordinario lavoro svolto per la patria. Poi, però, furono “graziosamente” rimandate a casa a fare le mogli e le madri. Al museo dell’Armata rossa c’è una sezione dedicata alle “streghe”, ma quella teca fa capire quanto la loro storia sia trattata alla stregua delle altre. La specificità e originalità di quella vicenda è caduta nell’oblio: le aviatrici della Seconda Guerra Mondiale furono celebrate come eroine, ma la portata rivoluzionaria della loro impresa è stata sottovalutata.