Tutto ebbe inizio un giorno d’ottobre del 2017. Su 4chan, il sito specializzato nella pubblicazione di immagini più famoso del mondo – assieme a Reddit – nonché vera e propria fucina dei memes più celebri apparsi su internet, un utente anonimo della piattaforma, che di lì a pochi giorni dirà di chiamarsi Q, pubblica il suo primo post. Questi, spacciandosi come un funzionario governativo di alto livello, dichiara di essere in possesso di moltissime informazioni classificate riguardanti l’amministrazione del presidente Donald Trump e dei suoi oppositori negli Stati Uniti: file che intende rendere pubblici dal proprio profilo.
Q, la quindicesima lettera dell’alfabeto con la quale l’utente senza nome si fa chiamare, è un riferimento a Q-clearance: il presunto «massimo livello di accesso a fonti top-secret relative al governo americano». In realtà tali credenziali non riguardano organi di intelligence come FBI o CIA ma vengono utilizzate solo ed esclusivamente presso lo United States Department of Energy (DOE), il dipartimento dell’energia americano. A partire da ottobre il “funzionario governativo” di 4chan inizia a rilasciare sul proprio profilo presunte informazioni relative a operazioni segrete volte a rovesciare il Deep State, il lato oscuro degli Stati Uniti d’America. Un vero e proprio “Stato nello Stato”, formato da reti nascoste, sette segrete e “uomini nell’ombra” che per decenni hanno condizionato le azioni, le decisioni e le opinioni del popolo americano. Da quattro anni ormai le immagini, i simboli e le congetture hanno raggiunto le più importanti piattaforme social.
Dopo aver travasato il bacino di utenza da 4chan a social di ampio respiro come Twitter, Instagram e soprattutto Facebook dagli inizi 2020 le teorie dei Q-Clearance-Anonynous (da qui il nome QAnon) sono cresciute e si sono diffuse in tutta America. Moltissime persone in tutti e 50 gli Stati – non è ancora chiara la quantità esatta di suoi seguaci – hanno deciso di credere fermamente a tali congetture, nonostante queste siano state smentite e screditate più volte. Gli “adepti” del movimento credono nell’esistenza di una rete segreta di ebrei, pedofili cannibali e adoratori di Satana che, “dietro le quinte”, conduce un giro internazionale di traffico sessuale di bambini. Il tutto complottando contro l’ormai ex-presidente Donald Trump, ultimo baluardo della democrazia contro questa associazione a delinquere globale.
Secondo QAnon il Tycoon sta pianificando The Storm: una serie di arresti su scala mondiale organizzati dal governo statunitense a danno di centinaia, se non migliaia, di membri della “cabala pedofilo-esoterica”. Un circolo, quest’ultimo, del quale farebbero parte attori liberali di Hollywood, politici democratici e funzionari governativi di alto rango. Per fare in modo che questa “tempesta” si abbatta su di loro l’ex-presidente U.S.A. avrebbe inscenato il Russiagate – lo scandalo nato a seguito di sospette ingerenze da parte della Russia nella campagna elettorale per le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America del 2016 – per “arruolare” l’ex direttore dell’FBI Robert Mueller. Il procuratore, fingendo di condurre le indagini su eventuali interferenze esterne nelle elezioni di Trump, lo avrebbe nel frattempo aiutato a rivelare il traffico sessuale di minorenni e prevenire allo stesso tempo un colpo di stato di Barack Obama, Hillary Clinton e George Soros.
Il rapporto redatto da Mueller, oltre a sconfessare tale teoria, portò all’imputazione di 13 russi e tre organizzazioni che, secondo l’accusa, avrebbero giocato un ruolo-chiave nell’influenzare le elezioni del 2016. La sua pubblicazione venne accolta dai sostenitori di QAnon con giudizi molto negativi: molti di loro, infatti, continuano a sostenere che il vero report sia tenuto segreto da Trump. Le conclusioni del rapporto dell’ex-capo dell’FBI hanno Michael T. Flynn a rassegnare le dimissioni dalla carica di primo consigliere per la sicurezza nazionale di Trump proprio a causa del suo reale coinvolgimento nel Russiagate. Il fu tenente generale dell’esercito degli Stati Uniti, dopo essersi definito «vittima di una congiura», ha pubblicato video a sostegno di QAnon. Dopo la loro pubblicazione molti utenti inseriscono nell’username delle loro pagine social tre stelle gialle come sostegno a Flynn e ai suoi gradi militari.
Astri che molto spesso corredano una delle bandiere simbolo del movimento, la Gadsen Flag, sulla quale campeggia un serpente attorcigliato su sé stesso con la scritta Don’t tread on me (“Non calpestarmi”) sopra uno sfondo giallo. Un vessillo, tra i primi utilizzati negli Stati Uniti, apparso per la prima volta dopo la Guerra di indipendenza divenuto l’emblema dell’area libertaria del Paese. Oltre alla Gadsen Flag i membri del movimento più attivi sui social media postano i propri contenuti multimediali usando l’hashtag #WWG1WGA, sigla del motto Where We Go One, We Go All (“Dove va uno, vanno tutti”).
A seguito del suo sempre maggior successo QAnon ha deciso di trasferire la propria home-page su 8chan piattaforma di imageboard molto simile a quella in cui è nata nell’ottobre del 2017. Il sito, a seguito sia dei suoi legami con movimenti vicini al suprematismo bianco, neonazismo, razzismo, antisemitismo sia della diffusione al suo interno di materiale pedopornografico, è stato rimosso dalla rete il 5 agosto 2019 salvo poi apparire quattro mesi dopo con un nuovo nome: 8kun. Attraverso un post pubblicato su quest’ultima piattaforma nel giugno 2020, Q ha esortato i propri seguaci a fare un «giuramento di soldati digitali»: in moltissimi hanno risposto alla “chiamata”, utilizzando l’hashtag, divenuto molto popolare su Twitter, #TakeTheOath.
Secondo un’analisi condotta da Media Matters for America, a partire da ottobre 2020 e proprio sul sito dell’uccellino azzurro, l’ex-presidente Donald Trump ha amplificato la messaggistica di QAnon almeno 265 volte, condividendo post o citando 152 account Twitter affiliati al movimento, anche più volte al giorno. Gli stessi anons spesso si riferiscono al Tycoon come Q+. Un’analisi interna compiuta da Facebook lo scorso agosto ha rilevato milioni di utenti presenti in migliaia di gruppi e pagine associate alla teoria complottista. La stessa piattaforma social, assieme ad altre come YouTube, Twitter e Reddit sta facendo piazza pulita di account e community legate a QAnon, relegando i suoi seguaci a social più di nicchia – come EndChan o Parler – e con un bacino di visibilità altamente ridotto. Da queste bacheche dedicate gli adepti del movimento hanno comunque cercato di condurre una guerra informativa per cercare di influenzare l’esito delle elezioni presidenziali del 2020.
I “testimoni” di Q hanno deciso di uscire dall’anonimato nell’agosto del 2018, apparendo sin dalle prime fasi della campagna di rielezione di Trump. Una presenza, la loro, divenuta sempre più numerosa nei due anni successivi. Dopo la sconfitta del Tycoon contro Joe Biden gli aggiornamenti di Q dalla sua pagina su 8kun sono drasticamente diminuiti. La sua dottrina, assieme a quella impartita da altri movimenti dell’alt-right americana come Boogaloo e Proud Boys hanno fomentato la volontà da parte dei propri adepti di ribaltare i risultati elettorali anche con l’uso della forza. Agitazioni culminate con l’assalto al Campidoglio di Washington D.C. dello scorso 6 gennaio: un’azione che oltre a portare un’ondata di sdegno nell’opinione pubblica di tutto il mondo ha costretto vari social a dare un ulteriore giro di vite sui contenuti relativi a movimenti come QAnon.
Ultima di una grande “dinastia” di dottrine complottiste made in U.S.A. la Teoria di Q è figlia di Pizzagate, ennesima teoria sistematicamente smascherata divenuta virale durante sempre durante le elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 2016. Basandosi su alcuni presunti messaggi di posta elettronica, il “complotto della pizza” vedrebbe coinvolte importanti personalità politiche statunitensi e diversi ristornati in un – sempre presunto – traffico di esseri umani e abusi su minori. Fulcro di tale organizzazione sarebbe stata la Comet Ping Pong, pizzeria di Washington D.C.
Facile vedere un nesso tra le due teorie. A differenza del suo predecessore, QAnon è stata la prima dottrina complottista “marginale” ad essere valutata, in un rapporto pubblicato dall’FBI, come «Una potenziale fonte di terrorismo interno». Preoccupazioni che, a fronte dell’assalto al Campidoglio di Washington D.C. dello scorso 6 gennaio, denotano quanto gruppi e milizie che veicolano dottrine simili a quella di QAnon rappresentino una reale minaccia Untouchable Democracy degli Stati Uniti d’America.