La Gran Bretagna è appena uscita dall’Unione Europea, ma i rapporti con i vicini europei rischiano di diventare difficili. Difficoltà non solo sul piano dei rapporti economici, ma anche delle relazioni culturali. Su questo ultimo piano il primo avversario di Londra è Atene.
La Grecia ha infatti inoltrato al governo di Sua Maestà la richiesta per la restituzione dei marmi del Partenone, oggi esposti al British Museum. «C’è il fatto che il Regno Unito si è allontanato dalla famiglia europea, e che sono passati duecento anni dalla rivoluzione greca» ha dichiarato in un’intervista all’agenzia Reuters Lina Mendoni, ministro della cultura del governo di Kiriakos Mītsotakīs.
La questione divide Londra e Atene da quasi due secoli. Ma ora la Grecia vuole sfruttare la Brexit per riavere manufatti che la Gran Bretagna avrebbe sottratto illegalmente. Per questo il governo ellenico ha richiesto nella vertenza la collaborazione di un avvocato di fama internazionale, Amal Alamuddin, moglie della star di Hollywood George Clooney.
Il permesso, giunto a noi soltanto per traduzioni successive, recitava una formula misteriosa: ad Elgin veniva ordinato di «non rimuovere le statue, ma solo quelle che avesse scoperto in uno scavo specifico»
Come è iniziato tutto questo? La vicenda risale agli inizi dell’ottocento quando la Grecia era un possedimento dell’Impero Ottomano. Nel 1801 l’allora ambasciatore britannico a Istanbul, Thomas Bruce, conte di Elgin, richiese al sultano Selim III l’autorizzazione ad effettuare scavi nell’Acropoli di Atene. Il permesso, giunto a noi soltanto per traduzioni successive, recitava una formula misteriosa: ad Elgin veniva ordinato di «non rimuovere le statue, ma solo quelle che avesse scoperto in uno scavo specifico».
Questa frase sibillina diede a Elgin una discreta libertà di movimento per asportare numerosi reperti dal sito dell’Acropoli. Nello specifico tra il 1801 e il 1812 furono rinvenuti e inviati a Londra:
- 17 statue provenienti dal frontone
- 15 metope (pannelli scultorei) con scene di battaglia tra Lapiti e Centauri
- 75 metri di un fregio interno del tempio
- Una cariatide (statua di figura umana con funzione di colonna) dell’Eretteo
In Gran Bretagna i reperti scatenarono numerose reazioni. Elgin ebbe difficoltà a vendere i manufatti a collezionisti o musei. Gli intellettuali si divisero sia sullo stato di conservazione sia sulla regolarità della loro asportazione dalla Grecia. Tra loro anche Lord Byron, poeta ed eroe della guerra di indipendenza greca, che definì Elgin un “vandalo”. Alla fine fu il parlamento britannico a salvare Elgin: con 82 voti a favore e 30 contrari i “marmi di Elgin” furono acquistati per 35.000 sterline ed esposti permanentemente al British Museum nel 1816.
Ma la vicenda non era ancora finita. Nel 1832 la Grecia ottenne l’indipendenza dall’Impero Ottomano con l’appoggio di Regno Unito, Francia e Impero Russo. L’anno seguente Atene chiese ufficialmente a Londra la restituzione dei marmi di Elgin. La risposta inglese fu negativa e lo sarebbe stata negli anni seguenti, perfino nel 1974 quando in Grecia si affermò definitivamente la democrazia e una nuova petizione fu patrocinata dall’attrice e ministro della cultura greco Melina Merkourī.
Ma quali sono le ragioni dei due contendenti? Secondo Atene, i marmi furono asportati illegalmente e devono essere restituiti per riportare il sito dell’Acropoli alla sua antica gloria. Un obiettivo che la Grecia vorrebbe raggiungere in vista delle celebrazioni per i 200 anni della guerra di indipendenza previsti per il 2021. Inoltre, visti i precedenti casi di restituzione da parte del Getty Museum di Los Angeles e del Vaticano, anche il British Museum dovrebbe restituire i pezzi trafugati due secoli prima. Da parte sua, Londra ha sempre ribadito la legalità dell’operazione di Elgin. Secondo il British Museum, la convenzione UNESCO del 1970 che proibisce l’esportazione di artefatti facenti parte del patrimonio artistico di una nazione non ha valore retroattivo e dunque non può riguardare i marmi del Partenone.
Stando ai sondaggi, l’opinione pubblica sarebbe a favore della restituzione dei marmi alla Grecia, con dati rilevanti anche tra la popolazione britannica. Secondo l’agenzia Ipsos MORI, il 56% sarebbe favorevole ad una qualunque forma di restituzione (completa o con mantenimento della proprietà) mentre solo il 7% sarebbe contrario.
Sarebbe un bel gesto se tutti i paesi europei si mostrassero solidali con la Grecia, e per la Brexit alla Gran Bretagna, invece che miliardi di sterline chiedessero indietro i marmi del Partenone
Sulla vicenda è intervenuto anche il direttore della Galleria degli Uffizi di Firenze, Eike Schmidt. «Sarebbe un bel gesto se tutti i paesi europei si mostrassero solidali con la Grecia, e per la Brexit alla Gran Bretagna, invece che miliardi di sterline chiedessero indietro i marmi del Partenone», ha dichiarato Schmidt.
Si prospettano mesi di negoziato difficili per il primo ministro britannico, Boris Johnson. Non solo l’economia, ma anche l’arte potrebbe ora allungare i tempi del lungo divorzio di Londra da Bruxelles.
La Grecia continua la lenta ripresa dalla dura crisi economica. Ma non vuole dimenticare il proprio passato, sia esso recente o avvolto da toni leggendari. Il 5 febbraio il governo ellenico ha infatti annunciato l’intenzione di coniare un 2 euro per celebrare i 2.500 anni della battaglia delle Termopili. Un orgoglio nazionale ben chiaro nel motto del paese: Elefthería í Thanatos, libertà o morte.

