“Quanto valgono queste chitarre? Ma che importanza ha? Quanto costano? Se tu hai un figlio, come fai ad attribuirgli un valore economico? È semplicemente inestimabile”. Questo è Flavio Camorani, 61 anni, di Forlì, uno dei maggiori collezionisti di Fender Vintage in Italia e in Europa. La sua collezione ospita delle chitarre che hanno fatto la storia del rock. In particolare, vi è un ampio catalogo legato alla Fender Stratocaster, che quest’anno compie settant’anni.

Nel 1954, Leo Fender ebbe l’aspirazione di rinnovare la produzione della sua piccola fabbrica di Fullerton, in California. Bisognava inventare da zero un nuovo tipo di meccanica e una nuova forma che potessero portare avanti il successo della Fender Telecaster, e del Fender Precision Bass, nati rispettivamente nel 1950 e 1951. Le due estremità a punta arrotondata, la nuova strumentazione tecnica con tre pickup sigle-coil (i dispositivi sul corpo che trasformano il suono in un impulso elettrico), il peso ridotto, l’ergonomia e la semplicità di tocco: queste sono solo alcune delle caratteristiche che hanno reso la Fender Stratocaster la regina indiscussa del rock dagli anni Sessanta agli anni Ottanta.

Flavio Camorani, 61 anni, di Forlì, è uno dei maggiori collezionisti di Fender Vintage in Italia e in Europa. Il suo mestiere principale è riconoscere il vero dal falso. Per farlo, ha prima raccolto, smontato e studiato tutti gli esemplari di Fender possibili e immaginabili, con almeno uno strumento per annata dal 1951 al 1984, quando iniziò ufficialmente la vintage mania

È senza dubbio lo strumento più versatile che sia mai stato realizzato. In origine Leo Fender aveva intuito che l’assemblaggio delle diverse componenti della chitarra poteva portare dei vantaggi in termini di costi di produzione e dava la possibilità di offrire una riparazione. “Le vecchie Gibson, se si rompeva una parte del manico o della paletta, andavano cestinate e ricomprate da zero. Con le prime Broadcaster e i prototipi delle Telecaster, i pezzi potevano essere sostituiti. Questa flessibilità ha ridotto le spese ma anche portato delle bagarre perché tutti gli elementi che componevano la chitarra andavano prodotti in serie e numerati”.

Flavio conosce per filo e per segno tutte le modifiche che sono state apportate ai pezzi di montaggio di mese in mese a partire dal maggio del 1954. Il suo mestiere principale è riconoscere il vero dal falso. Per farlo, ha prima raccolto tutti gli esemplari di Fender possibili e immaginabili, con almeno uno strumento per annata dal 1951 al 1984, quando iniziò ufficialmente la vintage mania (dagli anni 80’ in poi Fender non rinnovò la meccanica delle chitarre ma scelse la via del mercato globalizzato, abbandonando l’artigianalità a favore di una produzione massiccia e industriale). Li ha poi smontati e studiati, dettaglio per dettaglio.

Solo così è riuscito ad accorgersi delle sottigliezze che fanno la differenza nella valutazione dell’annata dello strumento: “In Fender non hanno mai tracciato ufficialmente il numero degli esemplari Stratocaster costruiti nel primo anno di produzione, perché la serializzazione è iniziata qualche anno dopo. Però si stima approssimativamente che nel 1954 ne siano state prodotte trecento. Capirai che, se sul mercato del vintage ce ne sono circa 1500, vuol dire che di falsi in giro ce ne son parecchi.”

Quella competenza che Flavio custodisce gelosamente è la sua ragione di vita. “Io vengo pagato per le consulenze e per i miei libri, ma non ho mai venduto le chitarreIn questa casa-museo vengono da tutto il mondo: ho ricevuto delle offerte clamorose ma non ho mai voluto accettare. Non lo faccio per soldi.” Ciò che potrebbe sfuggire alla comprensione dei non appassionati sono i motivi che rendono questi pezzi di legno, verniciati e montati assieme, dei veri e propri cimeli. Le logiche del collezionismo matto e sfrenato spesso esulano da qualsiasi spiegazione razionale. La verità è che la storia di questa azienda è cresciuta assieme a quella di grandi artisti che hanno consumato le proprie dita tra le corde di quelle chitarre e che le hanno utilizzate per esternare la propria visione del mondo.

Sulla relazione con la sua ‘Black Strat’ del 1969, David Gilmour, storico chitarrista e cantante dei Pink Floyd, aveva detto: “Devo ringraziarla per tutta la musica che mi ha donato. Succede semplicemente che su quello strumento io riesco ad esprimere le mie emozioni nel modo più autentico possibile”. Un’altra connotazione di questi pezzi di artigianato è il loro colore: “L’originale colorazione Stratocaster è la Sunburnst, con le venature del legno che si vedono sotto una leggera mano di vernice nera che definisce grossolanamente i contorni e sfuma verso il centro del corpo in tabacco. Da quando, però, Jimi Hendrix a Woodstock nel 1968 si presentò con la celebre Olimpic White, i fan impazzirono per le Strato in bianco. Un altro esempio è la versione nera con il battipenna bianco che divenne celebre grazie ad Eric Clapton.”

IMG_5305

Camorani ha anche una ricca collezione di chitarre e bassi dalla rara colorazione Red fiesta, utilizzati principalmente da David Gilmour e da Mark Knopfler dei Dire Straits nei primi anni Ottanta. Alcuni dei suoi idoli, tra cui Nick Mason e Guy Pratt dei Pink Floyd, sono passati a trovare il vintage museum di Forlì e si sono complimentati con Flavio per come ha custodito la sua passione negli anni: “Ti dico la verità, i più bravi e i più grandi sono di una modestia unica. Cerco di metterli a loro agio: qua possono provare tutti gli strumenti che vogliono. Anche se molto spesso non hanno neanche voglia di parlare di musica. Si chiacchiera volentieri anche di altro. È una rottura di scatole per loro sentirsi dire ‘eh ma quando hai suonato lì che cosa provavi?‘ Vorrebbero solo un piatto di tagliatelle e farsi due risate davanti a un buon bicchiere di vino.”