«L’Anmil è stata fondata il 19 settembre 1943. Era un ente di diritto pubblico come l’Inail, poi ci siamo trasformati nel 1979 in ente di diritto morale, per poi diventare onlus e infine patronato per dare servizi gratuiti ai nostri associati. Noi facciamo tantissimo e lo facciamo in modo volontario, ma è sempre poco rispetto a quelli che sono i bisogni delle vittime e dei loro familiari». Claudio Betti, segretario nazionale dell’Anmil (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati ed Invalidi del Lavoro) traccia così la storia e il raggio d’azione dell’associazione, rivelando le controversie ancora irrisolte legate alle morti bianche.
La prima è relativa al conteggio annuale delle morti bianche: «A parte le 1.041 persone morte direttamente sul lavoro nel 2023, bisogna dire che ci sono stati quasi 600mila incidenti. Ciò significa una media di 1.600 incidenti al giorno, e parliamo di persone che lavorano in regola. Noi sappiamo che ci sono anche tanti lavoratori in nero che non vengono conteggiati, così come non vengono conteggiati i pensionati occupati nell’agricoltura, i giornalisti o i vigili del fuoco che non figurano nei dati annuali.Ci sono vigili del fuoco che sacrificano la propria vita per salvare le persone, così come ci sono giornalisti inviati di guerra in posti dove le fazioni utilizzano armi all’uranio impoverito che causano linfomi o leucemia», rendo noto Claudio Betti.
Il segretario Anmil parla con la preoccupazione e il carisma di chi ha fortemente a cuore la questione. Consigliere Nazionale e presidente del dipartimento di Roma, anche lui, come tutti i soci Anmil, ha subìto almeno un infortunio sul lavoro e ora dedica la propria attività alla sensibilizzazione e alla prevenzione affinché i dati relativi alle morti bianche diminuiscano. «La situazione in Italia è difficile: noi facciamo quel che possiamo. Cerchiamo di sostituirci all’Inail dando i primi contributi economici alla famiglia che perde un familiare sul lavoro, bisogna rendersi conto che queste persone si trovano dall’oggi al domani senza un loro caro, e le controversie degli aiuti finanziari dedicati ai parenti delle vittime sono ancora tante. Basti pensare che l’Inail, all’inizio, interveniva dopo sei mesi, che sono proprio i sei mesi in cui la famiglia avrebbe bisogno di più supporto. Da quando abbiamo costituito la fondazione Sosteniamoli Subito, l’Inail ha ridotto i tempi, e adesso interviene dopo circa un mese con le prime forme di sostegno».
La questione legata alle morti e agli infortuni sul lavoro avrebbe bisogno di una regolamentazione più chiara che offra un sostegno concreto ed imprescindibile alle persone coinvolte. «Non è possibile che un invalido del lavoro venga considerato tale solo nel caso in cui gli venga riconosciuta un’invalidità del 16%. Ci sono persone che hanno un 10% di invalidità e hanno comunque delle importanti difficoltà, o persone che per un solo punto percentuale non si vedono riconosciuta una rendita vitalizia alla quale avrebbero pieno diritto. Così come non va bene che quando muore un ragazzo durante l’alternanza scuola-lavoro, ai genitori non venga riconosciuta una rendita. Non si dovrebbe destinare o meno un contributo economico in base al parente che muore: il sostegno finanziario andrebbe dato alla famiglia della vittima in tutti i casi».
Si potrebbe anche fare più prevenzione per ridurre il numero di tragedie che si verificano sui posto di lavoro: «Noi parliamo con i ragazzi delle scuole, anche medie ed elementari. Si potrebbe sensibilizzare la popolazione anche attraverso la televisione, con programmi che spieghino accuratamente il problema, a patto che vengano trasmessi in prima serata e che possano quindi essere visti da tutti», suggerisce Claudio Betti.
Carlo Soricelli, responsabile dell’Osservatorio Indipendente di Bologna dei morti sul lavoro, delinea una situazione preoccupante sul meotdo di conteggio annuale Inail delle vittime e degli infortunati sul posto di lavoro: «Io registro tutti i morti sul lavoro, compresi i non assicurati Inail. Cerco le generalità della vittima, il luogo e il modo in cui è deceduta, perciò non temo smentite. Ci sono, annualmente, circa 40% morti in più di quelli che vengono conteggiati ufficialmente. L’Inail l’anno scorso ne ha contati 1.041. Noi ne abbiamo registrati 1485. C’è una bella differenza». Il conteggio delle morti bianche, anche secondo Soricelli, nasconde perciò delle controversie tutt’altro che trascurabili: «Bisogna capire che i morti sul lavoro non sono solo i morti ufficializzati dall’Inail. Ci sono, ad esempio, gli agricoltori che muoiono schiacciati dai trattori: quest’anno le vittime sono state già quaranta, ma nessuno lo comunica. Da quando ho aperto l’Osservatorio, ne abbiamo registrati oltre 2.600. Avete mai sentito il ministro delle Politiche agricole dire qualcosa in merito? Non è una questione di partiti. Né la Destra né la Sinistra hanno mai fatto nulla o speso una parola per questi morti. È una cosa atroce».
L’Inail (Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) è l’Ente che gestisce le assicurazioni obbligatorie e punta a ridurre gli infortuni e le morti sul lavoro, “giocando d’anticipo”. All’Inail si deve un monitoraggio costante e dettagliato dei casi di vittime e infortunati, utile a ricostruire trimestralmente l’andamento degli incidenti. Adele Pomponio, dirigente Inail e direttrice ufficio POAI (Pianificazione Organizzazione e Attività Istituzionali) della regione Campania, chiarisce la posizione e il metodo di rilevazione dell’Ente: «La nostra missione va oltre l’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali: ci impegniamo attivamente nella prevenzione dei rischi lavorativi attraverso un insieme di attività di informazione, formazione e assistenza», spiega la direttrice. «Quando parliamo di formazione ci riferiamo alla promozione della cultura della sicurezza, ed è fondamentale divulgare questa cultura partendo proprio dalle scuole».
A supporto della prevenzione e contrasto degli infortuni – spiega la direttrice – c’è la Direzione Centrale Ricerca dell’Inail che coordina un team di esperti provenienti dal Dipartimento sanitario e dall’area dell’innovazione tecnologica. Il connubio tra tecnologia e medicina ha reso possibile la realizzazione di strumenti tecnologici per ridurre i rischi a carico del sistema muscolo-scheletrico e ha creato dei dispositivi per operare in sicurezza. Non solo: la ricerca si occupa di ideare nuove modalità di gestione delle diverse tipologie di rischio, per esempio quello chimico e biologico, le analisi sullo sviluppo e l’utilizzo di nanotecnologie negli ambienti di lavoro.
A causa dell’evoluzione dei processi lavorativi e delle tecnologie avanzate, l’obbligo assicurativo dell’Inail è stato esteso a quasi tutte le attività industriali e di servizio. Con l’assicurazione il datore di lavoro è esonerato dalla responsabilità civile conseguente all’evento lesivo subìto dai propri dipendenti, salvo i casi in cui, in sede penale o – se occorre – in sede civile, sia riconosciuta la sua responsabilità per reato commesso con violazione delle norme di prevenzione e igiene sul lavoro.
Per essere assicurato, il lavoratore deve essere necessariamente in possesso di un regolare contratto di lavoro. Tutti i numeri, i grafici e le statistiche di infortunati e vittime sul lavoro non tengono conto dei lavoratori in nero, che però in realtà costituiscono una percentuale non trascurabile. Per contrastare questo sistema irregolare, «gli ispettori controllano le aziende, che ovviamente non vengono avvisate dell’ispezione. Se vengono riscontrate delle irregolarità, si procede subito con delle multe. È l’unico modo per incentivare le aziende a far rispettare le normative in termini di sicurezza a prevenzione», spiega Pomponio. «Noi verifichiamo anche informaticamente che il lavoratore sia stato regolarizzato. È successo anche di ricevere segnalazioni da parte di terzi, segnalazioni che noi valutiamo perché in alcuni casi non riguardano proprio l’attività di nostro interesse. In questo caso dobbiamo rivolgerci alle autorità competenti. Nel caso in cui, invece, possono riguardare l’Inail, sicuramente avviamo un’azione ispettiva».