La Lombardia, a partire dal 5 marzo, viene nuovamente blindata. Il presidente della regione Attilio Fontana, dopo aver istituito la fascia rinforzata per alcuni comuni e province, ha deciso di estendere a tutto il territorio regionale i divieti e le restrizioni più severe per cercare di contenere il contagio da Covid-19, il cui andamento è aumentato in maniera significativa soprattutto a causa delle varianti, quella inglese su tutte, che è diventata in poco tempo predominante. Anche Milano, quindi, si trova nuovamente nella morsa delle restrizioni dopo lunghi periodi di zona gialla, ma se da una parte il clima di rassegnazione appare piuttosto diffuso, si intravede comunque un sentimento di positività .

 Il quartiere Bande Nere, nella prima giornata di zona arancione rafforzato, resta comunque molto attivo, fatta eccezione per la ristorazione che, come prevedibile, resta ferma ma solo in parte . Bar, pizzerie e pasticcerie continuano a lavorare senza il servizio ai tavoli e la consumazione al bancone, ma grazie ai servizi di delivery o di take away; i muretti e le panchine nelle piccole piazze, invece, vengono presi di mira da chi passeggia, chi porta in giro il cane, o chi si intrattiene in lunghi discorsi con altre persone. I numerosi parchi della zona, tra cui quello delle Cave, terzo per dimensione del capoluogo lombardo, si riempiono rapidamente da chi corre, va in bici, o fa lezioni di ginnastica o di yoga all’aperto.

Il quartiere Bande nere si riadatta al lockdown più recente con un sorriso, complice il suo polmone verde

Passeggiando per viale Rembrandt, una delle strade principali del quartiere, i negozi di abbigliamento continuano ad accogliere i clienti con ingressi contingentati, mentre fuori dai tabacchi c’è chi si intrattiene in lunghi discorsi davanti ad una schedina o ad un drink rigorosamente consumato in piedi. Il clima che si respira in tutto il quartiere sembra quasi di totale normalità, se non fosse per le mascherine e il distanziamento sociale, e di questo se ne sono accorti tanti passanti che si lamentano delle restrizioni : «Non è come una zona rossa, ma preferirei che le persone fossero un po’ più consapevoli – racconta il signor Antonio – . Non ci troveremmo in questa situazione se si fossero osservate delle regole di base da parte di tutti». Facendo un confronto tra le regole in vigore e quelle rispettate «non si nota nessuna differenza tra zona gialla, rossa o arancione. Se tutti stessero più attenti a rispettare il distanziamento interpersonale, la situazione migliorerebbe in questa zona, così come nel resto della città».

 Nell’insicurezza e nello sconforto generale, però, non manca il sorriso di chi si concede una passeggiata all’aria aperta, di chi, nonostante sia consapevole che la miglior prevenzione dal contagio sia rimanere a casa, può comunque avere la possibilità di svagarsi all’aria aperta seppur con tutte le precauzioni possibili , mentre si vedono numerosi camion dell’esercito e le ambulanze che continuano rimbombare per le strade. Dopo le 18, però, il clima inizia a cambiare lentamente: c’è chi si affretta a ultimare gli ultimi acquisti nei negozi e chi svolge gli ultimi servizi della giornata, fin quando arriva l’ora di cena e il quartiere lentamente si svuota.

Così, all’improvviso, non si vede più tanta gente in giro come durante il giorno: solo le luci dei numerosi appartamenti che si riversano in uno scenario completamente deserto quando scatta in vigore il coprifuoco, danno l’impressione che si stia per entrare in un vero e proprio lockdown. Ormai si aspetta solo il giorno successivo per entrare nella solita routine rimanendo a casa. E non resta che un’eco silenzioso e il riflesso dei lampioni che illuminano strade lasciate libere solo per chi continuerà a lavorare anche di notte .