«Dove non arrivano le parole, arrivano le immagini». Lo sa bene Mauro Iandolo, interprete e performer nella lingua dei segni (LIS), che ha fatto delle sue mani uno strumento per raffigurare le parole. Quello che poi è diventato il suo mestiere, all’inizio era semplicemente la normalità. «Per comunicare in casa abbiamo sempre utilizzato la lingua dei segni, quindi si può dire che è la mia prima lingua». Mauro infatti è un CODA, un Child Of Deaf Adult, un figlio udente di genitori sordi. Fin da bambino ha imparato a comunicare attraverso una lingua che ha una propria struttura grammaticale, sintattica e morfologica e che «al di là dell’aspetto linguistico e comunicativo fa sviluppare molto la memoria visiva e la micro-motricità delle mani». Poi ha imparato l’italiano, ma a pensarci bene tutti lo imparano dopo. «I piccoli prima di iniziare il linguaggio vocale utilizzano i segni deittici, quindi la gestualità è proprio insita nell’essere umano che ha la necessità di comunicare».
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Su questo concetto base, riassunto nel primo assioma della comunicazione – Non si può non comunicare – Mauro ha basato la sua vita. Da quindici anni lavora come assistente della comunicazione e proprio nel suo ambito ha notato un gap tra comunità udente e comunità sorda. «Non è la sordità che costituisce una barriera, ma è il mondo udente che crea un problema di accessibilità non solo ai sordi, ma anche alle persone cieche o che hanno problemi motori». Per questo motivo ha fondato Officina LIS, un’associazione di promozione sociale che si occupa della lingua dei segni e dell’autismo. «Da un lato facciamo corsi di formazione della lingua dei segni e supporto burocratico per le persone sorde in collegamento con un Caf, dall’altro ci occupiamo si assistenza terapeutica per soggetti autistici e supporto per DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) e ADHD (Disturbi da Deficit di Attenzione/Iperattività). La cosa bella è che logopedisti, educatori ed esperti, quando ne hanno bisogno, utilizzano la lingua dei segni perché ci sono studi che mostrano l’efficacia della sua applicazione nello spettro autistico e in generale nelle disabilità comunicative».
Questo divario comunicazionale si è reso ancora più evidente con l’emergenza Coronavirus, durante la quale le informazioni si sono rivelate essenziali e necessarie a tutti. «Per le prime due settimane di lockdown italiano, le persone sorde non sapevano assolutamente cosa fare. So che l’Ente Nazionale Sordi ha fatto una bella battaglia per avere l’accessibilità a tutti i servizi ma soprattutto è stato fondamentale anche il confronto con gli altri Paesi europei che hanno iniziato a trasmettere le notizie e i comunicati dei Presidenti sempre con un interprete. Questo perché la Francia e la Spagna hanno riconosciuto la lingua dei segni, l’Italia ancora no».
Non avere il riconoscimento significa soprattutto non avere una serie di servizi. Infatti c’è voluto molto tempo per far comprendere la rilevanza pubblica della lingua dei segni e per garantire gli stessi diritti dei cittadini udenti ai cittadini sordi.
«Già da anni la Rai offre il servizio di interpretazione del telegiornale che ultimamente è stato potenziato grazie a RaiNews24. Quindi l’informazione, anche se poca, è stato un primo passo. Adesso grazie a Susanna di Pietra con la Protezione Civile e gli altri colleghi che stanno lavorando insieme alle istituzioni, le persone sorde possono essere informate nella giusta maniera. Anche i presidenti di regione e i sindaci infatti si stanno munendo dell’interprete in lingua dei segni. Secondo me è una cosa molto positiva perché ricordiamoci che l’accessibilità non può essere negata specialmente in periodi di emergenza».
Dunque la lingua dei segni ha iniziato ad avere una certa risonanza, soprattutto negli ultimi mesi. Dopo la presenza di Mauro al programma televisivo “Soliti ignoti”, sul palco di Sanremo insieme a Le Vibrazioni e la traduzione in LIS dell’intero Festival tutti hanno scoperto le potenzialità delle mani. Da anni infatti Mauro non è solo un interprete ma anche un performer che si impegna «nell’interpretazione delle canzoni in lingua dei segni attraverso la musica visiva». Non tutti gli interpreti però sono performer perché è necessaria «un’esperienza artistica alle spalle che permetta di esternare l’espressività della musica».
Oltre ai suoi due diplomi, Mauro ha seguito lezioni di danza con grandi maestri come Giuseppe Picone, direttore del corpo di ballo del Teatro San Carlo, e il ballerino Gerardo Porcelluzzi e corsi di teatro con attori del calibro di Cesare Bocci. Tuttavia la sua passione per la musica dei segni nasce da molto lontano. «Spesso da piccolo andavo insieme ai miei genitori ai circoli per sordi, alle radunate delle compagne di collegio di mia madre o alle gite organizzate dall’Ente e quindi mi trovavo da solo insieme a tutti sordi. L’unica cosa che avevo durante il viaggio era la radio in macchina e quindi mi divertivo a tradurre le canzoni. Così ho capito che era una cosa che si poteva fare».
In questo modo la lingua dei segni è diventata una danza espressiva che rende arte visiva il linguaggio universale della musica. Durante la quarantena molti artisti hanno fatto proprio l’hashtag #IoRestoACasa condividendo con i follower la propria musica. Allo stesso modo Mauro ha voluto dare il suo contributo artistico nella lingua dei segni. «Agli inizi della pandemia ho fatto alcuni video con Francesco Sarcina, poi ho interpretato la canzone “T’a vuò fa sta quarantena”, un riadattamento all’esperienza Coronavirus della canzone “Tu vuò fa l’americano”. E pochi giorni fa è uscito un nuovo video, una collaborazione artistica con vari danzatori tra cui anche Giuseppe Picone, il coreografo di Amici e altri professionisti per dare un supporto alla Protezione Civile».
In ogni momento la musica trasmette un messaggio. Durante quest’emergenza una canzone può essere lo strumento per esorcizzare le paure e per infondere speranza. Per Mauro la quarantena dà la possibilità di riflettere. «Nella vita di tutti i giorni siamo sempre frenetici e hai veramente poco tempo per pensare. Spesso e volentieri non apprezziamo quello che abbiamo perché siamo sempre alla ricerca di avere qualcosa di più. Adesso che ci è stato tolto tutto, si capisce anche qual è il superfluo. Secondo me si sta ritornando ad essere più genuini e penso che la canzone che rispecchi più questo momento sia “Meraviglioso”».