Lorenteggio è un cantiere a cielo aperto. Il traffico è congestionato e le persone devono riuscire a farsi spazio tra recinzioni da cantiere ed enormi scavi. Il grande progetto di riqualificazione del quadrilatero tra via Lorenteggio, largo Gelsomini, via Giambellino e piazza Tirana appare ancora in alto mare.
Maurizio, 62 anni, è il titolare di una cartoleria in una delle arterie principali della zona. Il periodo natalizio non è coinciso con un aumento delle vendite e ogni anno la situazione sembra peggiorare. «Il quartiere è disastrato, chi si mette alla guida fatica ad orientarsi e da qui passa sempre meno gente». Trascorrerà le feste a casa, in famiglia e si occuperà della spesa: «Anche al supermercato è aumentato tutto. A me piace tanto l’olio e per acquistarne una bottiglia di qualità devo spendere almeno dieci euro. È difficile tirare avanti quando guadagni poco e anche i beni di prima necessità diventano inaccessibili».
Da Maurizio a Carlo, passando per Reda venuto dall’Egitto, a Lorenteggio c’è poco da festeggiare: il cantiere della metropolitana ha scavato voragini di debiti tra i commercianti e abbassato le aspettative sul futuro
Maurizio non mi indica nessun evento di quartiere inerente al Natale, ma, spostandomi verso piazza Frattini, noto un piccolo manifesto che segnala la partenza di un trenino di Natale del Municipio 6. La piazza è ancora rimaneggiata e non è riccamente addobbata, ma presenta una piccola pista di pattinaggio e un albero di Natale. Pochi elementi, ma sufficienti per richiamare alla mente il periodo delle feste.
Mi lascio alle spalle la piazza e proseguo fino ad arrivare al mercato all’aperto. Tra i venditori che urlano per catturare l’attenzione dei passanti, nella parte più esterna di largo Gelsomini, c’è Claudio, proprietario di un furgone adibito alla vendita di salumi e prodotti caseari. In testa ha una cuffia che rievoca alcuni degli elementi tipici del Natale, renne e palle di neve. «Quest’anno è peggio dello scorso e ho paura sarà migliore del prossimo». Poche parole, ma schiette e sincere. «A me le feste natalizie piacciono molto, ma il periodo che stiamo attraversando non ci aiuta a viverle serenamente». Anche lui, come Maurizio, avrà la fortuna di passarle con le persone più care.
Tocca una sorte diversa a Reda, trasferitosi a Milano dall’Egitto. Pure lui ha un furgone, ma si occupa della vendita di frutta e verdura. «La mia famiglia è rimasta in Africa, quindi il Natale lo passerò da solo. Spero riesca a raggiungermi per gennaio». Il suo italiano è un po’ stentato, ma il tono della voce fa comprendere quanto tenga a sua moglie e ai suoi bambini. «Il mercato si tiene ogni giovedì e, poco più avanti, seguendo la strada, si trova quello Comunale, al coperto».
Lì c’è Carlo, il macellaio. Ha proseguito l’attività del padre e se ne occupa a tempo pieno da quasi 25 anni. «Ora come ora le persone stanno più attente a fare la spesa. Con l’avvicinarsi del Natale, però, mi aspetto maggiori entrate». È con questo auspicio che Carlo mi saluta, senza dimenticarsi di lanciare una frecciatina all’amministrazione comunale: «Con questi lavori sembra solo ci vogliano mettere i bastoni tra le ruote, ma l’importante è tirare avanti».