Ricordo come se fosse ieri quella notte in cui potei ammirare per la prima volta piazza San Marco deserta. La confusione ed il caos del giorno avevano lasciato posto ad una quiete magica. La facciata della Basilica splendeva di una bellezza senza pari e il forte vento della laguna – che spettinava i miei capelli e irritava i miei occhi – infondeva per tutto il perimetro una musica dolce. Il glamour del Festival del Cinema vissuto poche ore prima non poté reggere il confronto di quella vista e quella pace. Tuttavia oggi, alle immagini delle stessa piazza vuota sì, ma nelle ore diurne, è impossibile non farsi prendere da una lieve malinconia. Come in un lunghissimo film di Michelangelo Antonioni, scorrono davanti a noi numerosissimi frame ritraenti anime aggirarsi per luoghi che, un tempo concepiti per socializzare, sono divenuti improvvisamente deserti urbani.

 «La potenza di piazza Duomo vuota a mezzogiorno era tale che mi sono subito detto “Caspita! Questa cosa qui è da raccontare. È troppo bella da far vedere”» 

Alessio Perboni – foto giornalista e autore di reportage da tutto il mondo – ha deciso di documentare tutto ciò da casa, facendo del proprio computer un nuovo obiettivo fotografico capace di raccontare questo periodo di lockdown «Il progetto Occhio per occhio – ci racconta – è nato abbastanza per caso. Trascorsa la prima settima di isolamento in cui mi sono dedicato a lavori arretrati ho iniziato a pensare a come riuscire a realizzare nuovi reportage per narrare la situazione che stiamo vivendo. Tante cose erano già state fatte e non avevo grandi idee su come procedere. Poi un giorno un mio collega mi ha detto che sarebbe voluto andare a Venezia per vedere un po’ la città deserta, e allora mi sono subito chiesto come poteva invece apparire piazza Duomo a Milano. Ho cercato su Google e ho trovato una webcam che inquadrava proprio il Duomo». Il ricordo del lavoro del fotografo italiano Giorgio Di Noto – che qualche anno fa ha fotografato le Primavere Arabe senza recarsi in Nord Africa ma scattando polaroid allo schermo del proprio PC – così come la potenza della piazza vuota a mezzogiorno sono stati determinanti. «Mi sono detto “Caspita! Questa cosa qui è da raccontare. È troppo bella da far vedere” e ho iniziato i miei scatti».

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Grand Place, Brussels, Occhio per Occhio, Ph. Alessio Perboni

Milano, Venezia, Roma ma anche New York, la Mecca, il Muro del Pianto, la Cina, il Giappone… le fotografie di Alessio scavalcano i confini delle nostre abitazioni, del nostro Paese, per farci viaggiare nonostante le limitazioni e lanciando una sfida aperta contro il virus. «In Occhio per occhio si nasconde il concetto del mio sguardo, di quello delle webcam in giro per il mondo ma anche il senso di vendetta nei confronti del Coronavirus che ci obbliga a restare fermi in casa e a non poterci muovere liberamente». Con tutti i limiti del caso – «Sono abituato a stabilire tutto quando scatto una foto, mentre qui è impossibile farlo perché non puoi controllare aspetti quali l’inquadratura e l’esposizione ma ti devi adeguare» – quello che emerge dal risultato finale è una singolare e omogenea raccolta di cartoline dal gusto retrò.

«Ho messo il cuore del fotografo cercando quei momenti che potessero piacermi di più»

E anche se «siamo tutti un po’ capaci di andare su Google e scattare screenshot dalle webcam che troviamo – ammette senza problemi Alessio – ho messo il cuore del fotografo cercando quei momenti che potessero piacermi di più». Le innumerevoli piazze vuote infatti acquistano un’aurea particolare proprio grazie alle poche persone che le popolano, intente a compiere «gesti assolutamente riconoscibili», come portare a spasso il cane, scattare selfie o consegnare un pasto in bicicletta.  «È bello anche pensare che in alcuni casi le persone scattate siano comunque connesse ad altre. Spesso infatti mi capita di vedere gente che sta facendo delle dirette – a Times Square come a Piazza di Spagna – che si guarda intorno con il cellulare in mano e puntato in alto. Anche questo fatto che io fotografo in tempo reale una persona a decine e decine di chilometri di distanza, che a sua volta è sì, da sola, ma che nello stesso momento sta mostrando a tutti quelli che la seguono (o semplicemente ad amici e o parenti) ciò che sta vedendo, è qualcosa di singolare che non è mai successo nella storia dell’umanità».

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Plaza Del Ayuntamiento, Valencia, Occhio per Occhio, Ph. Alessio Perboni

L’insieme del materiale, raccolto dal 15 marzo (prima domenica di lockdown nazionale) fino ad ora, fornisce anche la testimonianza di come in realtà gli italiani stiano affrontando l’emergenza: «Tutto sommato la gente ci tiene a contenere la pandemia». L’idea finale è quella di fare di tutto quanto un libro e una mostra: «Questa è la speranza. Il mio è un progetto in divenire e sto cercando anche delle forme alternative per poterlo presentare». Di sicuro però, Occhio per Occhio rappresenta per Alessio anche qualcosa di più di un semplice lavoro: «Mi sono adattato facilmente alla reclusione. Le webcam sono state per me una valvola di sfogo capaci di far passare velocemente questi giorni, così come la forte consapevolezza che torneremo a viaggiare e a fare quello che facevamo prima».

 

Per seguire il lavoro di Alessio:  @alessio.perboni