Fare le valigie e partire verso una città più sicura, con l’obiettivo di tornare il più presto possibile da dove si è dovuti fuggire. Gli abitanti di Kiev conoscono bene questa storia: Anastasie Izvoshchikova è una di loro. Nel piccolo villaggio dove si trova i suoi venti anni le stanno stretti. Dalle lezioni di danza e canto nella capitale, alla campagna e gli animali. Almeno, però, le bombe non cadono dal cielo. Studentessa della Scuola di giornalismo dell’Università Taras Ševčenko di Kiev, spiega che quando deve scrivere della guerra cerca sempre di farlo “in modo che la gente possa capire e trovarlo interessante”. La cosa più importante, in questo momento, è continuare lavorare. Tra i banchi dell’università ha imparato “come impostare un report, un’intervista, girare video e verificare le informazioni”. Ora vuole continuare a fare pratica: lo studio sui libri, in questo momento, appare fuori dal tempo.

Anastasie Izvoshchikova, 20 anni, studia giornalismo da tre anni e lavora per due media ucraini

Anastasie Izvoshchikova, 20 anni, studia giornalismo da tre anni e lavora per due media ucraini

Ufficialmente gli studenti della Scuola di giornalismo di Kiev sono stati in vacanza fino al 4 aprile, poi le lezioni sono ricominciate a distanza. Per dare il proprio contributo come giornalista, Anastasie lavora da volontaria a Souspilne News e racconta storie di resistenza per la pagina Facebook Heroes of Freedom. “I volontari e i soldati fanno un lavoro straordinario, ma quando non sei al fronte e hai una connessione internet e un computer puoi contribuire comunque” , spiega. Si occupa soprattutto di redigere articoli partendo dai lanci di agenzia, ma tiene anche i contatti con i fotoreporter che documentano la guerra.

Una stampa militante contro la disinformazione
Studia e lavora anche Helena B., giornalista e studentessa del terzo anno della Scuola di giornalismo di Kiev. Si sente già una professionista del settore: da un anno scrive per il sito internet che è punto di riferimento per i nazionalisti ucraini.

Tre studentesse fuggite da Kiev con il desiderio di tornarci. Giornalismo indipendente e militante per raccontare la guerra, diventata da più di un mese la loro quotidianità

“Il giornalismo indipendente gioca un ruolo cruciale. La Russia è una terribile macchina della propaganda” : combattere le notizie false, spiega Helena, è una partita fondamentale. “Alcune fake news continuano a circolare online: la Russia investe molti soldi per creare bot”, prosegue. Ci sono due modi per creare disinformazione: diffondere notizie del tutto false o mischiare la realtà con l’invenzione, in modo che sia impossibile discernere tra i fatti e le mistificazioni. “I nostri giornalisti stanno facendo un lavoro eccellente: spiegano alle persone perché è importante donare soldi all’esercito ucraino e perché smettere di consumare prodotti russi”, argomenta Helena. Nelle sue parole, anche la stampa in guerra ha un ruolo militante.

Nel prepararsi a riaccendere il computer per seguire le lezioni da distanza, Helena spiega che tutti gli studenti della Scuola di giornalismo si occuperanno della guerra: “Scriveremo dei profughi ucraini, dei volontari e della vita in città sotto le bombe”. Non tutti potranno collegarsi alle lezioni perché molti sono costretti a stare nei rifugi, dove la connessione internet è scarsa.  Per chi potrà, “sarà un modo per partecipare alla nostra battaglia per l’Ucraina: proveremo a diffondere la verità”, racconta.

Fonti primarie
Olena Zui
, venti anni, anche lei e costretta a fuggire a Ovest di Leopoli, racconta che durante la guerra “è importante che i giornalisti scelgano bene le loro fonti primarie, perché ci sono molte fake news sui social media”.

Olena Zur, 20 anni, è specializzata in journalism and social comunication. "Bisogna selezionare bene le fonti primarie", spiega

Olena Zur, 20 anni, è specializzata in journalism and social comunication. “Bisogna selezionare bene le fonti primarie”, spiega

Specializzata in journalism and social comunication, spiega: “Molti ucraini si informano sui social e non riescono a smettere di leggere notizie sulla guerra, ne sono ossessionati”.
Tante notizie, però, si basano sul sentito dire e non sono credibili.
Dall’altra parte, i media tradizionali attivi in Ucraina sono percepiti come più affidabili: “Tutti le televisioni pro Cremlino sono state messe al bando in Ucraina”, racconta Helena. Notizie parziali non si trovano solamente in Russia, tiene a precisare Anastasie: “È fondamentale che i giornali scrivano articoli riportando opinioni da entrambe le parti”.

Close the sky
“Non vogliono che l’Ucraina esista, ma fino a quando ci sarà anche un solo cittadino ucraino o un libro ucraino, noi non ci arrenderemo. Siamo pronto a morire per la nostra libertà: sono sicura che vinceremo”, dice Helena. Alcuni suoi amici combattono nel battaglione Azov e altri fanno i volontari per aiutare l’esercito. La vittoria è solo una questione di tempo anche nelle parole di Anastasie, ma le studentesse hanno opinioni differenti sugli aiuti dell’Occidente. Anastasie crede che le sanzioni faranno capitolare la Russia, Helena e Olena pensano che le organizzazioni internazionali si stiano dimostrando impotenti.
Close the sky” è la frase che i media internazionali ripetono tutti i giorni. È la richiesta di una no fly zone sopra i cieli dell’Ucraina. Tradotto: la Nato sarebbe autorizzata ad abbattere gli aerei russi che volano sopra Kiev. Le giovani giornaliste della Scuola capiscono che sia una presa di posizione troppo scomoda per l’Alleanza Atlantica. Helena però sottolinea l’importanza di fornire a Kiev sistemi di difesa antiaerei, in modo che gli ucraini possano procedere da soli a chiudere il cielo. Le battaglie chiave si giocheranno a Sud del Paese, concordano, e i cittadini di Mosca sono pronti a combattere per l’idea di un mondo sotto il dominio russo. Sono accecati dall’ideologia e accettano la propaganda perché fa loro comodo, secondo Helena. Perché la guerra riesce a polarizzare gli animi e mettere gli uni contro gli altri, “con lo stesso identico umore ma sotto la divisa di un altro colore”.