Julian Assange, fondatore di Wikileaks, è stato scarcerato e ha lasciato Londra alle 18.36 del 24 giugno. Le prime immagini del giornalista diffuse dalla stampa lo ritraggono all’aeroporto di Stansted a Londra mentre sale su un aereo – volo noleggiato VJT199 -. Dal video, con indosso un jeans chiaro e una camicia, Julian sembra in buone condizioni di salute.

Perché è stato liberato e perché la fase iniziale della sua scarcerazione è avvenuta a telecamere spente? Wikileaks, che non ha mai smesso di combattere per la sua scarcerazione, questa notte ha pubblicato un post su X:“Julian Assange è libero. Ha lasciato il carcere di massima sicurezza di Belmarsh la mattina del 24 giugno, dopo avervi trascorso 1901 giorni. Gli è stata concessa la libertà su cauzione dall’Alta Corte di Londra.”

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Il procedimento iniziale è avvenuto a telecamere spente perché Assange, che ha accettato di dichiararsi colpevole per un reato minore, ovvero cattiva gestione di informazioni riservate, in questo momento è in viaggio verso l’Isola di Saipan nelle Marianne Settentrionali, il cui territorio è sotto giurisdizione americana. La Corte marianna, che ha sede nella capitale Saipan, è la giurisdizione statunitense più lontana dagli Stati Uniti e la più vicina all’Australia. Le Isole Marianne Settentrionali costituiscono, dal 1986, un “territorio non incorporato” degli USA, dopo essere stato un territorio strappato ai giapponesi nel 1944 durante la seconda guerra mondiale.Lì, intorno alle ore 9 di mercoledì mattina, sulla base di un patteggiamento a cui si è giunti dopo anni di trattative e secondo cui Assange avrebbe già scontato la sua pena nel penitenziario di massima sicurezza di Belmarsh, affronterà un giudice federale che dovrebbe concedergli la piena libertà e la possibilità di tornare nella terra che gli ha dato i natali, l’Australia. L’accordo è stato raggiunto e siglato il 19 giugno. In una lettera firmata dal funzionario statunitense Matthew McKenzie, indirizzata alla Corte distrettuale statunitense delle Isole Marianne, ha dichiarato che Julian Assange è stato inviato a Saipan in ragione della sua prossimità con il Paese di cittadinanza dell’imputato, dove “si recherà una volta concluso il processo”. Screenshot 2024-06-25 alle 11.06.55

Il primo ministro Australiano Anthony Albanese ha dichiarato: “Indipendentemente dalle opinioni che la gente ha su Julian Assange e le sue attività, il caso si è trascinato troppo a lungo. Non c’è nulla da guadagnare dalla sua continua incarcerazione e vogliamo che sia stato portato a casa in Australia”.

Per mesi abbiamo seguito l’odissea di Julian Assange ma, nonostante le speranze di attivisti, organizzazioni internazionali e accademici che hanno combattuto per la sua liberazione, nelle ultime settimane non è trapelata alcuna indiscrezione circa la possibilità di un’imminente scarcerazione.È stata portata a termine, infatti, una complessa e sommersa trattativa tra il Dipartimento di Stato Americano e la squadra legale di Julian. Diversi funzionari dell’FBI e del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti si sono opposti a qualsiasi accordo che non includesse una dichiarazione di colpevolezza e questo perché, anche in sede processuale, l’accusa ha sempre sostenuto che Assange abbia spinto l’ex militare Chelsea Manning a condividere milioni di file diplomatici statunitensi non filtrati, mettendo in pericolo fonti riservate e collaboratori civili legati alla guerra combattuta dagli Stati Uniti in Afghanistan e Iraq.

“Questo è il risultato di un lunghissimo processo, una battaglia durissima. Ora la cosa più importante è che Julian si riunirà con la sua famiglia e che sarà di nuovo capace di guardare il cielo azzurro. La sua famiglia lo sta aspettando in Australia.” Kristinn Hrafnsson, direttore di Wikileaks, ha commentato così la liberazione del suo socio. Stella Maris in Assange, moglie di Julian, ha detto che il giornalista chiederà la grazia dopo essersi dichiarato colpevole. Lei e il padre di Julian, John Shipton, hanno lottato con tutte le loro energie affinchè la causa di Assange scardinasse i palinsesti dell’informazione mondiale. Entrambi hanno da sempre sostenuto che l’unico modo per non far svanire nel nulla questo caso era creare complicità e instillare conoscenza costante nella l’opinione pubblica. Senza l’interesse di milioni di cittadini consapevoli in tutto il mondo, la scarcerazione di Assange sarebbe stata un’utopia. “Io non mi arrendo facilmente, lo sapete. E neanche Julian. Deve essere un tratto familiare.” Shipton, che aveva lamentato le condizioni disumane nelle quali Julian versava da più di cinque anni, è da sempre rimasto fiducioso.