Mancano poche ore alla fine di ottobre e con esso termina anche il mese della prevenzione contro il tumore al seno. Nell’anno maledetto dalla pandemia di Covid-19, migliaia di pazienti oncologici hanno denunciato ritardi o annullamenti di visite magari programmate da mesi, con conseguenze severe sulla propria condizione fisica. C’è voluto il mese di maggio, con l’allentamento del lockdown, per far ripartire i controlli ambulatoriali e specialistici, che comunque hanno dovuto far fronte all’emergenza sanitaria ammettendo un numero limitato di persone. I danni provocati dal Covid non sono ancora stimabili con precisione, ma di certo hanno influito – e continueranno a farlo – sulla tempestività della diagnosi delle diverse patologie.

È proprio a causa del clima respirato nei mesi passati – e che adesso, purtroppo, avvolge di nuovo tutta Europa – che la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) di Milano ha deciso di rafforzare la sua campagna a favore della prevenzione sponsorizzando una mostra fotografica allestita all’aperto, in zona Brera.

Io sono prevenuta” è una raccolta di diciotto scatti realizzati dal fotografo Giovanni Diffidenti. Le immagini raccontano storie vere di donne che nella loro vita si sono scontrate direttamente e indirettamente con il tumore al seno; le protagoniste sono state catturate durante momenti di visita in ambulatorio o di vita quotidiana, mentre meditano facendo yoga o rinunciano al fumo di sigaretta. Per Diffidenti, già autore di reportage in contesti critici come la Libia, la Siria e l’Afghanistan, l’approccio con cui affrontare una tematica così diversa, in cui il dolore è vissuto prima di tutto interiormente, è stato “molto prudente e nel rispetto profondo della singola persona” che ha ritratto: «È fondamentale per me instaurare un certo tipo di dialogo con chi ho davanti per capire fino a dove posso arrivare con la fotografia. Gli scatti che vedete in questa mostra sono l’elaborazione di una collaborazione tra la Lilt e le donne fotografate». E alla domanda se ci sia un ritratto che preferisce rispetto agli altri, risponde con prontezza: «Ogni scatto è stato un percorso, fondamentale per riuscire a ritrarre ogni donna nel modo migliore e rispettoso».

Tra le protagoniste delle foto c’è anche la giovane influencer Ludovica Pagani, madrina della mostra a soli 25 anni. «Credo che quando si parla di queste cause sia fondamentale battersi in prima persona o comunque fare ciascuno qualcosa nel suo piccolo – dice, mentre sosta davanti al pannello dedicato al suo ritratto. Poi aggiunge: – Ho vissuto questo problema tramite amicizie e purtroppo al giorno d’oggi è molto presente nelle donne. Penso che sensibilizzare le giovani generazioni a una vita sana e alla prevenzione sia un messaggio importante da dare». Con oltre due milioni e mezzo di followers su Instagram, Ludovica spera che il suo impegno non passi inosservato: «Anche solo poche persone in futuro possono fare la differenza – afferma, spiegando poi quanto sia fondamentale dare il buon esempio: – Mi alleno tutti i giorni. Non sono una ragazza che beve o fuma moltissimo, cerco di limitare il consumo di tutto ciò che fa male. Non sono ipocrita, so benissimo che i giovani per divertirsi fumano e bevono, ma moderarne l’uso fa veramente la differenza. Evitare sarebbe anche meglio. Insomma, è importante vivere con la testa».

A ribadire lo stesso concetto è Marco Alloisio, presidente di Lilt Milano, che mette al centro anche l’alimentazione: «È indispensabile la dieta mediterranea, ricca di verdura, frutta e pesce. Poca carne, massimo due o tre volte a settimana. Unendo cibo e attività fisica, possiamo prevenire tre tumori su dieci». Ma a che età bisognerebbe cominciare le visite preventive e con quale frequenza? «Le giovani donne che hanno avuto un’importante familiarità è bene che inizino a controllarsi dai 30 anni – raccomanda il prof. Alloisio –. Dai 40 anni un’ecografia. Con la prevenzione e le giuste terapie riusciamo a guarire l’87% delle donne che si ammalano. Inoltre gli interventi chirurgici diventano meno invasivi e il tasso di sopravvivenza aumenta: l’obiettivo è arrivare presto oltre il 90-95%»

A proposito della situazione nel nostro Paese, Alloisio afferma: «In Italia si registrano circa 370mila casi annui e il tumore non si ferma per la pandemia. È vero che si deve fare tantissima attenzione al Covid-19, ma altrettanta va prestata al mantenere uno stato importante di salute pubblica con la prevenzione e le terapie». Un messaggio che risulta ancora più importante alla luce dell’attuale andamento dei contagi da coronavirus: il rischio non è solo quello di vedere di nuovo colme le terapie intensive, ma anche di sapere ridotti o sospesi quegli stessi trattamenti oncologici che hanno affrontato la più nera delle primavere. Invitando a fare tesoro degli errori passati, Lilt lancia il proprio appello e si rivolge soprattutto alle giovani – che molto spesso sottovalutano la minaccia del tumore – e al mondo della sanità, chiedendo a quest’ultimo di non dimenticare i pazienti oncologici in questa seconda ondata della pandemia. L’ottobre rosa volge al termine, ma la prevenzione e la lotta contro il più insidioso dei mali non possono arrestarsi.