La 97esima edizione degli Oscar potrebbe passare alla storia per il trionfo di The Substance, horror diretto dalla regista francese Coraline Fargeat. A stupire è la pioggia di candidature per questa pellicola: Miglior Film, Miglior regia, Miglior attrice protagonista per Demi Moore, Miglior sceneggiatura originale e Miglior trucco e acconciature

The Substance, body horror di Coraline Fargeat, ha ricevuto cinque candidature agli Oscar e competerà con Emilia Perez, Conclave, Anora e The Brutalist

Fin dagli albori del cinema, l’horror è sempre stato scarsamente valorizzato – in primo luogo a causa dei limitati investimenti da parte delle major confinato a festival di nicchia e premiato con riconoscimenti minori, di poco conto. A spezzare questo circolo vizioso è stato William Friedkin che, nel 1974, riuscì a portarsi a casa la tanto agognata statuetta dorata per la Miglior sceneggiatura non originale con L’esorcista. Una pellicola, quella tratta dall’omonimo romanzo di William Peter Blatty, che segna un cambio di passo per il genere horror: abbandonate le location ai confini della realtà, il racconto è ambientato nel cuore di Georgetown, a Washington, e sonda le paure e i timori di una società in costante evoluzione. Gli anni ‘70 sono, senza alcun dubbio, un periodo di grandi cambiamenti socio-culturali: lo spettro della guerra in Vietnam serpeggia negli States, gli hippies scelgono di abbandonare la rigidità morale impartita dalle loro famiglie e i valori tradizionali si sgretolano definitivamente. In un mondo in cui non vi sono più certezze, si innesca l’incubo delle protagoniste de L’esorcista: una madre single e la sua figlia adolescente, emblema di uno status familiare nuovo, lontano dai paradigmi classici. La pellicola di Friedkin porta, per la prima volta, un cambiamento fondamentale anche nel visual storytelling: complici le nuove e moderne tecnologie, il regista consacra la sua opera all’estetica del brutto di Karl Rosenkranz. I corpi distorti, i volti tumefatti e gli sguardi spiritati diventano lo strumento per terrorizzare e provocare disagio nello spettatore, ma soprattutto per scaturire in lui una riflessione più profonda: per la prima volta il male non occupa lo spazio attorno a noi, ma si annida nei nostri cuori e ci pervade. L’uomo diventa protagonista attivo del dolore e dell’orrore del mondo. Ed è proprio questa consapevolezza a destare maggiore inquietudine nell’animo del pubblico in sala. 

Dopo il successo di Revenge, Coraline Fargeat torna in sala con The Substance

L’Academy premia l’audacia di Friedkin con ben due statuette: Miglior sceneggiatura non originale e Miglior sonoro. Per molti anni, però, il successo dirompente de L’esorcista rimane un caso isolato: i cineasti dell’horror ricevono diversi premi minori, ma il riconoscimento per la Miglior sceneggiatura o il Miglior film resta un sogno nel cassetto, un lontano miraggio inafferrabile. A spezzare la maledizione è nel 2018 Jordan Peele con il suo Scappa – Get Out: un’aspra critica al razzismo, al perbenismo e all’ipocrisia insita nella moderna borghesia statunitense. E per l’ennesima volta è la denuncia sociale veicolata attraverso l’horror a suscitare il plauso dell’Academy. 

L’horror spesso rivela una critica sprezzante nei confronti della società: ne La notte dei morti viventi di Romero, ad esempio, l’elemento orrorifico è l’uomo

A distanza di sette anni tenta l’impresa The Substance. Coraline Fargeat abbraccia il body horror – sottocategoria del genere che insiste sulle mutazioni orrorifiche del corpo umano – per raccontare l’ossessione verso i moderni canoni estetici imposti da Hollywood e la bellezza che sfiorisce, il tutto filtrato dallo sguardo manipolatorio e sessualmente oggettificante dell’uomo. Demi Moore, protagonista della pellicola, interpreta Elisabeth Sparkle, starlette cinquantenne la cui carriera sembra essere ormai sul viale del tramonto. Gli anni passano e dopo aver fatto incetta di premi e successi in giovane età, si trova a dover condurre un programma di aerobica per casalinghe. Quando il suo network decide di licenziarla in tronco per trovare una presentatrice più avvenente, Elisabeth si rivolge a The Substance, progetto segreto che permette di generare da sé un proprio doppio più giovane e di bell’aspetto. 

«Hai mai sognato una versione migliore di te?». Questo è lo slogan di The Substance ed è questo il mito morbosamente inseguito dall’attrice, schiava del suo passato e vittima del suo futuro. Le lancette dell’orologio diventano un antagonista per la donna, un monito di ciò che è stata e di ciò che non sarà più. Con una semplice iniezione di una misteriosa sostanza, Elisabeth genererà dal suo corpo Sue – interpretata magistralmente da Margaret Qualley – una versione più giovane di lei che incarna perfettamente i canoni estetici promossi e abbracciati dalla società contemporanea. «Ricordati: tu sei una». Elisabeth e Sue dovrebbero percepirsi come un’unica entità, ma lo strappo tra le due donne è evidente: la prima, in breve tempo, assumerà i tratti di una mera incubatrice, i cui ultimi zampilli di vita verranno prontamente succhiati via da Sue, bramosa di avere successo e riconoscimenti da parte del mondo dello spettacolo. La fotografia e le inquadrature sono filtrate dal male gaze – lo sguardo oggettificante dell’uomo – ma la denuncia di Coraline Fargeat supera questo concetto già ampiamente affrontato da tanti cineasti e scrittori prima di lei. In The Substance la mercificazione del corpo della donna e la sua sessualizzazione costante non sono una caratteristica appartenente solo ai protagonisti maschili, anzi questa percezione della figura femminile viene saldamente interiorizzata da Elisabeth e Sue. Nel corso della pellicola l’estetica perfetta delle due protagoniste viene fatta a pezzi, sciupata, distrutta e deformata. Un andamento agghiacciante degno di David Cronenberg, ritenuto senza alcun dubbio tra i pionieri del body horror e padre di pellicole ormai iconiche come Videodrome e La Mosca

«Hai mai sognato una versione migliore di te? Più bella, più giovane, più perfetta». The Substance racconta l’ossessione distruttiva verso una bellezza irraggiungibile

«Le belle ragazze sorridono sempre». Questa è una delle battute pronunciate da Harvey – interpretato da Dannis Quaid – capo del network per cui lavorano le due protagoniste. E Sue sorride mentre, con indosso un abito fiabesco, il suo viso crolla in mille pezzi. The Substance è un’allucinazione collettiva, un brutto sogno capace di risvegliare la coscienza del pubblico in sala, sconvolto dalla brutalità delle immagini rappresentate e dal disfacimento dei canoni femminili. Alla 97esima edizione degli Oscar l’horror farà da monito per la società: il peggior incubo non è proiettato sullo schermo, ma è la quotidianità in cui viviamo e che noi stessi abbiamo costruito