«Mi piace guardare per terra più che alzare gli occhi al cielo: evidentemente sono curioso di vedere cosa accade dove cammino». Quando si visita un luogo per la prima volta si tende a rivolgere il proprio sguardo verso l’alto, per ammirare il cielo, le case, le imponenti costruzioni dell’architettura urbana. Talvolta, però, anche rivolgere la propria attenzione verso il basso può portare a scoprire affascinanti sorprese. Allora accade che anche un tombino, sebbene non strettamente correlato al comune senso del bello, può diventare oggetto d’arte e di estetica.

Mario Panizza, professore ordinario di Composizione Architettonica e Urbana all’Università degli studi Roma Tre, attraverso la sua raccolta il Giro nel mondo in 80 tombini, ha scelto di raccontare i continenti attraverso i quadrati di ghisa che ha potuto osservare nei diversi Paesi visitati. «Tutto è cominciato in Giappone, in un viaggio fatto nel 2007. L’idea di dipingere tombini è nata in vacanza con mia moglie: insieme ci muoviamo spesso in bici e, per forza di cose, guardiamo per terra», così racconta il professore, affascinato da questi anonimi lavori di arte urbana scovati in giro per il globo. «Mi piaceva l’idea di “nobilitare” il pittore anonimo e gli impiegati degli uffici che predispongono i pozzetti». «Mi piaceva l’idea di “nobilitare” attraverso questo tipo di lavoro il pittore anonimo, nonché gli impiegati degli uffici tecnici delle amministrazioni pubbliche che preparano e predispongono i pozzetti senza neppure firmarli».

Il dottor Panizza racconta di aver visto i tombini più belli nei suoi viaggi in Nord Europa e in Giappone, dove maggiore è l’attenzione al disegno e all’effetto decorativo stradale. «Ogni comune ha il suo simbolo e il suo segno. In Norvegia, a Bergen, il disegno tipico è quello delle vecchie case dei pescatori. In Svezia ne ho trovati alcuni molto caratteristici della carpenteria del mare». Oltre alla cura dedicata all’aspetto meramente estetico dei tombini, colorati e caratterizzati dalle più varie forme di design, Mario Panizza ribadisce e sottolinea anche l’estrema attenzione al messaggio e all’ironia che si celano dietro questi manufatti: «Il mio tombino preferito raffigura un piccolo topo che cerca di uscire dalle fogne e cita Martin Luther King e il suo “I have a dream”».«Il mio tombino preferito raffigura un piccolo topo che cerca di uscire dalle fogne e che cita Martin Luther King e il suo “I have a dream”».

Il Giro del mondo in 80 tombini non è però soltanto una semplice rappresentazione iconografica dei tombini, ma viene accompagnato da testi che cercano di interpretare il simbolismo dei pozzetti, quello che rappresentano e la storia che si cela dietro innumerevoli lavori idraulici. «Mi piace andare a scoprire dettagli e curiosità. Questa passione che ho coltivato – rivela Panizza sorridendo – sta provocando particolare affezione anche nei miei amici: quando vanno in giro per il mondo, ormai mi spediscono solo foto di tombini».