Alicia Owens ha 22 anni, frequenta la facoltà di giornalismo della Georgia State University di Atlanta, e da grande vorrebbe fare la giornalista. Adora il calcio, e conosce l’Italia perché è una spettatrice innamorata della Serie A. Anche lei, il 3 novembre si troverà a votare per l’elezione del presidente degli Stati Uniti, e non ha alcun dubbio sulla sua scelta.

Da buona studentessa di giornalismo, racconta che i suoi docenti hanno passato la prima metà di questo semestre affrontando il difficile tema delle presidenziali 2020, forse – come si dice da mesi – le più decisive della storia americana.La questione al centro del dibattito nelle grandi aule della Georgia State è la correttezza e la precisione con cui giornali e tv fanno la cronaca di questo tempo. Il suo corso di “etica dei media” si concentra proprio sulla capacità di raccontare un momento topico come le elezioni presidenziali nel massimo rispetto dei lettori, facendo attenzione all’importanza della formazione dell’opinione pubblica.

La Georgia è uno stato strano. È uno swing state per definizione, uno di quelli sempre in bilico nella scelta del proprio candidato. “Quest’anno, poi, è come fosse chiamato ad essere un campo di battaglia” dice Alicia. Nonostante la sua forte tradizione repubblicana,oggi i candidati devono confrontarsi con l’ondata di nuovi elettori che ha deciso di recarsi alle urne. Non solamente le nuove generazioni, ma anche “afroamericani che non hanno mai votato prima e che oggi credono nei democratici”. Comunità piccole, che reclamano l’attenzione di candidati per i quali, fino ad ora, la Georgia è sempre stata solamente “una breve sosta all’inizio della campagna elettorale”. Sia Joe Biden, il candidato democratico alla presidenza, che la sua vice designata, Kamala Harris, sono più volte passati di qui, “per interagire con comunità che altri non avrebbero nemmeno considerato”.

Gran parte della famiglia di Alicia proviene da una piccola città nel Sud della Georgia, e ha sempre votato per i repubblicani. “Eppure oggi, gran parte degli elettori, proprio di quei piccoli paesi, voterà democratico. Perché la voglia di cambiare le cose parte proprio da lì”. Secondo Alicia, uno degli aspetti che marcherà la differenza tra questa e tutte le altre elezioni è la quesitone delle minoranze razziali. In uno dei dibattiti televisivi che hanno accompagnato questa campagna elettorale, è stato chiesto a Trump di condannare la supremazia bianca. “Lui ha aggirato la domanda, non ha risposto, e questo ha fatto sì che molti elettori, indipendentemente dalla loro origine o etnia, abbiano deciso di opporsi votando democratico”. E questo, in uno stato in cui il movimento Black Lives Matter ha riempito le piazze per mesi, non può non essere un dato rilevante. “E la capacità di colmare questo divario, oggi, è compito di un presidente democratico”.

Anche in questo piccolo pezzo di America, un assist decisivo alla campagna elettorale democratica l’ha fornito il Coronavirus. Anzi, la gestione trumpiana del Coronavirus. “La comunicazione elettorale di oggi – dice Alicia – fa leva sul Covid-19, ed è rincuorante sentire Biden dire che una volta eletto rimedierà a quello che non ha fatto Trump, anche semplicemente senza far rispettare le distanze nei suoi comizi o non indossando le mascherine nonostante lui stesso sia risultato positivo”.

Quando le si chiede se secondo lei le prossime elezioni saranno un referendum su Trump, dice che la sua bolla sui social media esprime esattamente questo sentimento. Per Alicia, tanti voteranno non tanto (o non solamente) per eleggere il candidato democratico quanto per mandare a casa il presidente repubblicano. “C’è persino un gruppo di elettori a cui magari non piace Biden, ma apprezzano ancora meno Trump quindi sono disposti a votare democratico”. Una condizione non troppo diversa da quella del 2016, in cui tante persone non volevano votare per Hilary Clinton e così facendo contribuirono alla vittoria di The Donald.

“Io ho assistito al cambiamento di questo Paese negli ultimi quattro anni – dice -, e non riesco proprio a immaginare che cosa potrebbe accadere per i prossimi quattro se Trump dovesse essere rieletto.Se la si interroga su quale titolo darebbe alla sua prima pagina la mattina dopo le elezioni (o comunque appena saputo il nome del vincitore) risponde: “E’ difficile. Se vincesse Biden il titolo sarebbe “Grazie al cielo”. Se vincesse Trump non posso nemmeno immaginarlo”.