Nell’immaginario collettivo si pensa che la moda sia un’entità astratta, superficiale, un mondo di stereotipi alla “Il diavolo veste Prada”. In realtà le grandi firme sono delle aziende vere a proprie che progettano, elaborano e distribuiscono i loro prodotti. E la Fashion Week è uno degli eventi più attesi: Milano, Londra, Parigi e New York vengono ingentilite dalle falcate delle modelle che indossano abiti prestigiosi, e assaltate da fotografi pronti a immortalare ogni evento in streaming; per non tacere di dirigenti e lavoratori dei vari settori che hanno contribuito alla lavorazione della collezione da presentare. Gli appuntamenti in passerella sono almeno sei all’anno, se si considerano moda donna, moda uomo e haute couture; di conseguenza, la preparazione inizia con almeno due mesi di anticipo rispetto alla data fissata per lo show.

Il debutto dura venti minuti circa ma alle spalle ci sono più di mille ore di attività. «Iniziamo a coordinare l’allestimento circa due o tre mesi prima della sfilata; poi, circa dieci giorni prima inizia la preparazione vera e propria, la più intensa», spiega Roberta Di Carlo, worldwide events manager per Fendi, che si occupa dell’organizzazione di tutti gli eventi corporate del brand. La collezione viaggia e arriva a Milano solo a ridosso della sua presentazione mondiale. Qui, più di trecento persone tra sarti, uffici di comunicazione, di stile, di logistica, tecnici del suono, delle luci, videomaker, direttori artistici, architetti, ingegneri lavorano in sinergia per un obiettivo comune: la Milano Fashion Week Fall/Winter 2024/2025 per la collezione donna. Del resto, per chi lavora nel settore, è soprattutto la convergenza creativa a stimolare le idee più innovative: «La parte più bella del mio lavoro è la possibilità di conoscere e collaborare ogni volta con consulenti diversi in ogni settore, da quello musicale a quello artistico», conclude Roberta. 

Ad esempio, per il moodboard della collezione di Fendi presentata negli scorsi giorni, l’ispirazione è arrivata dall’Antica Roma: «Nei vari abiti, gonne e t-shirt abbiamo inserito riferimenti alle statue e alle icone classiche», rivela Ilaria Ceccotti, responsabile dello sviluppo prodotto ready to wear. Chi ricopre questo ruolo media tra le richieste dell’art director e dell’ufficio stile e la loro realizzazione da parte dei settori di modellistica e sartoria. Infatti, alle fondamenta della lunghissima catena di montaggio della moda, c’è chi taglia e cuce sulla base dei cartamodelli. «La soddisfazione più grande arriva dal materializzare e rendere concrete le  idee creative». A raccontarlo è Francesco Morra, responsabile della linea RTW, mentre indossa il grembiule, tiene il metro da sarta al collo e appoggia una mano sul manichino. 

Moschino Fall/Winter 24/25La Fashion Week non si limita solo alle passerelle, ma si riflette anche sui negozi in giro per le città, in particolar modo si condensa nelle vetrine, che vengono ridisegnate per l’occasione. Si occupano del loro allestimento i visual merchandiser, che rappresentano il dna delle aziende e dei marchi, come Alice Guerrieri per Armani: «Durante questa settimana il clima è molto diverso rispetto al resto dell’anno perché dobbiamo restituire un’immagine di prestigio del brand. Usiamo i capi rimasti dall’ultimo fashion show e creiamo dei look che devono comunicare un’estetica d’elite, soprattutto per un brand antico come il nostro». In un mondo dove l’apparenza è predominante, la ricerca del dettaglio è fondamentale e tutto deve essere impeccabile: «Durante la settimana della moda l’attenzione è alle stelle, tanto che è Giorgio Armani stesso ad approvare gli allestimenti delle vetrine per la Fashion Week», rivela Alice.

Questa meticolosità, che punta a ricercare la perfezione, è evidente se si osservano le passerelle milanesi dell’ultima collezione. Dall’eleganza della giacchina in seta goffrata di Armani, all’ironia scenica di Moschino, al ritorno delle iconiche it bag di Prada, agli sfrontati stivali di pelle di Gucci, passando per il trench urbano di Tod’s, la Milano Fashion Week ha trovato il perfetto equilibrio tra intramontabili certezze e una ventata di freschezza.