Una chitarra, un microfono e un brano pop inedito. Vittoria Sciacca, 19 anni, è la vincitrice di SanMetro. Venerdì pomeriggio il colore lilla della stazione Bicocca ha fatto da sfondo alla finale della prima edizione del Festival della canzone metropolitana. La giovane ragazza siciliana si è imposta tra i nove giovani artisti emergenti, che dopo aver conquistato l’atto finale grazie al voto social nei giorni scorsi, si sono esibiti, portando ognuno i propri strumenti e la voglia di cantare. I concorrenti della kermesse sono per la maggior parte studenti fuorisede, che hanno scelto di vivere a Milano per studiare musica e trasformare in realtà il lavoro dei loro sogni.

I concorrenti della kermesse sono per la maggior parte studenti fuorisede, che hanno scelto di vivere a Milano per studiare musica e trasformare in realtà il lavoro dei loro sogni.

«Vengo da Catania e mi sono trasferita nel capoluogo lombardo a novembre – racconta Vittoria al pubblico -. Oggi canterò una mia canzone dal titolo “Senza fiato”». Un breve e veloce sound check e la concorrente inizia a cantare davanti al pubblico, che si muove a ritmo di musica un po’ per la canzone e un po’ per tentare di scaldarsi dal freddo della metropolitana d’inverno. Il presentatore televisivo Marco Maccarini ha condotto la finalissima con la presenza di una giuria composta da tre tecnici: Lorenzo Campagnari autore televisivo, Cesareo di Elio e le Storie Tese e Dario Falcini direttore di Rockit. E Cesareo, che mastica musica da decenni, prima della premiazione finale ha bacchettato i giovani artisti emergenti: «Regolare i volumi e controllare il suono del microfono e dello strumento è un aspetto fondamentale, che determina il risultato dell’esibizione. E quasi nessuno stasera l’ha fatto». Campagnari ha invitato gli artisti “a lasciarsi andare di più”, mentre Falcini ha sottolineato invece che “tutti i ragazzi, al di là di qualche distrazione, hanno portato voglia e gioia di condividere”. Perché alla fine SanMetro è un festival basato sul divertimento e sull’intrattenimento. E anche i premi previsti per la prima classificata rispecchiano questi criteri: Vittoria avrà la possibilità di fare un’intervista per Rockit e riceverà due inviti per il MI AMI Festival, che si terrà a Milano dal 26 al 28 maggio. Inoltre, potrà partecipare al progetto Special Stage organizzato da Officine Buone: un’iniziativa sociale che prevede l’esibizione di alcuni artisti in varie strutture ospedaliere.

"Tu sei il mio amore porchetta, io ti taglio a fette e ti metto dentro al panino" è il ritornello del suo brano "Amore Porchetta"

“Tu sei il mio amore porchetta, io ti taglio a fette e ti metto dentro al panino” è il ritornello del suo brano “Amore Porchetta”

Ma oltre alla brava vincitrice c’erano altri 8 ragazzi e uno di loro soprattutto è impossibile da non ricordare. Capelli mossi ma con la frangetta, collana vistosa, giacca leopardata, pantaloni larghissimi, orecchini dorati, occhiali a lente rettangolare e baffi. In gara si è dovuto accontentare del secondo posto ma la scena se l’è presa tutta lui. Stiamo parlando di L’Idl delle Folle, al secolo Nanni Mascena. Tra la timidezza che sembra accomunare la gran parte dei suoi avversari, l’iconico artista classe 1995, spicca per la capacità di intrattenere il pubblico anche al di fuori delle esibizioni, improvvisando un “discorso sul nulla” mentre l’ultimo concorrente provava a risolvere qualche problema tecnico. Le due canzoni proposte hanno un ritmo incalzante e contenuti ironici e provocatori e a tratti no-sense. “Tu sei il mio amore porchetta, io ti taglio a fette e ti metto dentro al panino” è il ritornello del suo brano “Amore Porchetta”.

Anche se SanMetro è finito, le postazioni Sound Underground potranno ancora essere prenotate e utilizzate dagli artisti per esibirsi nelle stazioni della metropolitana. «Queste esibizioni creano, anche solo per pochi minuti, un ambiente magico all’interno delle metropolitane. La musica accompagna i viaggiatori che tornano nelle proprie case con performance dal vivo e la possibilità di scoprire nuovi artisti» racconta Ugo Vivone, il fondatore di Open Stage.