«Vorremmo che le donne venissero interpellate di più, in ogni ambito: dalla scienza al mondo dell’economia, dallo sport alla medicina». Diana Bracco esordisce così nei saluti iniziali dell’evento 100 esperte per lo sport, tenutosi pochi giorni fa nell’auditorium, colmo di persone, della Torre Allianz a City Life, Milano. La Fondazione Bracco, di cui Diana è presidentessa, si propone di migliorare la qualità della vita dando risalto all’arte e alla cultura, rivolgendo un’attenzione particolare al mondo femminile e giovanile. L’evento si è svolto grazie alla collaborazione tra Bracco e Fondazione Milano Cortina 2026, rappresentata da Andrea Varnier, amministratore delegato dei prossimi giochi olimpici invernali.

Numerose ricerche dimostrano che nel mondo dell’informazione e della comunicazione le donne non vengono quasi mai interpellate. Eppure donne esperte ci sono e ci sono sempre state.

Nonostante l’evento si sia focalizzato sulla necessità di raggiungere la parità di genere nello sport, ancora troppo spesso considerato un ambito maschile, nasce da un progetto più ampio, esistente dal 2016. Numerose ricerche dimostrano che nel mondo dell’informazione e della comunicazione le donne non vengono quasi mai interpellate. Eppure donne esperte ci sono e ci sono sempre state. Quindi, otto anni fa Gi.U.Li.A Giornaliste, l’Osservatorio di Pavia, la Fondazione Bracco e la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea si sono unite per dare finalmente voce a tutte le donne competenti in molte materie. Ne è nato un sito: 100 donne contro gli stereotipi (www.100esperte.it), una banca dati che dal 2023 raccoglie anche i nomi di esperte dell’ambito sportivo.

Durante l’evento sono intervenuti volti noti della comunicazione sportiva e diverse atlete olimpiche. Tra queste Claudia Giordani, vice Presidente C.O.N.I. ed ex sciatrice, ha espresso positività per il futuro: «La presenza femminile è aumentata del 15% negli ultimi tre cicli olimpici. È un grande traguardo ma non ci si può fermare qui, bisogna continuare a lavorare come una squadra coesa per proseguire in questa direzione». La parola passa alla senatrice e ex atleta paralimpica, Giusy Versace, che comincia il suo intervento con un simpatico siparietto. «Ho perso gli appunti del mio discorso, quindi andrò a braccio». Prende il cellulare e mette il cronometro: «E’ stato il mio compagno di allenamenti e di gare per tanti anni quando correvo». Versace ricorda a tutti che sport significa crescita, opportunità e unione. Nel mondo paralimpico, inoltre, lo sport aiuta le persone a guardarci con occhi differenti e insegna a chi si trova nella stessa situazione a dire “se ce l’ha fatta lei, ce la posso fare anche io”. Il mondo paralimpico vive purtroppo una situazione paradossale. «La presenza femminile è aumentata del 15% negli ultimi tre cicli olimpici. È un grande traguardo ma non ci si può fermare qui» afferma Claudia Giordani, vice Presidente CONI. Quando un’atleta italiana vince, i riflettori rimangono accesi solo pochi istanti, poi tutto torna a tacere. Alle Paralimpiadi di Tokyo 2020 c’è stata un’eccezione e a raccontarlo è Martina Caironi. Caironi, che si dedica a discipline come il salto in lungo, la staffetta e la velocità, racconta «quando, dopo la tripletta, podio tutto italiano, nei cento metri femminili categoria T63 – atleti che competono con protesi a un arto – c’è stato il botto iniziale ma l’attenzione si è mantenuta viva anche dopo».

C’è ancora tanto da fare nel mondo comunicativo per dare risalto all’onda paralimpica, così come nel mondo dello sport in generale, dove le donne devono battersi ancora per essere riconosciute esperte. Ciononostante, nell’auditorium della Torre Allianz, si percepisce forte l’entusiasmo e l’ottimismo di vedere presto quella parità di genere tanto desiderata.