Mi manca la mia zona
Mi manca il mio quartiere
(Credit: “Casa Mia”, 2024)
Il rapper tunisino-milanese Ghali, che ha trionfato alla recente edizione del Festival di Sanremo ed è finito nel ciclone delle polemiche nazionali per il suo appello dal palco in favore della popolazione di Gaza in guerra, non ha mai dimenticato le sue origini e ha sempre cercato di portare nei testi delle sue canzoni il racconto di Baggio. Il quartiere nella periferia Ovest di Milano continua ad avere una grande influenza sulla produzione artistica del rapper.Siamo stati nelle vie della sua infanzia e adolescenza, lì dove viveva giornate piene tra scuola, freestyle, calcio e campetti. Un quadrato di poche strade dove il cielo è grigio come i sovraffollati condomini e il tempo sembra immutabilmente sospeso. Con la sua crew andava spesso a mangiare da “Panzerotto mio Baggio”, alla quale ha dedicato un suo panzerotto personale. La ricetta è incorniciata dall’autore con tanto di Tag su una lavagnetta alle spalle del bancone. I titolari, Tonia e Carlo, spendono solo buone parole per un ragazzo che è rimasto nei loro cuori: «L’’abbiamo conosciuto sette anni fa, ai tempi di Cara Italia. Dopo aver registrato quella canzone, la sera, sono venuti tutti, erano una decina: abbiamo fatto una tavolata e hanno mangiato qui. Lui, da musulmano, non consumava carne di maiale e così gliene abbiamo preparato uno diverso. Poi, gli abbiamo chiesto di scrivere gli ingredienti. Quello è diventato il panzerotto di Ghali. Da allora, è venuto altre volte mentre la sua carriera cresceva» dice lei. «Quando tornava passava sempre, ma ora è un po’ che non lo vediamo.D’altronde, era diventato un problema per lui: appena entrava e qualche ragazzino lo vedeva, non mangiava più». Per un po’ abbiamo continuato a vedere la mamma, a cui è molto legato, ma anche lei non passa da tempo. Però vediamo ancora tutti i ragazzi della crew», aggiunge il marito.
A Baggio gli adulti lo ricordano come un ragazzino dolce, bullizzato e totalmente immerso nella musica. I bambini lo adorano e sono suoi grandi fan. Tutti riconoscono che Ghali ha sempre aiutato il quartiere anche da già famoso e che non abbia mai avuto un atteggiamento da star. In sostanza, qui gli si vuole bene
Ghali ha portato il suo quartiere anche sul palco dell’Ariston. Non c’è canzone che non contenga almeno una “barra” dedicata a Baggio: «A fine ottobre, si fa la festa rionale e spesso lui viene a salutare. Non si è mai dimenticato da dove viene», continua Tonia. E quando ci ritorna se ne accorgono tutti. Entra in un locale e si riempie di ragazzi dopo pochi minuti; se deve girare un video, la sua ex società sportiva è sempre pronta ad accoglierlo. Proprio come è accaduto nel caso del brano 1993, per il quale ha collaborato con la scuola calcio Baggio Secondo. Lì hanno solo ricordi positivi di lui e del suo team: «È arrivato e il campo è stato invaso. Non capivamo più nulla, tutti i bambini volevano vederlo» racconta la barista Pina. «L’abbiamo visto passare tre volte», ricordano invece al bar di Via Breganza, dove il rapper viveva con la madre Amel. «Quando viene c’è sempre una gran folla, ma lui dispensa selfie e autografi molto volentieri». Parlare con qualcuno qui non è facile, i volti sono sfuggenti e sospettosi. Ma a ben guardare tutto in qualche modo parla di lui. Un rider che corre forsennato per consegne ascolta Ninna Nanna a tutto volume. A pochi metri, oltre il palazzone grigio con l’intonaco scrostato e i grandi blocchi rosa delle case popolari, c’è la pizzeria Nocera di via Cascina Barocco; qualche tavolino esterno e una veranda popolata da anziani giocatori di carte. È il centro nevralgico della vecchia Bagg, quella “costruita” negli anni Cinquanta dai primi immigrati venuti dal Sud.
Casa mia, casa tua
Che differenza c’è? Non c’è
Ma qual è casa mia?
Ma qual è casa tua?
Ma qual è casa mia?
Dal cielo è uguale, giuro
(Credit: “Casa Mia”, 2024)
Al bancone c’è Giuseppe il pizzaiolo, marcato accento pugliese e grandi muscoli. Una maglietta con lo stemma della Roma e il volto corrucciato mentre inforna senza sosta. Lui Ghali se lo ricorda bene: «Lo conosco sin da quando era piccolo. Era un bambino molto riservato, forse perché sentiva il peso di un padre in carcere e di una madre molto impegnata. Veniva qui con il walkman, Michael Jackson sempre nelle orecchie e io gli regalavo le pile». La passione per il re del pop l’ha portata anche sul palco dell’Ariston, dove durante la serata delle cover ha sfoggiato mocassini, guanti bianchi e la tipica giacca crop, corta e aderente con le inconfondibili “spalline”. «La madre lo lasciava volentieri quando non c’era perché si fidava di noi; a volte veniva qui con i suoi amici», prosegue. Nel suo racconto c’è la parabola particolareggiata di un artista che ha attraversato le asperità per arrivare alle stelle. I luoghi, gli aneddoti, la quotidianità. Quasi lo si vede il bambino che «andava a scuola, al parchetto a fare le trazioni» e che «quando ha iniziato a fare musica, si è attirato non poche invidie. Lo bullizzavano, con quella cattiveria che ti tocca subire quando in un posto difficile riesci a cavartela con le tue forze e a non finire sulla cattiva strada. Una volta, per sfuggire a chi lo voleva picchiare, si rifugiò nella farmacia qui vicino».
«Quando ha iniziato a fare musica, si è attirato non poche invidie. Lo bullizzavano, con quella cattiveria che ti tocca subire quando in un posto difficile riesci a cavartela con le tue forze e a non finire sulla cattiva strada. Una volta, per sfuggire a chi lo voleva picchiare, si rifugiò nella farmacia qui vicino»
Il rispetto che Ghali ha ricevuto e continua a ricevere da parte dei commercianti che animano la zona non è casuale. In tempi non sospetti, si era barcamenato con l’apertura di una piccola attività insieme alla madre, una yogurteria, chiusa dopo poco tempo. La pizzeria Nocera è anche il luogo che lo ha accompagnato fino al grande successo. «L’ultima volta che è venuto a trovarci è stato due giorni dopo Sanremo» conclude Giuseppe.«Qui ha presentato il suo primo tour e venduto i primi biglietti. Ho ancora l’estratto del giornale che lo annuncia, anche perché era la prima volta che i biglietti di un concerto si vendevano in un bar. Prima dell’ultimo festival, ha scelto noi per un servizio fotografico: la veranda era diventata un vero e proprio set, c’erano manager, costumisti, assistenti. Ormai è uno di famiglia e prende iniziative che fanno bene a Baggio e alle persone. Per esempio, c’è un ragazzino cardiopatico che lo adora e lui è andato a trovarlo per fargli una sorpresa. Dice sempre che quando ti allontani dal tuo quartiere, qualcosa alla fine ti sfugge. Per questo ritorna sempre».