Cara Milano,

sono anni che ci conosciamo e forse è anche arrivato il momento di parlarsi a cuore aperto o per lo meno nel modo più schietto possibile. Sai che sono molto diretta nel dire le cose.

Sei davvero contradditoria e a volte quasi mi confondi. Sai essere casa, ma anche un punto di arrivo. Le persone ti vivono e nemmeno se ne rendono conto. Mi piace quando è notte, cala il silenzio per le strade, tutto è buio o illuminato dai lampioni. Le finestre delle tue abitazioni sono colme di gente di ogni tipo, non le puoi incasellare, ma è bellissimo cogliere degli scorci di vita al loro interno.

Milano, sei la gente che ti vive. «Riesco a vedere Milano in tutte le sue forme e in tutte le sue luci»: me lo ha detto Angel, che ha un’agenzia immobiliare in Piazza della Repubblica, e mi parla di te. «Io giro la città sempre con la mia vespa perché tra un appuntamento e l’altro sono molto più comoda – aggiunge -. Mi piace girare in moto perché poi scopro, e a volte riscopro, tantissime strade che magari non percorrevo da tantissimo tempo e che mi fanno riaffiorare dei ricordi. È bello anche trovare delle scorciatoie per fare prima e riuscire a superare le macchine ferme ai semafori nel traffico». Di interni delle case lei ne sa parecchio per il lavoro che fa. Chissà se una di quelle case davanti alle quali mi sono soffermata più volte per intravedere scorci di quotidianità l’ha venduta lei. Tu per caso ne sai qualcosa? Sarebbe una coincidenza bellissima.

Milano, sai essere una meta, un punto di arrivo. Per molti sei destinazione e non solo turistica o lavorativa. Sai essere un trampolino di lancio o una palestra di allenamento per chi non ha mai vissuto in una metropoli. Non sei eccessivamente grande, ma hai uno spirito comparabile a quello di Londra. Sei anche molto cosmopolita, infatti. Che bella che sei, Milano.

Altre volte sei routine e pesi. Vabbè, non pensavi di essere perfetta, no? Sicuramente hai l’arroganza di pensarlo. Sei l’ideale per le persone che si cercano: ho sempre trovato questo tuo aspetto estremamente romantico. Sai essere un ottimo rifugio, ma a volte riesci benissimo ad andare stretta, un po’ come un paio di scarpe di un numero più piccolo.

Milano, sei fugace. Lo sappiamo tutti che “il milanese corre, il milanese va di fretta”, ma a volte si riesce a stare con te giusto il tempo di uno scalo a Linate. Che poi te ne accorgi subito quando atterri in città. Se guardi bene fuori dall’oblò dell’aereo vedi che nella fase di atterraggio le nuvole iniziano a cambiare decisamente colore. Da bellissimi batuffoli bianchi che sembrano zucchero filato fino a gomitoli grigi tendenti al nero. Un velo di nebbia, che sai che è la tua caratteristica principale, avvolge i palazzi. L’unica cosa che riconosci a occhio nudo, probabilmente, è il Pirellone. L’aria che tira è sempre più inquinata e ogni volta la prima cosa che si dice è che “senti un pizzichino in gola”. Sei tu.

Per certi versi, sei un po’ snob: o ti si ama o ti si odia. non hai molte vie di mezzo. Te l’ho detto dal principio che sarei stata il più sincera possibile in questa lettera. Intendo dire che, quando non ti si conosce, a primo impatto risulti altezzosa, ma quando si impara a viverti si capisce che sei a misura di tutti e in questo senso sei accogliente.

Milano, fai sognare ad occhi aperti. “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, scrisse Dante nell’ultimo Canto dell’Inferno. A Milano di rado c’è un bel cielo, ma se si vogliono vedere le stelle sei attrezzata: basta correre all’osservatorio astronomico. Una vera e propria esperienza spaziale per vedere gli astri anche di giorno.

Milano, sei l’odore dell’asfalto bagnato. Anche se da te piove pure a maggio, il che è snervante perché magari uno a questo punto vorrebbe anche un po’ di caldo dopo i tuoi interminabili inverni rigidi. Ma quando piove, per me, sei spettacolare. L’atmosfera diventa magica. Ti colori di diversi toni di grigio e l’odore che si respira nell’aria è unico nel suo genere. È un vero e proprio profumo. Le gocce che cadono sulle strade, sulle macchine o sugli ombrelli arricchiscono la sinfonia della pioggia: è veramente rilassante. Le pozzanghere restano per almeno due giorni. Certo, è fastidioso quando una di loro ti inganna e ci metti interamente il piede dentro, ma come ho detto prima, a Milano, o sei di fretta o sei di fretta, quindi è raro accorgersene. Sai cosa? Forse è anche il pavé che inganna. Con tutte quelle mattonelle rettangolari messe fuori posto. L’acqua ci si infila molto bene e si prende gioco dei pedoni frettolosi. Per non parlare di quando inizi a tuonare: ti si sente lontano chilometri, peggio di uno stomaco che brontola nei momenti di assoluto silenzio. I lampi accendono il cielo e creano le installazioni elettriche più astratte. Potresti tranquillamente sembrare un quadro di Pollok.

Milano, sei rumore. Quello del tram che sta arrivando alla fermata, o del campanello che suona quando le macchine si mettono in mezzo ai binari. Il 14 penso sia il tram che faccia la tratta più lunga: di fatto, possiamo dire che ti attraversa verticalmente. Comodo lo è di sicuro, ma possiamo parlare di quanto sia fastidioso trovarsi la scritta “attesa superiore a 30 minuti” sulla tabella? Spesso e (non) volentieri mi capita con la 90 o con la 91. Comode sì, perché ti tagliano in orizzontale. Però, sono veramente super piene, lasciatelo dire. Ora che ci penso bene però saranno mesi che non prendo più quelle linee. Per fortuna sei abbastanza a passo d’uomo. Nel senso che, sei grande sì ma, bene o male, si raggiungono i punti della città tra i venti e i trenta minuti a piedi. A passo da milanese, si intende. Quanto mi è mancato il rumore del tram durante il Covid. Se penso che fino a quattro anni fa era tutto immobile, silenzioso, quasi congelato nel tempo, mi viene da pensare che non eri davvero tu. Il frastuono della gente, dei clacson delle macchine o delle moto, anche solo il rumore della metro. Anche il fatto di stare attenti a quando si attraversa, perché lo sai, è sempre meglio fa ballaa l’oeucc. Purtroppo, in quei periodi interminabili, l’unico rumore che riuscivi a produrre era il suono della sirena dell’ambulanza o della polizia. Mi mancava tutto, mi mancavi tu. A proposito di metropolitana, sei un cantiere unico, mia cara Milano. Non ci si può girare in un angolo che vedi un appalto o per la linea blu o per la ristrutturazione di qualche palazzo o la riparazione del manto stradale. Non ti fermi mai insomma. D’altronde non si dice che “Milan l’è on gran Milan”?

Milano, sei la voce dei tifosi a San Siro. Tutto il frastuono dato dal traffico passa in secondo piano rispetto ai cori da stadio che produci. Gli abbracci, gli inni, i colori nerazzurri o rossoneri al terzo fischio dell’arbitro invadono le tue vie. Forse lì è uno dei momenti dove unisci più persone che puoi, ma non è decisamente l’unico.

Milano, tu sei anche musica. Spettacoli teatrali e concerti sono all’ordine del giorno, soprattutto tra la primavera e l’estate. Anche in inverno ti attrezzi per gli spettacoli: dal Fabrique, ai Magazzini Generali, al Carroponte fino al Santeria. Ma vuoi mettere un bel concerto all’aria aperta che sia nella ex zona fiera a Rho, all’Ippodromo o a San Siro? Ti ricordi quando hai ospitato Bob Marley nel 1980? C’erano 90mila persone che gridavano e cantavano all’unisono al Meazza. Marco, uno dei tuoi inquilini era li. «San Siro era ancora a due anelli», dice. «Ad aprire il concerto è stato Pino Daniele e il palco era posizionato sotto la curva nord dell’Inter, non come è adesso sul lato lungo. Non c’erano nemmeno i mega schermi quindi da qualunque punto si vedeva solo il palcoscenico». E aggiunge: «Sono andato insieme a dei miei amici ed ero nel parterre». Se la storia non mi inganna come sindaco allora c’era Carlo Tognoli che ha dato il via libera ai concerti a San Siro. Il live era stato organizzato dall’impresario Franco Mamone della Talent P, insieme a Muratti Music, Radio Città e a te, Milano. L’appuntamento era stato inserito nel palinsesto di eventi “Milano d’estate”. Da come ne parla Marco si capisce che ricorda la serata con molto affetto. «È stato spettacolare: non avevo nemmeno vent’anni e mi sono divertito da pazzi e tutti erano vestiti con i toni del rosso, del giallo e del verde». Marco mi spiega che nell’arco della sua vita ha visto tantissimi concerti in giro per la città, ma anche per il mondo. La folla, il caos, e il mood intorno alla serata però li ricorda come se fossero ieri. Lui, poi, è nato e cresciuto a Milano, da te; anzi, aggiunge anche che la sua è una famiglia di milanesi da ben sette generazioni, pensa un po’. Un altro concerto di cui mi ha parlato con affetto è quello dei Rolling Stones, sempre allo stadio. Questa volta però era il 2022, la folla era colorata dalle bandiere inglesi e questa volta Marco ci è andato con sua figlia. «È bellissimo per me condividere e trasmettere la passione per la musica a mia figlia: viverlo con lei lo ha reso ancora più speciale. Stando a Milano hai tantissime opportunità per seguire eventi nel mondo dello spettacolo e della musica. Ce ne sono così tanti e poi sono distribuiti durante tutto l’anno quindi hai quasi l’imbarazzo della scelta», conclude Marco. Gli anni Settanta e Ottanta non sono stati facili per te, lo sappiamo. L’ospitata di Bob Marley è stato uno degli eventi più grandi per il tuo Comune. Vedi, Milano? Ospiti ogni genere di musica dal raggae al rock. Sei ospitale anche con il pop e il rap e con tutto quello che ne sta nel mezzo. Da Taylor Swift a Salmo, il che la dice lunga su di te. Capisci davvero “Luci a San Siro” di Vecchioni quando ti trovi nel parterre, circondato da migliaia di persone unite dalla stessa passione che accendono le torce dei loro telefoni per andare a tempo con la cassa che rimbomba nel petto di ciascuno. “Luci a San Siro di quella sera/Che c’è di strano siamo stati tutti là/Ricordi il gioco dentro la nebbia/Tu ti nascondi e se ti trovo ti amo là”. È proprio vero.

Vabbè, dai, adesso non è che voglio dire che sei solo caotica, anzi. Infatti, Milano, sei anche tranquillità. Non mi viene in mente posto più silenzioso di via della Spiga. È paradossale come tu abbia certi scorci capaci di trasportare le persone in altre dimensioni. Ogni volta mi sorprende il silenzio di questa via. Quasi ricorda il World Trade Center a New York: se ci fai caso quello è l’unico punto della Grande Mela in cui c’è un silenzio assordante, nonostante la frenesia di input che viene dal contorno. Ovvio, quello è un luogo di memoria, ma l’assenza di suoni ce l’avete molto simile.

Anche le mostre o i musei che ricevi, al loro interno sono attorniate da un’aria particolarmente silenziosa. Anche questo è un suono totalmente diverso. Art Space organizza mostre per artisti emergenti, per esempio. Giulia ci lavora e mi ha detto che la parte più bella è che non sei solo a contatto con il pubblico, ma anche con gli artisti. «Quello che ti dà Milano è proprio la possibilità di avere spazi diversi come Avart a Crocetta o Maicin centro,» mi spiega. «Accoglie un po’ le preferenze di tutti e poi gli artisti da noi sono sia nazionali che internazionali. Mi è capitato di lavorare con persone da Londra, Parigi, dal Venezuela e perfino dal Brasile». Lei è una grandissima appassionata di arte, come avrai immaginato; infatti, mi ha parlato benissimo delle tue mostre contemporanee. Giulia ha aggiunto: «Milano offre sicuramente i più grandi poli espositivi». Sono curiosa di sapere quale sarà la prossima mostra che ospiterai a Palazzo Reale.

Milano, tu trasudi arte. Quando c’è il Salone del Mobile diventi tu un’opera d’arte, lasciatelo dire. Esposizioni letteralmente ovunque che giocano con le infrastrutture e il tuo paesaggio. Per me ti superi ogni anno. Per non parlare di Brera. Anche qui si parla di uno dei miei posti preferiti. A tratti sembra di stare dentro al film Midnight in Paris. E quanto è buono quel barettino all’angolo con la Chiesa di Santa Maria del Carmine. Hai presente, no? Quello con il dehor esterno con i tendoni bianchi. Avrà sì e no almeno una cinquantina di posti all’esterno e l’affaccio è su una piazzetta pedonale. Anche qui non senti il rumore del traffico, è molto tranquillo. La gente spesso ci passa in bicicletta in estate. I ristoranti, i bar, i palazzi storici, la biblioteca, il verde, le mostre e la gente che balla per strada. Si, letteralmente. La Pinacoteca l’ho sempre trovata magica: in fondo alla sala, alla fine del percorso vicino alla zona ristoro del museo c’è “Il bacio” di Hayez. Sai quanti studenti si fermano li davanti per ridisegnarne uno schizzo? A proposito di Brera, sono stata molto occupata in questo periodo e mi sono persa se hai già tenuto da te Floralia. Allergie a parte, ma quanto è emozionante vedere le strade riempite di fiori di ogni genere, colore, profumo e forma. Soprattutto in quella piazzetta ricca di san pietrini dove c’è la fontana di San Francesco. Come si chiamava? Piazza Sant’Angelo, può essere?

Tutta questa zona di notte lascia spazio ai performer di strada che, anche se sono distanti pochi metri o pochi passi l’uno dall’altro e disposti lungo i marciapiedi nelle zone pedonali, ognuno ha il suo tocco originale. Cartomanti, prestigiatori, acrobati, ballerini e cantanti sono all’ordine delle serate, oltre che alle lucine soavi e calde che incorniciano i negozi o i locali del quartiere.

Milano, sei moda, oltre che alla moda, ma questo è scontato. Hai interi quartieri che sono inondati dal fashion dal Quadrilatero fino a via Solari, da via Bergognone a via Savona. Sono così ricche di showroom. I marciapiedi si riempiono dalle falcate delle modelle e dei modelli e per quattro settimane all’anno i riflettori di tutto il mondo sono accesi su di te. Abbracci tutti perché non sei solo ospitale con l’haute couture, ma anche con il fast fashion e con il vintage. In zona Colonne e Carrobbio ho visto che aprono negozi in pieno stile retrò quasi ogni giorno. Mi piace molto il fatto di dover cercare in mezzo a pile di roba i capi più originali. Anche Simona, nella sua piccola bottega a Forlanini che porta il suo nome, mi ha spiegato che le piace proporre alla sua clientela pezzi unici. Dagli accessori fino all’abbigliamento. «Sono delle ottime idee regalo, per andare sul sicuro e senza impegno», racconta.

Milano, c’è una parte di te che mi piace tantissimo. O, meglio, è un percorso. So che ovviamente lo sai meglio di me, dal momento che si parla di te. Ma l’altro giorno sono rimasta particolarmente colpita da un dettaglio. Hai presente la strada tutta dritta che porta dal Castello Sforzesco fino all’Arco della Pace? Ecco vorrei partire da lì. Già quando ti trovi davanti al Castello si assorbe una parvenza di storia, con tutti quei mattoni, i fori, il fossato dove adesso ci girano dei gattini. È oggettivo che esteticamente da te si respira “meno storia” rispetto a una Roma, quindi non prendertela se dico così. Comunque, una volta attraversato il portone principale e scavalcato o preso a gomitate le migliaia di turisti, sbuchi a parco Sempione. Ma quanto è grande, esattamente? Lì dritto per dritto si intravede l’Arco. Attraversando il parco per raggiungere la zona dell’aperitivo per eccellenza, mi sono fermata a guardare una coppia di anziani sull’ottantina, seduti su una delle tue panchine verdi. Erano veramente molto belli da guardare. Mi sono avvicinata a loro e li ho disturbati perché ero estremamente incuriosita. Mi hanno detto di chiamarsi Rocco e Agostina. Mi hanno detto che sono sposati da sessant’anni. Sessanta. Quanto tempo. «Ci siamo conosciuti in via Stendhal: io facevo l’autista e lei aveva una lavanderia», racconta Rocco. Agostina aggiunge: «Pensa che io sono di Genova e lui è di Brindisi: Milano ci ha fatto trovare». La loro è una storia d’amore da film, me la raccontano un po’. Mi dicono anche che poi hanno aperto una galleria d’arte e di antiquariato insieme. «Siamo in pensione da tanto tempo ormai, ma mio marito non sa stare fermo e ogni tanto veniamo qui a rilassarci e poi di solito ci sono anche dei ragazzi che suonano la chitarra. Ci piace, qui» dice Agostina.  Milano sei proprio romantica. Mentre mi alzavo per andare via ho notato che quella panchina verde era piena di scritte, di date probabilmente segnate dalle coppie che si sono sedute lì nel corso degli anni. Una in particolare mi ha colpito. Era sbiadita, ma c’era scritto in pennarello indelebile bianco “non vale” e, di fianc,o un cuoricino. Chi l’ha scritta? Erano due giovani amanti? Cosa vuol dire?  Com’era la loro storia? Ti prego nella tua risposta a questa lettera di soddisfare questa mia curiosità, è da giorni che ci penso. Proseguo la traversata del parco. Attraverso anche il Ponte delle sirenette, quello che si dice essere il Ponte degli innamorati. Quante coppie anche lì. Tutte guardano nel fossato di sotto dove passa un piccolissimo corso d’acqua. Altre si tengono per mano mentre salgono i gradini; altre ancora si scattano delle foto mentre si scambiano un tenero bacio. Questo va nella top ten dei posti romantici, vero?

Proseguo. Mi fermo a bere da una vedovella. Sai che non sapevo che l’acqua venisse continuamente riciclata? In apparenza sembrava un grande spreco nel vederla scorrere ininterrottamente. Vado avanti. Arrivo all’Arco. È pieno di gente che fa sport o che al contrario ha un drink in mano. Però, cosa ci si poteva aspettare dalla zona regina della movida milanese?

Il Jazz Cafè ha un posto speciale nel mio cuore, ma già lo sai perché di fatto sono sempre li quando esco con gli amici e le amiche, anche per festeggiare. Mi trovi li, quasi sempre, a meno che io non sia a vedere il tramonto sul Naviglio. Come fai a regalare questi scorci lo sai solo tu, mia cara Milano. Giuseppe lavora in uno dei tuoi innumerevoli locali sulla sponda del naviglio pavese, quello all’angolo e che per una parte ha quasi un affaccio sulla Darsena, per intenderci. Mi ha raccontato che quando si prende una pausa dal servire ai tavoli gli piace farsi una passeggiata fino in fondo al canale. Arriva al ponte, si mette esattamente al centro e sta li, in silenzio, a godersi l’arrivederci del sole che cade nell’acqua. «Quando fai un lavoro frenetico come il mio, dove sei sempre a contatto con il pubblico, mi piace staccare da tutto, estraniarmi per qualche minuto e camminare», mi racconta. «Mi sono trasferito a Milano dalla Sicilia qualche anno fa e una delle cose che più mi manca è vedere il tramonto sul mare. Ora che sono qui mi accontento di vederlo cadere nel Naviglio: certo, non è la stessa cosa e non ha gli stessi colori, ma mi ricorda comunque casa quando il cielo si tinge delle più variopinte sfumature di arancione», conclude. Sull’altra sponda c’è il Vicolo delle Lavandaie dove un tempo scendevano per lavare a mano i panni sporchi.  C’era un piccolo corso d’acqua, sotto una tettoria, e delle pietre levigate e inclinate affinché le massaie potessero svolgere il loro lavoro. Nel tuo dialetto si dice: “La cativa lavandêra la troeuva mai la prèja bonna”, giusto? Sembra un detto perfetto per questo luogo, a indicare di fatto che la cattiva lavandaia non trova mai la buona pietra. Però, vabbè, già lo sai, non so perché te l’ho tradotto. Ora, sopra a quel punto, c’è un piccolo albergo. Cambi in continuazione.

Nel lontano 1934 Giovanni D’Anzi cantava “Oh mia bela Madunina”. Infatti tu, Milano, sei il centro storico. Ebbene si. Pensare che secoli fa passavano le carrozze trainata dai cavalli e poi le automobili accanto a Corso Vittorio Emanuele e in Piazza Duomo e mi sembra incredibile. Ora ci sono solo turisti che si scattano le foto cercando di simulare di tenere in mano la Madonnina, “Che te brilet de luntan/Tuta dora e piscinina/Ti te dominet Milan/Sota ti se viv la vita”. D’Anzi scriveva proprio bene. Quando sali sulle guglie, dopo tutti quegli scalini, la vista ripaga certamente la fatica. Sembra quasi di riuscire a dominarti dall’alto. Nemmeno da dire che è sempre pieno di turisti lassù però è uno dei tuoi punti panoramici più belli. Sembra quasi di poter toccare il cielo con un dito.

Comunque, scendiamo e parliamo un po’ dei piccioni. Oggettivamente sono un problema: ti impediscono di camminare, devi schivarli e i milanesi che, come ho già detto, corrono chissà dove, sembra quasi che ci inciampino sopra. Mi fa impressione pensare che sotto al pavimento di Piazza Duomo ci sia tutta quella sorta di museo sotterraneo. Ci si accede dalla Chiesa e sia che tu sia sulle piastrelle grige o nei sotterranei è sbalorditivo pensare che sopra o sotto di te ci siano delle persone. Piazza Duomo poi penso sia uno dei punti che cambia in continuazione, tra le ospitate di eventi, concerti come quello di Radio Italia, giornate dedicate a iniziative come quella del ballo o per i ritiri degli oratori. Una volta c’è stato anche un flashmob organizzato da Moncler, ti ricordi? E poi mi sa che non ho mai visto la chiesa del Duomo senza impalcature. Milano, sei un cantiere sempre aperto. Si dice così, no? In ogni caso è proprio vero.

Personalmente mi piace arrivare al tuo cuore pulsante sulle due ruote. Forse però è il caso che io inizi a gonfiare le ruote della mia bicicletta. Certo, le ciclabili non è che tu le abbia organizzate proprio bene eh. Forse in fondo non sei molto fatta per la bici. Ogni volta che capito in Duomo non posso fare a meno di attraversare la Galleria. Nel periodo di Natale mi piace particolarmente perché quando guardo in su ci sono tutte le lucine blu che convergono verso il tuo stemma, anche questo ben illuminato. Prendimi per scaramantica, ma ogni volta devo andare lì vicino, sulla sinistra.  Avrai già capito che puntualmente vado a schiacciare le “palle del toro”. Quel bellissimo mosaico sul pavimento che ormai è consumato dai piedi della gente che ci passa. Tradizione vuole che si punti il tallone destro, si facciano tre giri in senso antiorario e che nel mentre si esprima un desiderio. Sai Milano, alcuni dei miei desideri si sono avverati quindi direi che funziona.

Proseguendo c’è la Scala. Fattelo dire è meglio all’interno che all’esterno. Non ci sono molte canzoni che parlano di questo, al momento mi viene in mente solo “Scala di Milano” di Tedua, ma il testo non so quanto sia coerente col titolo. Comunque sia, di fronte c’è il “bottellon e i 4 bicchieri”. Vedi che sto cercando di migliorare il mio milanese? Non lo parlo praticamente mai ma faccio progressi, non trovi? Il tutto per parlarti della statua di Leonardo (la bottiglia) e i suoi quattro allievi intorno (i 4 calici). Una volta, tanto tempo fa, ho perso una scommessa e dovevo lavarmi le mani sotto l’acqua gelata della fontanella ai piedi delle statue. Peccato che fosse inverno e ci fossero quattro gradi sottozero, se non di più. Immagino tu stia ridendo mentre mi leggi.

Da Piazza Fontana fino alla Statale in Festa del Perdono. È un breve tratto, però, quanti ricordi. Le corse per arrivare in orario alle lezioni in università. Sono sempre arrivata senza fiato, ti giuro.  Adesso che comincia la stagione estiva rimetterai quelle bellissime bancarelle fuori dall’università? Mi sono sempre piaciute. Ricordo che l’anno scorso avevo comprato qualche libro e un vestitino molto carino per il mare. Quanti caffè che ho preso al bar li di fianco. Rigorosamente caffè americano, come ben saprai.

Amo il fatto che, per quanto io viaggi, giri il mondo e scopra nuovi posti, alla fine torno sempre a casa. Torno sempre da te, Milano. Amo anche il fatto che stiamo crescendo insieme. Così come stiamo cambiando, sia in meglio che in peggio magari, chi lo sa.

Milano, sei le cene con gli amici a tarda sera, gli shottini ai bar, le coperte stese per prendere un po’ di vitamina D, sei gli occhiali da sole che si portano anche in inverno per quella tua luce a tratti fastidiosa. Milano, sei i minuti, se non le ore, a cercare parcheggio in viale Papiniano, il bar sotto casa con cui si fa chiusura e il coro dei tuoi tifosi sfegatati. Sei le serate in discoteca e i canti all’unisono ai concerti. Sei le passeggiate sulla Darsena e lo shopping a Isola. Sei il parrucchiere chiuso al lunedì in Cairoli e la bottega aperta la domenica. Sei colore, gente, frenesia, caos. Quante cose che sei, mia cara, potrei stare qui giorni interi a proseguire questo elenco.

Milano, sei il forno di Barona aperto tutta notte per una brioche calda, sei un piatto di polenta con il gorgonzola, per non parlare del risotto giallo. Sei il Pride che sfila fiero da stazione Centrale a Corso Venezia. Sei le luci di Natale e l’albero in piazza Duomo. Milano, sei la corsa per prendere il tram prima che chiuda le porte. Sei il notturno che alle 3:00 del mattino decide di non passare per le montagnette di San Siro, sei la metro che chiude a mezzanotte e mezza sempre puntuale. Sei risata e sei pianto. Sei agitata e sei tranquilla. Sei grande e sei anche piccola. Milano, (MI) piaci così come sei.