Soltanto in Italia sono più di 43 milioni le persone attive sui social network. Questo significa che il 71,6 percento della popolazione italiana possiede uno o più social: tra questi, rientra un numero incalcolabile di minorenni. Una realtà anche per gli Stati Uniti, che ha portato alla convocazione di cinque tra le più grandi Big Tech al Congresso, dove mercoledì 31 gennaio hanno dovuto rispondere a una commissione del Senato sui rischi delle loro piattaforme per bambini e adolescenti.

Sebbene ci siano già delle restrizioni sull’utilizzo di quasi tutti i social network, che impongono un limite d’età che varia solitamente tra i 13 e i 16 anni, è chiaro come spesso questo non venga rispettato. D’altronde, per crearsi un account, è sufficiente accettare le condizioni d’uso e dichiarare di possedere l’età richiesta, anche se ciò non corrisponde a verità.

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Tanti protagonisti e tanti numeri

Cinque sono i Ceo più importanti degli Stati Uniti e del mondo che hanno sfilato al Congresso: Linda Yaccarino di X, Jason Citron di Discord, Evan Spiegel di Snap,Shou Zi Chew di Tiktok e Mark Zuckerberg di Meta. Tre sono invece i processi ai social effettuati dal Congresso degli Stati Uniti negli ultimi sette anni, il primo nell’aprile del 2018 proprio al padre fondatore di Facebook e il secondo, nel marzo del 2023, a quello di TikTok. 21, infine, è il numero dei membri del congresso che hanno torchiato i volti delle Big Tech, incalzandoli con domande e affermazioni che, alle volte, sono sembrate motivate più dalla voglia di screditare piuttosto che dal cercare di capire le reali problematiche. Le accuse sono chiare: i social network, di cui i cinque volti sono responsabili, potrebbero causare danni ai più giovani, incluso il rischio di depressione e perfino di suicidio. Ma a questi se ne aggiungono molti altri: predatori sessuali, dipendenza, autolesionismo, disturbi alimentari e bullismo.

Un clima da caccia alle streghe

«Hai le mani sporche di sangue – ha detto il senatore Lindsey Graham rivolgendosi a Zuckerberg –, il vostro prodotto sta distruggendo vite umane e minacciando la democrazia».

Ciò che è stato chiaro fin da subito è che il tono dell’audizione non sarebbe stato cordiale, complice anche la presenza in sala di numerose famiglie che hanno in qualche modo subito un danno dai social. Il senatore del Partito Democratico, Dick Durzuckerberg-senatobin, ha cominciato la seduta lasciando la parola proprio ad alcuni genitori di bambini che sono stati vittima di predatori online. Non sono mancate dichiarazioni di alcuni senatori visibilmente sconvolti: «Avete convinto più di due miliardi di persone a dare via tutte le loro informazioni personali in cambio di poter vedere cosa mangiano il sabato sera i loro amici di scuola – ha affermato il senatore John Kennedy –. Siete al limite dell’inquietante, mi chiedo se la nostra tecnologia sia più grande della nostra umanità». Ancora Kennedy ha chiesto a Zuckerberg, in maniera provocatoria: «L’accordo per gli utenti di Facebook fa ancora schifo?»

«Serve una regolamentazione – ha detto anche Zamaan Qureshi, copresidente di Design it For Us –. Comprendiamo che sono aziende e devono realizzare profitti, ma quando ci si trova di fronte a materie di sicurezza e privacy i profitti non dovrebbero essere il primo fattore che queste aziende prendono in considerazione». Incalzato dalle accuse, Zuckerberg è stato costretto a pubbliche scuse verso le famiglie presenti: «Mi dispiace per tutto quello che avete dovuto passare. Nessuno dovrebbe attraversare quello che avete attraversato voi. È per questo che abbiamo investito così tanto e continuiamo a portare avanti sforzi per assicurare che altri non debbano passare le vostre stesse sofferenze».

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Cosa potrebbe succedere ora

La situazione continuerà a mutare nei prossimi giorni. Il Congresso sta attualmente studiando una strategia per tutelare i minori sui social, anche in seguito al caso di Justin Mohn in Pennsylvania, che ha decapitato il padre e pubblicato il video su Youtube. Prima che questo fosse rimosso, sono trascorse numerose ore in cui anche i più piccoli avrebbero potuto entrarci in contatto. Tutto questo potrebbe portare al Kids Online Safety Act, un documento che aumenterebbe gli obblighi di tutela delle Big Tech per i minori. Tuttavia, l’idea che si possa imbrigliare la quantità di informazioni postata giornalmente sui social è quasi un’utopia, se non altro per una questione numerica: dalle stime, si parla di circa 95 milioni di foto e video caricati ogni giorno su Instagram, 34 milioni su TikTok, 450 mila video pubblicati su Youtube.