Una vita rinchiusi tra le pareti della propria stanza. È questa la quotidianità di molti giovani che, per sfuggire alle pressioni sociali, scelgono di compiere quello che a tutti gli effetti può definirsi un ritiro dalla comunità: nessun amico, nessun lavoro, nessuno sport a scandire le loro giornate. Eremiti delle passioni che si astengono da tutte quelle attività che mantengono vivo e attivo lo spirito di ognuno di noi. La vita scorre lenta tra le mura delle loro abitazioni, mentre il mondo attorno a loro corre veloce. In molti li chiamano hikikomori, termine giapponese che significa letteralmente “stare in disparte” e che viene utilizzato per indicare chi sceglie di rinchiudersi nella propria casa. E nel Paese del Sol Levante il fenomeno è ormai largamente diffuso: secondo l’ultimo sondaggio nazionale condotto nel 2022, nel territorio ci sarebbero oltre 1,5 milioni di giovanissimi che decidono di astenersi da ogni forma di socialità e interazione. E in Italia i numeri non lasciano ben sperare: «Ogni anno si rivolgono a noi circa 300 persone – spiega Marco Crepaldi, psicologo e presidente di Hikikomori Italia -. Le cause scatenanti sono le più disparate: dall’ansia alla sfiducia nei confronti del proprio futuro, fino alla paura del giudizio altrui». Gli hikikomori non vanno, però, confusi con i pazienti che da anni lottano con disturbi come l’agorafobia, ovvero la paura di ritrovarsi bloccati negli spazi aperti: «Quest’ultima è una condizione subìta, mentre l’isolamento sociale è una strada che, in molti casi, viene percorsa volontariamente: tanti ragazzi si convincono che restare barricati tra le proprie mura sia la chiave vincente per massimizzare il proprio benessere», aggiunge l’esperto.
Secondo l’ultimo rapporto Censis, il 51% dei giovani dichiara di soffrire di stati d’ansia o depressione, mentre il 69% ha bisogno di sentirsi rassicurato
E tra i gruppi di supporto che offrono uno spazio sicuro in cui riscoprire la bellezza della socialità, c’è il team di psicologi di Borgo Rubens, centro riabilitativo a due passi da Torino. Per loro, però, la parola “hikikomori” è un’etichetta fuorviante e profondamente superficiale. «Si tratta di un termine molto inflazionato ma che non corrisponde a nessuna categoria diagnostica. Noi preferiamo parlare di ritiro sociale – spiega Carlotta Bruno, referente dell’area riabilitativa della struttura torinese -. Le classificazioni, paradossalmente, ci identificano e di conseguenza rassicurano, ma il nostro obiettivo è staccare questa etichetta». Incastonato nel Parco Naturale di Superga, Borgo Rubens è una distesa verde di prati e boschi, un piccolo angolo di paradiso lontano dal trambusto della grande metropoli. E qui, tra progetti di arteterapia e pet therapy, i ragazzi intraprendono un percorso per tornare ad accogliere una quotidianità e una collettività a loro ormai aliena. «Molti giovani scelgono la strada del ritiro per paura di misurarsi con il mondo oppure di confrontarsi con il peso delle aspettative dei genitori o della società in generale», spiega Martina Salvi, psicologo della struttura.
E i dati legati alla salute mentale parlano chiaro: secondo l’ultimo rapporto Censis, infatti, il 51% dei giovani dichiara di soffrire di stati d’ansia o depressione, mentre il 69% ha bisogno di sentirsi rassicurato. «Molti di loro sono ragazzi interrotti, sono un po’ come dei motorini ingolfati che si muovono solo per inerzia – racconta Salvi -. Qui, lavorando in gruppo, tornano a essere animali sociali». Al momento, il team di Borgo Rubens sta aiutando a rifiorire – questo il termine che utilizzano per descrivere il percorso di rinascita di questi giovani – oltre 20 persone e molti di questi non appartengono alla Generazione Z: «Ci contattano molti genitori i cui figli hanno più di 24 anni – racconta Martina Salvi che, ormai da tempo, ha l’onore e l’onere di rispondere al centralino -. A telefonarci sono quasi sempre madri molto preoccupate e molto raramente dei papà».
Molti giovani scelgono la strada del ritiro sociale per paura di misurarsi con il mondo oppure di confrontarsi con il peso delle aspettative dei genitori o della società in generale
L’arrivo del Covid – e del rigido isolamento sociale che ha scaturito – ha inasprito il numero di casi: «I disturbi di ansia, in generale, sono lievitati in questi ultimi anni – spiega Crepaldi di Hikikomori Italia -. Basti pensare che in Giappone, dove il lockdown è stato ben più leggero, il numero di giovani che ha scelto la strada del ritiro sociale è aumentato del 20%». Per il team di Borgo Rubens, però, la sete di solitudine ribolliva già nelle vene di molti giovanissimi: «Questo fenomeno non è stato uno tsunami improvviso, è stata un’onda lenta sottovalutata per molto tempo – spiega Salvi -. Il Coronavirus ha solo esacerbato un disagio e un’angoscia che già serpeggiava tra le nuove generazioni». Ma ritrovare fiducia in se stessi – e soprattutto negli altri – è possibile. Questa è la storia di A. di Borgo Rubens che, da paziente inviato dall’Ospedale Regina Margherita di Torino, è diventato a tutti gli effetti parte attiva della struttura. Dopo un lungo periodo di ritiro sociale, ha ritrovato la voglia di mettersi in gioco: dalla cura del bistrot del Borgo a punto di riferimento per i percorsi educativi per i più piccoli, questo giovane ha riscoperto se stesso e le sue potenzialità: «Questo è il nostro obiettivo – spiega la psicologa Martina Salvi –: ricordare a questi ragazzi che anche loro possono essere parte attiva del tessuto sociale e che un futuro migliore è possibile».