«A essere onesta questa situazione spaventa un po’ tutti, non solo le persone della mia generazione», commenta Margaux Michel, studentessa e lavoratrice di 25 anni di Parigi. Al momento la Francia sta attraversando una delle più grandi crisi politiche della sua storia, e una delle tante a livello globale di questo 2024.
Sono diverse le conseguenze del terremoto di Palazzo che è attualmente in corso nello Stato. Il debito pubblico è il terzo più alto dell’Eurozona, gli investitori reputano il Paese rischioso a causa dello spread dei titoli di Stato. La legge di bilancio, nelle intenzioni del già dimissionario primo ministro Michel Barnier era prevista per l’anno venturo e doveva servire proprio a risanare questo gap. Tra i cittadini, però, resta impopolare e non è mai stata accolta con troppo favore.
«Secondo me la situazione è più difficile per i ventenni, soprattutto a causa dell’inflazione: è difficile per uno studente che non ha alle spalle il sostegno finanziario dei genitori, per esempio». Le classi medio-basse sono sicuramente quelle più colpite.
Non ci sono state grandi manifestazioni di protesta in proposito, ma il clima a Parigi inizia a surriscaldarsi, nonostante l’inverno e il Natale. «Intorno a me ci sono tantissime persone che esprimono rabbia contro il governo, ma che allo stesso tempo sono anche spaventate da questa mancanza di certezze», conferma Margaux. «Questa è una delle più grandi crisi sociali e economiche che stiamo attraversando in Francia: ecco perché la gente sta diventando violenta», aggiunge.
Le opposizioni hanno reso ancora più difficile l’approvazione del bilancio e ciò ha di fatto portato alla caduta del governo. Negli ultimi mesi il tasso di interesse dei titoli di Stato francesi è aumentato ai livelli della crisi dell’euro del 2012, superando la Spagna e la Grecia. È dunque imperativo per la Francia approvare la legge di bilancio entro l’ultimo giorno dell’anno: in caso contrario, le conseguenze per il futuro governo e per l’inizio del 2025 sarebbero gravi.
Molto, se non tutto, dipende dalle scelte degli elettori che si polarizzano sempre più verso destra e verso sinistra. Margaux è categorica in proposito: votando per un partito di sinistra teme che, se salisse la destra al potere, i suoi diritti vengano meno, ma allo stesso tempo che venga meno la stabilità per il suo Paese natale. «Penso che sarà sempre peggio», conclude rassegnata Margaux.
Al momento non si riscontrano segnali importanti di agitazione tra gli investitori nell’ambito dei mercati finanziari. Certo è che il successore di Barnier dovrà affrettarsi risanare i conti.