Poliedrico e camaleontico, pop e avanguardistico, sfacciato e colorato. Elio Fiorucci è stato molto più che uno stilista, era un artista a 360 gradi. A quasi dieci anni dalla scomparsa, la mostra in Triennale a Milano si pone proprio l’obbiettivo di celebrare l’artista dietro al marchio. A cura della direttrice artistica Judith Clark, il progetto di allestimento è di Fabio Cherstich, registra e scenografo di teatro e opera.
La mostra si può definire come un gigantesco album dei ricordi di Elio Fiorucci, non in bianco e nero, ovviamente; non sarebbe nel suo stile. La sensazione che lascia è infatti quella di girare pagine e pagine ricche di colori accesi. Ogni tintura compone la vita del grande artista milanese. Ma non solo, perché una delle chicche più grandi di questa esposizione è fornita dallo stesso Elio. Attraverso delle cornette telefoniche i visitatori possono sentire dei frangenti di interviste inedite nelle quali Fiorucci in persona spiega i segreti e le curiosità della sua personalità accompagnando per mano lo spettatore nello spazio dalla particolare forma semicircolare.
I pezzi esposti sono originali. Vestiti, scarpe, bozzetti, poster, disegni, e molto altro inondano la sala. “L’uomo degli angioletti” ha spaziato molto nel corso della sua carriera abbracciando la pubblicità, la moda, l’editoria e persino il design di arredamento. Fiorucci è stato un creativo a tutti gli effetti.
«È lui che per primo ha avvicinato la moda alla gente comune», esordisce Elena Cazzin, Internal Cultural Production Assistant. Il jeans, infatti, è solo uno dei tanti miti di Fiorucci. Il denim del marchio era tendenzialmente molto aderente, sembrava quasi un collant che aderisce perfettamente alle siluette di chi lo indossa. A vita alta e con un effetto bagnato sul corpo (che dà la tipica tintura scura): questa era la perfezione di jeans per Elio.
Tra i dogmi Fiorucci sicuramente ci sono l’arte e la stravaganza. Lo stilista milanese portava gli artisti dal calibro di Andy Warhol a Keith Haring nelle sue boutique. «Haring ha dipinto anche le porte dei camerini in legno con le sue bombolette spray e ha colorato anche qualche jeans che abbiamo qui esposti», prosegue la ragazza. Elio Fiorucci è stato un simbolo per la città di Milano, era il collante tra la gente, li avvicinava tutti.
«La mostra è una retrospettiva, non solo si racconta tutto ciò che lui ha realizzato, ma si entra più nel profondo, si entra in contatto con chi era Elio Fiorucci, in primis come persona», puntualizza Cazzin mentre sistema dei dettagli sulle pareti della riproduzione dello studio dell’artista. L’occhio del visitatore è distratto nella stanza da lavoro di Fiorucci. C’è di tutto e di più. Poster, riviste, modellini, foto, capi di abbigliamento e molto altro ancora. Caotico, a tratti confusionario, coloratissimo, pieno di appunti, ma soprattutto è possibile assaporare il suo modo di vivere, anche in ambito lavorativo.
Fiorucci ha ripreso a sfilare, stanno riaprendo i negozi: è forse un segnale di ritorno verso uno stile deciso e colorato anni ’80? Vero che la moda torna sempre, ormai questa è quasi una legge nel settore, ma è davvero così?
«Fiorucci è tornato, ma fino a un certo punto», commenta Giulio Solfrizzi, fashion editor di Artibune, che ha provato a dare un’interpretazione a questo movimento. «La sua moda ricca di loghi, motivi, di iconici angioletti e soprattutto contraddistinta da un forte legame con l’arte è improponibile al tempo attuale». Solfrizzi è categorico al riguardo e, nonostante a lui stesso piacerebbe rivedere per le strade i modelli dello stilista, ciò al tempo attuale non combacia con i dettami delle passerelle che sono sempre più essenziali e minimalisti.
Fiorucci nel 2024 avrebbe un impatto rivoluzionario un po’ come quello che già ebbe negli anni ’70: dirompente, che entra nella scena a gamba tesa e scombussola gli equilibri.
«La stessa sfilata di settembre con la direzione creativa di Francesca Murri è stata un qualcosa di opposto a Fiorucci, cioè il revival del band non rispetta l’archivio», conferma Solfrizzi, ma non si ferma qui perché avanza delle ipotesi: «Magari con una ripresa dell’economia globale e soprattutto del mercato cinese, si potrebbe tornare in un mood un po’ più estroso e guardare di nuovo a ciò che Fiorucci ha creato».
«La moda attuale è sicura, cerca di fare meno per non rischiare. Fiorucci era tutto l’opposto: una personalità dal “fare per rischiare” e ad oggi questo non c’è. Manca la volontà che lui stesso aveva di superare i limiti, di superare se stessi», conclude Solfrizzi.