Il calcio è fatto anche di numeri, statistiche e record pronti ad essere battuti. L’Europeo è una di quelle competizioni ricche di storia, curiosità e cifre che a distanza di tempo possono dire molto persino sulle 24 partecipanti che quest’anno proveranno ad alzare il trofeo nella finale del 14 luglio.
Giunta alla sua diciassettesima edizione, la nascita della competizione risale al 1960 da un’idea di Henry Delaunay, dirigente sportivo francese, da cui la coppa prende anche il nome e che sfortunatamente morì proprio prima dell’inizio del torneo. I primi Europei di calcio vedevano una partecipazione abbastanza ristretta di squadre, complice anche la situazione geopolitica dell’epoca. Tutto cambiò con la dissoluzione di vari Paesi e l’unificazione della Germania: cambiò così il numero degli stati europei e di conseguenza anche le squadre partecipanti alla competizione. Basti pensare che nella prima edizione dell’Europeo il podio finale era composto da Unione Sovietica, Jugoslavia e Cecoslovacchia: tre nazioni che oggi non esistono praticamente più.
CR7: l’Europeo è roba sua
Il ritornello dell’inno ufficiale di Euro 2024, ideato da Meduza, One Republic e Leony, recita: «We’re on fire». Ad essere on fire sarà probabilmente l’uomo dei record di questo torneo, e chi se non lui: Cristiano Ronaldo. Sarà il sesto e probabilmente ultimo Europeo della sua straordinaria carriera che l’ha visto trionfante anche in questa competizione nel 2016 a Parigi dove il Portogallo si impose per 1 a 0 proprio contro i padroni di casa francesi. Per chi ha sempre sostenuto CR7 quella è stata una serata agrodolce: il cinque volte pallone d’oro ha infatti abbandonato in lacrime il terreno di gioco al 25’ del primo tempo per un infortunio ed è stato costretto a seguire la sua squadra dalla panchina. Le sofferenze furono però tutte ripagate. Si può dire tranquillamente che questa competizione sia casa sua: top scorer di tutti i tempi con 55 gol, giocatore con più presenze della storia (69), maggior numero di rigori segnati (11), più minuti giocati (5887) e, come se non bastasse, capocannoniere della scorsa edizione con 16 reti. A quasi 40 anni queste incredibili cifre sono destinate ad aumentare: Ronaldo ci tiene a chiudere in bellezza con la sua nazionale e farà di tutto per arrivare il più lontano possibile nella competizione.
Anche a livello di squadra ci sono dei numeri interessanti: Germania (1996, 1980, 1972) e Spagna (2012, 2008, 1964) hanno alzato tre volte il trofeo, dietro Italia e Francia a quota due. Gli iberici detengono anche loro dei record importanti: hanno disputato più partite nell’intera storia della competizione (179) vincendone di più (118) e segnando più gol di tutti (407). All’Italia spetta un record forse meno felice: con 48 partite è la nazionale ad aver pareggiato di più. Gli azzurri possono però sorridere: l’Albania, avversaria nel girone e al debutto, è la nazionale con più espulsioni (14).
Cucchiai più e meno memorabili
L’Europeo è anche la competizione del cucchiaio, ovvero un tiro alto e lento la cui traiettoria assume la forma rovesciata della posata in questione. Il primo penalty calciato in questo modo risale alla finale del 1976 tra Germania Ovest e Cecoslovacchia. Il ceco Panenka batte il portiere tedesco proprio con il cucchiaio consegnando così il titolo alla sua squadra. Per noi italiani, però, sono due gli scavetti a cui siamo più affezionati. Il primo è dell’ex capitano giallorosso Francesco Totti durante l’Europeo del 2000. Nella semifinale contro l’Olanda il pupone decide di scrivere una pagina di storia di questo sport, pronunciando la ormai famosissima frase «Mo je faccio er cucchiaio», sussurrata a De Biagio poco prima di calciare il rigore. Risultato? Palla in rete e azzurri in finale, persa poi contro la Francia. Dodici anni più tardi, nel quarto di finale contro l’Inghilterra, anche Andrea Pirlo decide di tentare, con successo, lo scavetto. Eliminati gli inglesi e poi i tedeschi nel turno successivo, il sogno azzurro si interrompe nella finalissima di Kiev contro la Spagna.
Negli annali della nazionale ci sono stati però anche degli scavetti che sono passati alla storia negativamente. Sfogliando l’album dei ricordi più recenti, tutti hanno ancora nella testa il rigore calciato da Graziano Pellé contro la Germania ad Euro 2016. Dopo l’1-1 dei tempi regolamentari e dei supplementari toccava alla lotteria dagli undici metri decretare chi sarebbe passato in semifinale. Il numero nove azzurro mimò al portiere tedesco Neuer, all’epoca considerato il più forte al mondo, il gesto del cucchiaio. Risultato? Rigore calciato malissimo, palla fuori e Italia eliminata, anche a causa di altri errori dal dischetto.
Ma quali sfavorite?
L’Europeo è una competizione magica. Ogni edizione ha infatti una sua outsider che diventa in poco tempo una bella storia da raccontare. La più clamorosa è forse la vittoria della Grecia nel 2004: non era di certo la favorita ma in finale riuscì a battere i padroni di casa del Portogallo. Quello di vent’anni fa fu un europeo che potrebbe essere definita “circolare”: l’ultimo atto ripeteva infatti la partita inaugurale e anche a inizio torneo furono i greci a spuntarla.
Altro trionfo inaspettato fu l’Euro ’92 in Svezia, quando la Danimarca vinse la finale contro la Germania, all’epoca campione del mondo in carica. La storia di questo successo è unica nel suo genere, visto che i danesi alzarono la coppa da ripescati a scapito della Jugoslavia.
Non fu vincente, ma anche la piccola nazionale dell’Islanda ha regalato soddisfazioni agli amanti del calcio. Quello del 2016 era il suo primo Europeo ma, nonostante la poca esperienza, riuscì a superare il girone da seconda e ad eliminare clamorosamente l’Inghilterra agli ottavi, arrendendosi solo alla Francia che la strapazzò con un sonoro 5-2. Tutti si ricordano ancora il “Geyser Sound”, il coro dei tifosi che divenne un vero e proprio tormentone per tutta l’estate.
Insomma, la storia e i numeri insegnano che gol, sorprese e divertimento non possono mancare. E sarà così anche quest’anno.



