«Fiori? Per la primavera? Avanguardia pura!», così ironizza l’iconica Miranda Prestley in “Il diavolo veste Prada”, ma nessuno si aspettava che avesse torto. I fiori per il maggio newyorkese al Met Gala sono stati i grandi protagonisti dell’edizione 2024. Oltre che a forti richiami agli elementi della natura: sembrano semplici ma in realtà sono molto fragili, proprio come gli abiti delle star che hanno calcato le scale del Metropolitan Museum of Art. Sul red carpet, o meglio, sul green and white carpet che ricorda molto un giardino edonistico, Anna Wintour, alias Miranda Prestley, è la prima a presentarsi al grande evento di beneficenza da lei stessa organizzato. Stesso taglio di capelli da più di trent’anni, ma con una freschezza sempre nuova, semplicemente divina. La direttrice di Vogue America indossa un coat dress: un abito bianco latte con fiori ricamati dello stesso colore. Sopra un cappotto nero con fiori gialli, rossi e arancioni in 3d. Anche questa volta lo stile di Loewe di Jonathan Anderson non sbaglia un colpo. Proprio come la primavera, il tema del risveglio è preponderante e centrale per tutta la serata: le Sleeping beauties dell’industria fashion hanno risvegliato l’haute couture di Manhattan. A fianco di Anna Wintour c’e’ la stella del momento – Zendaya – che ha adottato la stessa strategia della regina del Met Blake Lively abbinando il suo primo vestito al colore del tappeto. Il suo look è firmato Maison Margiela dall’ex direttore artistico di Dior, John Galliano. L’abito, lungo e scollato su una spalla, è dai toni forti del blu e del verde. Ad adornare il tutto ci pensano i dettagli oro e i colori che riprendono il capo di abbigliamento la cui prima bozza risale al 1999: ci sono foglie, grappoli d’uva e un colibrì che spunta dal collo. Tulle e trasparenze sono le chiavi di questo look, oltre che a un makeup forte e deciso che le mette in risalto il viso. Il suo secondo outfit è stato altrettanto efficace: un abito vintage di Givenchy, mai indossato prima. Nero, apparentemente semplice, con uno strasico lungo alcuni metri, balze e maniche ampie. Sul capo, la nuova regina del Garden carpet di quest’anno porta un copricapo interamente realizzato con dei fiori sulle tonalità del rosa.

Toni delicati per il ventinovesimo Met della regina Wintour, senza costumi da gatto, abiti papeschi, outfit che si trasformano per magia come in Cenerentola, vestiti da sposa o coppie vestite in modo identico. L’eleganza però sempre presente. Il tema di questa edizione non ha scatenato fino a oltre i limiti la fantasia dei designer, come e’ accaduto nelle scorse edizioni.  Non ci sono state grandi provocazioni di stile, ma sicuramente molti abiti hanno sorpreso per la loro originalità nell’interpretare il dress code: The Garden of Time, dall’omonimo romanzo di J.G. Ballard. Probabilmente il giardino dell’Eden per i newyorkesi è proprio Central Park: anche in questo caso la natura prevalw, mentre l’avanzamento della modernità e del tempo, le fa da contorno, riempiendo l’isola di grattacieli.

 

TOP & FLOP 

Amelia Gray ha indossato un abito giallo a clessidra con fiori in trasparenza. Rigido nella struttura, ma delicato dentro, proprio come il tempo, questo abito e’ severo nel suo trascorrere, ma fragile nel suo valore. Sono tante le celeb che hanno interpretato il tema dell’effimero in modo creativo: Tyla, superstar sudafricana, ha portato sotto i flash dei fotografi un abito fatto di sabbia, letteralmente, tanto che per aiutarla a salire i gradini c’erano ben 4 steward. Al posto della borsa aveva una clessidra: geniale. Anche Olivier Rousting ha giocato con le forme della sabbia: la sua maglia era il suo ritratto tridimensionale, con gli occhi chiusi e coperto da una giacca nera dalle spalline imbottite.

Taylor Russel ha indossato un corsetto ricavato dal legno di un albero: lucido, chiaro, con delle foglie rosse dipinte sopra. Il resto del vestito era composto da una lunga gonna bianca più corta anteriormente. La natura in ogni sua forma è entrata al Museo più famoso della Grande Mela. Jennifer Lopez non è stata da meno con un abito vedo-non vedo firmato Schiaparelli Haute Couture. Gli accessori sono minimalisti, ma è il vestito che fa la sua gran figura. 

Diesel ha curato gli abiti di Dove Cameron e Damiano David dei Måneskin: da una parte lei porta un abito sui toni del rosa, rigorosamente floreale con strascichi nella coda e nelle maniche. Lui in nero, ma le trasparenze mostrano gli innumerevolii tatuaggi del suo corpo rendendoli parte integrante del look.

Anche quest’anno non mancano gli indimenticabili, che forse non faranno la storia del Met ma resteranno nell’immaginario almeno per questo 2024….Gigi Hadid illumina il tappeto verde newyorkese con un abito ovviamente floreale dal richiamo flamenco. Le balze bianche bordate di nero a firma Thom Browne compensano il corpetto a sirena con scollatura attillata. Penelope Cruz e’ principesca nel suo Chanel nero realizzato in 500 ore di lavoro così come lo e’ Katy Perry nell’haute couture fin troppo in linea con il tema scelto quest’anno. E infatti, la sua è solo un’immagine generata dall’intelligenza artificiale, che ha stregato e ingannato quasi tutti. A smentire i rumors sulla sua presenza al gala è stata lei stessa, rimproverando la madre, rea di aver creduto per prima alla fake news. L’ennesima dimostrazione del potere dell’IA.

I can buy myself flower” canta Miley Cyrus, e Usher l’ha presa alla lettera: con un completo nero e una mantella lunga fino a oltre ai piedi di Alexander McQueen, stringe tra le mani una rosa rosso sangue. 

 Meno convincenti sono stati Lana del Rey (l’intenzione era quella giusta, ma indossava dei veri e propri rami di un albero come copricapo) e Sara Paulson in Prada, troppo semplice per la stravaganza che di solito si presenta al Met: il rosa non è il suo colore e i fiocchetti sull’abito facevano tanto Prima Comunione.

Tra le star di Netflix erano presenti Ambika Mod in bianco con il disegno di un corsetto nero sullo stesso abito e Gwendoline Christie in un lungo abito rosso: potevano osare di più. Anche se la star di “Mercoledì” ha cercato di dare la forma di una nuvola ai suoi capelli: purtroppo per noi non è stato abbastanza.

Sembrava uscita da “Una pazza giornata a New York”, ma in realtà forse era davvero appena uscita dalla doccia: col trucco colato, un asciugamano in testa e uno usato come vestito, Doja Cat non ha colpito nel segno come le gemelle Olsen nel 2004. 

Ciliegina sulla torta nella notte degli Oscar della East Coast, Ariana Grande che improvvisa un concerto live sulle note di cinque tra i suoi brani più famosi (da “Into You” a “We can’t be friends”). La colonna sonora Disney Once upon a dream introduce i pezzi catapultando i presenti in un’atmosfera fiabesca e concludendo la serata in bellezza, se mai ce ne fosse stato il bisogno.