Nel quartiere milanese di Città Studi lo spirito natalizio è ormai un lontano ricordo. Gli alberi spogli, i palazzi privi di decorazioni e luminarie e il cielo plumbeo trasformano questa zona in una cartolina anonima. Per molte persone c’è poco da festeggiare. «Non ho mai sentito la solitudine come in questo periodo», confessa a bassa voce un’anziana signora alla sciura milanese con cui passeggia a braccetto.
Lidia piega un pigiamino a righe rosse e bianche e sospira: «L’avevo appena mostrato a una cliente, ma quando ha visto il prezzo si è defilata: il Natale può essere un periodo difficile per molti».
«Sento sempre più gente dire che odia il Natale», racconta Valentina T., studentessa e insegnante di origine calabrese, mentre osserva da lontano l’imponente sede del Politecnico. «Io ho 35 anni ma continuo ad adorarlo e non vedo l’ora di trascorrerlo con la mia famiglia. Per molti, però, questo è un momento di solitudine – spiega Valentina –. Le feste ci ricordano le persone che abbiamo perso e che avremmo voluto avere ancora al nostro fianco».
Per Michele S., studente di 24 anni del Politecnico, è la crisi economica a influenzare l’umore degli italiani a Natale. «L’inflazione ha messo in ginocchio molte famiglie. Difficile festeggiare quando non si arriva a fine mese», aggiunge Michele mentre si sistema lo zaino sulle spalle e si dirige verso l’università.
Michele S. non ha tutti i torti: nel 2022 Istat ha rilevato la presenza di 2,18 milioni di famiglie e 5,6 milioni di individui in condizione di povertà assoluta. Un dato noto ai volontari di Effatà-Apriti. Questa associazione situata a pochi passi dal Politecnico aiuta una categoria spesso dimenticata: gli anziani indigenti e senza dimora. «Qui offriamo uno spazio in cui dormire e organizziamo attività ricreative e culturali – spiega Francesco C., volontario di 88 anni –. Lavoriamo con gli assistenti sociali: l’obiettivo è reinserire le persone nella collettività». Le richieste sono tante e da Effatà-Apriti si fa quel che si può. «Abbiamo solo quattro posti letto», aggiunge sospirando Francesco.
Il silenzio regna dentro la sede di Effatà-Apriti mentre dalla strada proviene un trambusto assordante: è il mercato settimanale di via Ampère. I commercianti sorridono ma la preoccupazione non manca. «Sarà un Natale povero per tutti», esordisce Mauro V., venditore ortofrutticolo. «La gente ha meno soldi in tasca e non compra – spiega Mauro –. Un tempo in questo periodo guadagnavamo molto ma quest’anno non sarà così: c’è poco da sfogliare verze». È dello stesso avviso anche Gianmario B.: «A breve ci sarà il mercato prenatalizio ma se va così rinuncio: rischio di dover buttare la mia frutta».
A pochi passi dal bancone di Gianmario c’è il negozio di vestiti per bambini di Lidia C.: la sua attività regge ormai da 8 anni. Lidia è molto sorridente ma non nasconde la sua preoccupazione: «A Natale guadagno di più ma in generale la gente cerca di spendere il meno possibile: soprattutto per i bambini». La commerciante piega un pigiamino a righe rosse e bianche e sospira: «L’avevo appena mostrato a una cliente, ma quando ha visto il prezzo si è defilata: il Natale può essere un periodo difficile per molti».

