Se avete sentito parlare dellaNew York Philarmonic Orchestra nell’ultimo periodo è, quasi sicuramente, perché si faceva riferimento a un nuovo traguardo raggiunto nella parità di genere. Tra le più antiche e longeve del mondo, detiene tuttora anche il record per il numero più alto di concerti, quattordicimila. Tuttavia, la pandemia Covid non ha risparmiato neppure i musicisti della David Geffen Hall. Le performance si sono fermate, i contratti sono scaduti e le audizioni sono andate a rilento, facendo comunque registrare un risultato storico.
“Al momento – conferma il direttore degli affari esterni dell’Orchestra Adam Crane – le nostre musiciste sono 45, contro 44 musicisti”.Il sorpasso al femminile registrato nel gruppo, per quanto rappresenti una novità nella sua lunga storia iniziata nel 1842, è però un equilibrio temporaneo. Le audizioni, interrotte a causa della pandemia, sono infatti da poco iniziate e bisognerà aspettare l’anno prossimo per sperare di vedere questo primato confermato. Il primo ad ammetterne la precarietà è lo stesso Crane: “I tempi stanno sicuramente cambiando, nel 1962 non avevamo neanche una donna nell’Orchestra. Sicuramente i numeri di oggi sono un traguardo importante ma abbiamo ancora 17 posizioni aperte”. È ancora troppo presto anche per sapere se una tra queste 45 musiciste rivestirà il ruolo di direttore;per il momento, Natalie Stutzman è la prima donna dopo Marin Alsop a salire sul podio di una storica orchestra americana, quella di Chicago.
L’apporto del blind recruitment alla quota inclusiva dell’orchestra è stato decisivo, ma i risultati ottenuti sono il frutto di un percorso lungo e tortuoso: le audizioni al buio sono cominciate negli anni Settanta. Da quel momento, anno dopo anno, il numero delle donne è salito sempre di più, fino al record di 45 musiciste
Si è parlato e scritto moltissimo della prima maggioranza femminile nell’orchestra e tanto del merito di questo risultato è stato attribuito alla modalità di selezione: le blind auditions. Noi italiani le abbiamo imparate a conoscere grazie a un talent show preso in prestito dall’America e trasmesso dalla Rai in prima serata. La prima edizione italiana, vinta dall’ormai ex Suor Cristina, ha avuto un successo incredibile anche fuori dai confini nazionali. Si sta parlando di The Voice naturalmente, il programma dove i quattro giudici scelgono i cantanti della loro squadra da poltrone girevoli, senza poterli vedere, ma solo ascoltando la loro voce. Alla Philarmonic i selezionatori non rischiano il mal di mare, le sedie non girano, ma c’è un enorme paravento a coprire il musicista.L’apporto del blind recruitment alla quota inclusiva dell’orchestra è stato senz’altro decisivo, ma i risultati ottenuti sono il frutto di un percorso lungo e tortuoso. Quella del 2022 non è stata la prima volta: a New York le audizioni al buio sono cominciate negli anni Settanta. Da quel momento, anno dopo anno, selezione dopo selezione, il numero delle donne è salito sempre di più, fino al record di 45 musiciste.
Se si pensa che nel 1962 la Philharmonic non aveva neppure i camerini per le donne, il risultato attuale deve far inorgoglire. I tempi sono cambiati? In parte. Il numero degli elementi è indicativo di un cambiamento in atto, quella di New York, ad esempio, rimane un’orchestra priva di musicisti latini o di colore e la quota femminile supera la controparte solo per il momento.La situazione potrebbe capovolgersi di nuovo ad aprile quando le audizioni al buio saranno terminate; pertanto, va bene essere felici per il traguardo storico, ma non c’è motivo di esaltarsi. La parità di genere nel mondo della musica – specie se si parla di quella classica – è ancora una chimera. Gli stipendi raccontano infatti una storia diversa: le donne trovano più difficoltà a raggiungere posizioni di rilievo e, a parità di ruolo, percepiscono una retribuzione minore. Contano i numeri, ma conta anche saperli leggere. Ecco perché quella della Philharmonic Orchestra di New York non è (ancora) una notizia.