L’aliscafo molla le sue cime e i marinai lasciano scendere i passeggeri. Il piccolo porto di Casamicciola Terme a Ischia non è così lontano dal punto in cui, il ventisei novembre scorso, una frana partita dal Monte Epomeo è arrivata a valle per poi riversarsi in mare. Sull’isola c’è silenzio, si sente solo il fischio dei vigili urbani che gestiscono un misero traffico. Sopra le teste, un sole piuttosto pallido che non riesce a scaldare una fredda giornata di dicembre.

Fonte: Melissa Scotto di Mase

Fonte: Melissa Scotto di Mase

È trascorso un mese esatto dal giorno in cui gli ischitani, o meglio dire, gli abitanti del comune di Casamicciola hanno dovuto affrontare l’ennesimo disastro. Svegliati nel cuore della notte da una pioggia incessante, molti di loro ricordano di aver avvertito  una forte preoccupazione. E da lì a poco, infatti, un grosso fiume di fango avrebbe spazzato via tutto ciò che trovava lungo la strada, sradicando alberi, trascinando via case, auto, ma soprattutto spezzando vite.

A. di Meo è accovacciato su un marciapiede con guanti, secchio e paletta e piano piano riversa la melma e i detriti in un grosso contenitore. All’alba del ventisei novembre fu svegliato da una telefonata: “Ero a letto con mia moglie quando  qualcuno ha fatto  squillare il mio cellulare, chiedendomi se fosse tutto a posto” – ricorda con commozione – . Pensavo fosse  davvero tutto a posto,  non credevo che la vita potesse cambiare in così poco tempo. Ho chiamato mio figlio che vive in via Celario (la strada più colpita dalla frana ndr) e quando mi ha descritto ciò che vedeva dalla sua finestra, mi si è gelato il sangue”. L’abitazione di suo figlio quella mattina fu sommersa di oltre 50 cm di fango. Sulle mura gli schizzi provocati dal getto violento sono arrivati dappertutto e  ancora adesso è possibile immergere i piedi in quella poltiglia.

 

Fonte: Melissa Scotto di Mase

Fonte: Melissa Scotto di Mase

“Per fortuna sono vivi, ma da quel momento vengo tutti i giorni qui (fuori dall’abitazione del figlio) a cercare di rimettere in sesto tutto. Lo faccio per i miei nipoti che pochi giorni fa mi hanno chiesto se quest’anno Babbo Natale riuscisse ad arrivare a Casamicciola. Gli ho detto di sì, con convinzione. Arriverà giù per il camino come ogni anno, nonostante tutto”. Sulla sua pelle A. ha vissuto di tutto: un tragico incidente, il terremoto del 2017 e ora l’alluvione. Nulla lo spaventa ma non nasconde la sua rabbia. Ed è in nome di quella rabbia che sceglie di recarsi quotidianamente in quel pezzo di terra che gli ricorda il lavoro e i sacrifici di una vita, talvolta andando anche contro le regole. “Ij facce chella ca me rice ‘a capa. Chille ca me fa sentere appost” (“Io faccio quello che mi dice la testa, ciò che mi fa sentire bene”). Nonostante quella strada sia stata indicata come zona rossa, A. non si arrende e nei momenti di pausa, confida, “entro addirittura in casa, accendo la stufa e penso, penso, penso”.

 

Fonte: Melissa Scotto di Mase

Fonte: Melissa Scotto di Mase

Tra le vie dell’isola parcheggiano trattori e ruspe. Qualcuno esce dalla propria casa con sguardo assente. I Vigili del Fuoco fissano un punto in alto: si tratta di un casa disabitata della quale restano solo le fondamenta e qualche pietra sparsa qua e là. Nel 2017, gli abitanti di Casamicciola dovettero affrontare un’altra tragedia che lasciò le stesse identiche sensazioni di adesso. Rabbia, incertezza, speranza. Il ricordo di quel terremoto che devastò alcune abitazioni della zona continua a riaffiorare nella mente di alcuni cittadini ma anche in quella dei Vigili del Fuoco che ricordano con estrema lucidità quei momenti di terrore vissuti cinque anni fa.

Fonte: Melissa Scotto di Mase

Fonte: Melissa Scotto di Mase

“Ero qui anche nel 2017, proprio come ora venni chiamato da Napoli per raggiungere, insieme con la mia squadra, l’isola di Ischia e prestare aiuto – racconta F.T, Vigile del Fuoco operativo sull’Isola – . La mattina del ventisei novembre ero di turno, ricordo il buio e l’odore di bagnato. Iniziai subito le operazioni di soccorso ma ad un certo punto fui colpito da una scena: le urla di un uomo che provenivano dal garage di un’abitazione. Era aggrappato all’unico pezzo di ferro che gli consentisse di rimanere a galla. In pochi minuti quel video fece il giro del web. Salvai quell’uomo e fu ciò che mi diede la forza di continuare a cercare gli altri dispersi. Di quella mattina ricordo l’emozione di andare a salvare vite umane”.

L’alluvione ha ucciso intere famiglie, anziani, neonati, giovani coppie. Nessuno è stato risparmiato ma c’è anche chi è riuscito a salvarsi da solo o con l’aiuto di operatori e volontari. “Fortunatamente ci sono anche storie belle in questa tragedia, come quella di un uomo spaventato che credeva di aver perso tutto. Nel buio di quel giorno ad un certo punto intravidi un uomo che correva con in braccio un bambino. Era piccolissimo e piangeva forte. Gli andai incontro e lo scortai fino al punto in cui non corresse più pericolo. Oggi siamo amici perché quella notte non la si può dimenticare. Tra noi, inevitabilmente, c’è un legame unico e che ci porteremo insieme tutta la vita. Storie di belle amicizie”.

WhatsApp Image 2022-12-21 at 22.25.21

Fonte: Melissa Scotto di Mase

Fonte: Melissa Scotto di Mase

E chi perde davvero tutto, da qualche parte deve pur ricominciare. Come Nando de Angelis, proprietario di “CantiNando”, un ristorante in Via Monte della Misericordia situato all’inizio di questo lungo cammino che porta fin sopra al Rarone (zona che ha registrato maggiori danni). “Una cosa è certa: ricomincerò da zero, ma dove non lo so. Inizialmente escludevo questa zona a priori, poi man mano che la mia testa se ne facesse una ragione, ho cominciato a rivalutare la mia scelta” Non resta nulla all’interno del suo locale estivo, nel quale accoglieva affettuosamente tutti i turisti che passavano di lì per raggiungere le strutture alberghiere.

Fonte: Melissa Scotto di Mase

Fonte: Melissa Scotto di Mase

Travi, pezzi di alluminio, attrezzi sono accantonati tra le pareti in attesa di essere rimossi. “Qui è tutta la mia vita, ho il cuore, ho investito tanto e dove lasciare tutto mi fa male.[/mark] Non smetterò mai di ringraziare chi mi è stato vicino, a partire dai privati che mi hanno sostenuto con donazioni e raccolta fondi, ma anche tutti i miei amici anche quelli più lontani che non vivono più a Ischia. Forse chi mi ha lasciato solo, per il momento, è stato il comune e lo Stato. Ma è ancora presto, sono fiducioso”. Le strade che portano a Casamicciola alta sono ancora interdette. Tante famiglie sono state costrette ad abbandonare le mura di casa, ma grazie alla solidarietà dei concittadini, hanno avuto riparo in numerose strutture ricettive. Il bus che da Casamicciola collega al porto percorre la strada lentamente e abbandona quella parte dell’isola stremata. “Hanno fatto un gran casino e poi sono andati via. Succede sempre così: fanno baccano, tentano di infangarci con la storia dell’abusivismo ma non c’entra assolutamente nulla” borbotta l’autista mentre continua la sua corsa.