Giovedì 24 febbraio. Mosca, ore 8 del mattino. Il risveglio è uno di quelli che sconvolge e che lascia senza parole. “Ci hanno svegliati con la notizia dell’invasione. Sono state ore assurde, strane e confuse”. Parola di Lorenzo, studente della Luiss di Roma che si trova in Russia per il progetto di Double degree in International Business con l’Higher School of Economics di Mosca. Venerdì dovrebbe tornare finalmente a casa. Anche se i giorni per trovare una soluzione sono stati molti, in un clima di agitazione e in cui non è sempre facile lucidi. “Molti miei colleghi hanno deciso di andare via subito. Ma li capisco, è normale. Io e altri ragazzi abbiamo invece preferito restare qualche giorno in più per valutare l’opzione migliore per il rientro”.
Lorenzo ha la speranza, oltre che la voglia, che tutto questo finisca. “Vorremmo poter tornare al più presto in Russia. È un’esperienza che ci siamo guadagnati e che stavamo vivendo. Ovviamente ora non ci sono le condizioni per farlo”. Il loro viaggio è un’Odissea e Roma sembra Itaca. Il morale lo si percepisce dalla voce di Lorenzo al telefono: deciso ma, allo stesso tempo, stanco e deluso.
Centinaia di italiani, soprattutto studenti, bloccati a Mosca dopo l’inizio della crisi: la testimonianza di Lorenzo, allievo della Luiss di Roma. E a Kiev la Farnesina organizza una exit strategy prima che inizi l’assedio
In viaggio, si sentono rumori del treno e la voce di Lorenzo ogni tanto sparisce per via della connessione. “Se qualcosa non lo hai sentito te lo ripeto”. Invece il messaggio arriva forte e chiaro. “Abbiamo vissuto giorni assurdi, sempre al telefono, in cui arrivavano in continuazione notizie su notizie. Poi domenica la Luiss con un messaggio ci ha consigliato di tornare al più presto, addirittura con il volo dello stesso pomeriggio. Ma niente da fare. Tutti voli cancellati: è iniziata alla caccia al biglietto”
E’ stato necessario usare la testa e cercare di trovare la soluzione migliore per tornare: “Io sono qui a Mosca con altri tre miei compagni, ma sugli autobus stiamo incontrando moltissimi studenti italiani nella nostra stessa situazione”. Il viaggio è di quelli che ti sfiancano, tra coincidenze e cambi. “Io sto andando ora a San Pietroburgo – ci racconta -. Poi da lì prenderemo un bus con cui supereremo il confine, arrivando a Tallinn. Dopo due giorni ho un aereo per Roma con scalo ad Helsinki” Il giro dell’Europa in quattro giorni, parafrasando Jules Verne.
La traversata è sì lunga, ma era una delle poche opzioni che si potevano prendere in considerazione: “Nei giorni scorsi c’era stata la possibilità di partire facendo scalo in Turchia o negli Emirati, ma i costi erano esorbitanti. Ogni volo superava i mille euro. Roba da matti. Io ho quindi preferito aspettare e trovare un modo alternativo”. I voli non partono tutti i giorni, diventa quindi fondamentale organizzarsi.L’obiettivo per Lorenzo e gli altri italiani bloccati in Russia è che tutto finisca presto. Va anche peggio a chi adesso è bloccato a Kiev, mentre la Farnesina organizza l’evacuazione dei connazionali con ogni mezzo.