C’è un pezzo di Sicilia, dietro al frequentatissimo corso Buenos Aires, che insegna a Milano a parlare con i fiori. Il chiosco di Roberto Cannavò, 46 anni, e della moglie, all’angolo tra via Plinio e via Morgagni, non si è mai spostato dal 1991 e ha visto passare migliaia di clienti.

«Qui passa sempre tantissima gente», racconta Roberto, mentre compone un mazzo di fiori bianchi a un ragazzo sulla trentina, «è un mestiere che non conosce crisi. Ho avuto clienti di tutti i tipi: non faccio nomi ma è venuta anche gente molto famosa, giornalisti di spessore».

Dal suo variopinto gabbiotto accanto a una piccola area giochi, rivela che fare il fioraio era sempre stato il suo sogno. «Sono arrivato giovane dalla Sicilia», prosegue, «ho iniziato a fare questo lavoro quasi per caso. Mi è sempre piaciuto, non so bene perché. Quando una cosa ti piace la vuoi fare e basta. Corsi? Non ne ho mai fatti. Mi sarebbe piaciuto, non ho mai avuto il tempo».

Tra un mazzo e l’altro Roberto ammette che il suo piccolo negozio, che gestisce insieme a tre collaboratori, gli ha insegnato molto: «Grazie all’esperienza di tanti anni ho imparato a conoscere i fiori, accostarli per qualità e caratteristiche. So sceglierli per garanzia di qualità e durata. Da dove vengono? La maggior parte dall’Olanda».

Quando parla di futuro, infine, non si mostra per niente pessimista: «Il mestiere non è destinato a morire. Al contrario, tutti continuano e continueranno a comprare fiori. Il problema è che i giovani non vogliono portare avanti il mestiere, lavorare la domenica, stare magari tutto il giorno al freddo. I ragazzi di oggi non hanno voglia di fare, e così sempre più bancarelle finiscono in mano agli stranieri. Ma chi viene da fuori non ha la nostra sensibilità, a loro interessa soltanto vendere il più possibile. Insomma, ne risente la qualità del prodotto».