Era il 5 giugno 2015 quando Marija Beretka, impiegata dell’Ufficio ispezioni di Novi Sad, denunciò alla polizia i suoi superiori, sospettati di occultare informazioni sui veicoli parcheggiati in violazione del codice della strada. Da allora è iniziato un calvario fatto di trasferimenti, procedimenti legali e disciplinari. Il ruolo di whistleblower di Marija è stato addirittura messo in dubbio e l’impiegata ha dovuto difendere i suoi diritti in tre distinti processi penali.
Proprio il 5 giugno 2015, ironia della sorte, entrava in vigore in Serbia una legge per la tutela dei whistleblower. Alla sua redazione hanno partecipato giuristi, rappresentanti del settore non governativo, funzionari statali, nonché gli stessi “spioni”. Il testo di legge garantisce il diritto alla tutela giurisdizionale nel caso in cui questi ultimi venissero esposti ad azioni discriminatorie, come licenziamenti e ritorsioni.
Sono 254 i procedimenti giudiziari avviati nel primo anno di applicazione della legge, 163 dei quali si sono conclusi nello stesso periodo di tempo.
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