La striscia di terra che divide Ucraina e Moldavia potrebbe diventare presto un nuovo fronte della guerra tra Kiev e Mosca.La Transnistria, repubblica autoproclamatasi indipendente da Chișinău nel 1990 e sotto tutela dei russi, è stata bersaglio di diversi attacchi, che hanno colpito installazioni militari ed edifici strategici. Gli osservatori internazionali hanno puntato il dito contro Mosca che, secondo la portavoce dell’intelligence americana, Avril Haines, avrebbe intenzione di estendere il conflitto anche in questa zona.
Il governo locale, nonostante le posizioni apertamente filorusse e le accuse contro l’Ucraina che, secondo Tiraspol, sarebbe la responsabile degli attacchi, sembra aver deciso di seguire la strada della neutralità. «Le autorità stanno cercando di limitare il più possibile qualunque motivo di tensione» spiega Giovanni Mennillo, giornalista freelance che, assieme alla collega Alice Pistolesi, è tornato da poco dalla Moldavia «Basti pensare che, durante la celebrazione del nove maggio, si deciso di sospendere la parata e non vi sono state proteste». Pare, dunque, chela maggior parte della popolazione non voglia scendere in campo al fianco di Mosca, nonostante la presenza di forti sentimenti nazionalisti e favorevoli all’operazione militare del presidente Putin. Anche le autorità di Chișinău hanno scelto la via della prudenza. «Il governo moldavo ha condotto una campagna per la pace, ovvero una serie di video, dove compaiono anche personaggi famosi» continua il giornalista «In cui si chiede di non esasperare il conflitto e di rispettare la neutralità del paese».
La volontà di pace della popolazione transnistriana non è l’unico elemento che allontana l’ipotesi dell’apertura di un nuovo fronte.L’esercito russo mantiene poche migliaia di uomini nella regione e, come ricordato da Mennillo, sono di stanza lì da anni: «Non sappiamo neanche se siano nelle condizioni di affrontare il conflitto. Inoltre, non bisogna dimenticare che è un Paese molto piccolo e noi, quando siamo stati lì, non abbiamo visto nessun movimento militare. In quella striscia di terra, li avremmo notati».
La Transnistria, regione separatista filo-russa della Moldavia, inizia a temere un coinvolgimento nel conflitto: da anni occupata da truppe russe, non ha però uomini in età di leva da fornire alla causa di Mosca
Ma la Transnistria è anche “un buco nero rimasto indietro nel tempo”. Così, Matteo Placucci, fotoreporter e giornalista appena ritornato dalla Moldavia, la descrive. “Io e il collega Mattia Tundo siamo partiti con l’intento di realizzare un reportage sulla regione. Appena arrivati alla dogana, ci hanno subito comunicato che con l’attrezzatura fotografica non saremmo potuti entrare nel Paese.Nonostante ci fossimo presentati come fotoreporter, siamo stati perquisiti e successivamente privati del nostro equipaggiamento. A quel punto, non vi era altro modo se non quello di realizzare l’intero reportage con i nostri cellulari”.
Che situazione avete trovato sul territorio?
Tutto quello che ci si può aspettare di trovare in Moldavia: tanta povertà.Si tratta di un luogo popolato prevalentemente da donne, bambini e anziani. La maggior parte degli uomini ha lasciato il Paese per mantenere le proprie famiglie: molti lavorano in Polonia, altri in Slovacchia o in Repubblica Ceca.
Come vi siete mossi all’interno del paese?
Ammetto che non è stato affatto semplice. Il problema non è stato tanto l’ingresso all’interno della Transnistria, quanto il pernottamento: non esistono strutture alberghiere o di accoglienza. Non puoi neanche rimanere a casa di amici. In questi casi la soluzione migliore per spostarsi è parlare con le persone del luogo, instaurare relazioni. Matteo ed io avevamo dei contatti in Moldavia che ci hanno aiutato in questa direzione.Abbiamo conosciuto alcune persone che, per motivi lavorativi, di studio o semplicemente familiari, erano solite muoversi dalla Transnistria verso Chisinau, e così ci siamo aggregati a loro. In questo modo è stato possibile raccogliere le testimonianze sia all’interno che all’esterno della regione separatista.
Com’è vissuto il conflitto in Ucraina dalla popolazione?
In Transnistria la percezione che la gente ha della guerra è unidirezionale: tutte le informazioni che arrivano nel Paese tramite stampa, radio, video, sono di provenienza russa. Per loro la guerra in Ucraina è legittima, andava fatta. Sono decenni che la propaganda del Cremlino propone loro questa versione della realtà. Solo coloro che talvolta transitano al di fuori della regione hanno la possibilità di constatare l’esistenza dell’altra faccia della medaglia. Detto questo, nessuna delle persone intervistate vuole che la Transnistria o la Moldavia siano coinvolte nel conflitto. La situazione economica è già critica. Inoltrec’è un problema di fondo e non è un problema da poco: non ci sono uomini che possano combattere.