Cambiare la realtà attraverso le immagini. Uno scopo ambizioso quello che ha portato un gruppo di fotografi a dare vita a In the Air: Visualizing What we Breathe, progetto fotografico volto a mostrare l’impatto della qualità dell’aria a Pittsburgh, città nota per gli alti livelli di inquinamento.

Tutto è partito da un’idea di Brian Cohen, fotografo e storico dell’arte che, trasferitosi a Pittsburgh, ha capito che c’era in quel luogo qualcosa di importante che valeva la pena raccontare: l’assuefazione dei residenti alle ciminiere sempre in funzione, all’aria inquinata, all’inquietante sospetto di una correlazione tra questa e il cancro. Un progetto importante, dunque, che Cohen sentiva di non riuscire a realizzare da solo.Di qui l’intuizione: mettere in piedi un gruppo di fotografi che lavorassero insieme.

Al progetto hanno preso parte i fotografi Scott Goldsmith, Lynn Johnson Annie O’Neill. Cohen ha fotografato l’area industriale a colori e poi ha modificato l’immagine per mettere in risalto la “brutta bellezza” del fumo che si alza nel cielo. O’Neill ha immortalato con la sua Polaroid i volti dei sopravvissuti del disastro ambientale del 1948, quando molti tra i residenti morirono a causa dell’aria inquinata intrappolata nell’atmosfera, un fenomeno noto come inversione. Goldsmith ha scattato immagini in bianco e nero di minatori, pazienti nei letti d’ospedale e un treno deragliato.

Johnson, cresciuta proprio nella città di Pittsburgh, inizialmente ha fotografato soprattutto paesaggi circostanti con l’IPhone, ma poi ha capito che questo non le permetteva di scavare a fondo nella storia come avrebbe voluto. Così ha deciso di avvicinarsi alle ciminiere e lì ha scoperto una strada, proprio nella direzione opposta all’entrata della fabbrica. «Guardati intorno: c’è qualcosa che vorresti cambiare? Prendi il tuo IPhone e fotografa. Non ci sono più barriere per la comunicazione e il cambiamento. Nessuna. Zero» sfida Lohnson.

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